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GMG: domenica delle Palme
Ferrara, 7 aprile 2001

Carissimi giovani,

quanto è narrato nel Vangelo appena proclamato sarà fra poco in un qualche modo ripresentato da voi. Ciò che è accaduto a Gerusalemme accade oggi in Ferrara.

A Gerusalemme Gesù compie un’azione simbolica attraverso la quale Egli dichiara pubblicamente di essere quel Re-Messia che il suo popolo attendeva. I gesti che Gesù compie cono al riguardo inequivocabili. Egli viene fatto salire sopra un asino ed acclamato, come era accaduto nella proclamazione del re Salomone [cfr.1Re 1,33-35]. Si stendono i mantelli sulla strada come si usava fare per l’accoglienza di un nuovo re [cfr. 2Re 9,19]. E la folla dei discepoli acclama: "benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore".

Anche voi, andando verso la Cattedrale, passando per il centro della nostra città volete proclamare la vostra fede nella regalità di Cristo: regalità di Cristo precisamente nella e sulla nostra città. Che cosa è stata la peregrinatio Crucis di queste settimane, il vostro sostare davanti alla Croce se non una promulgata contemplazione del mistero d’amore di Cristo, della sua regalità? "Regnavit a ligno Deus": Dio regna dal legno della Croce. Proclamare la regalità di Cristo che cosa significa? Significa due cose. Essere intimamente convinti che solo incontrando la persona di Cristo l’uomo, ogni uomo, ha la vera vita: raggiunge una pienezza di essere che dà senso ad ogni dimensione della propria vita. Ma significa anche la consapevolezza di essere mandati, di essere testimoni dentro alla nostra città e società di Cristo come il suo unico fondamento.

Proclamando Cristo re voi dite con Pietro: "Signore, tu solo hai parole di vita eterna" e quindi con Paolo: "Guai a me se non annuncio il Vangelo".

Ma il riconoscimento di Cristo non è universale: "alcuni farisei tra la folla dissero: maestro, rimprovera i tuoi discepoli". La situazione si ripete anche oggi. Gesù vi ha detto nell’ultima catechesi: "chi mi segue, deve essere disposto a portare la Croce, cioè ad essere emarginato [e sono tante le forme di questa emarginazione!] e fatto tacere".

E’ assai significativa la risposta di Gesù: "Vi dico che se questi taceranno, grideranno le pietre".

Effettivamente i suoi discepoli tacquero durante la passione. Lo stesso Gesù sarà costretto al silenzio fra qualche giorno: fino al silenzio della tomba. Tuttavia dopo tre giorni la pietra messa sul sepolcro sarà fatta rotolare via. "E le donne che verranno al sepolcro lo troveranno vuoto. Ugualmente gli apostoli. Dunque quella "pietra rotolata via" griderà, quando tutti taceranno. Griderà. Essa proclamerà il Mistero pasquale di Gesù Cristo. E da essa attingeranno questo Mistero le donne e gli apostoli, che lo porteranno con le loro labbra nelle strade di Gerusalemme, e poi per le vie del mondo d’allora. E così, di generazione in generazione, "grideranno le pietre"" [Giovanni Paolo II, Carissimi giovani, A. Mondadori ed., Milano 1995, pag. 31].

Carissimi giovani, anche voi questa sera in fondo testimoniate alla nostra città che Cristo è la vittoria della vita sulla morte, dell’amore sull’egoismo, del dono sul possesso, del senso sull’assurdo, della verità sull’errore.

Nella sua morte e risurrezione Egli ci ha detto che il senso della vita sta nell’amore: solo chi sa amare fino a dimenticare se stesso per donarsi realizza interamente la propria vita. La dimensione fondamentale della nostra persona è la dimensione del dono. Non abbiate paura di fare di voi stessi un dono. Se sarà così voi introdurrete dentro alla nostra società dominata dall’individualismo una logica diversa.

Imitiamo dunque le folle di Gerusalemme, acclamiamo Cristo nostro Re, ed avviamoci nella gioia e nella pace.