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I MOVIMENTI NELLA CHIESA
Giubileo movimenti: 10 giugno 2000

Era da molto tempo che desideravo celebrare con tutti i movimenti una solenne liturgia di lode e di ringraziamento alla divina persona dello Spirito Santo per la vostra esistenza nella nostra Chiesa particolare. Questa sera il desiderio si compie e ne ringrazio profondamente il Signore.

La mia riflessione si propone di portare alla luce le ragioni vere e profonde della gratitudine che dobbiamo al Signore per l’esistenza dei movimenti. Sono ragioni che attengono al mistero della Chiesa, e pertanto credo utile che noi concentriamo la nostra meditazione su due punti: la realtà dei movimenti nella Chiesa (1) e la realtà dei movimenti nella nostra Chiesa (2).

1. [I movimenti nella Chiesa]. La mia riflessione sul primo punto parte da quanto disse il S. Padre Giovanni Paolo II celebrando, il 27 settembre 1981, la Santa Messa per i partecipanti al primo Convegno dei Movimenti. "La Chiesa stessa è un movimento e soprattutto è un mistero, il mistero dell’eterno amore del Padre, del suo cuore paterno dal quale prendono inizio la missione del Figlio e la missione dello Spirito Santo. La Chiesa nata da questa missione si trova in "statu missionis", essa è un movimento e penetra nei cuori e nelle coscienze" [in Insegnamenti IV/2 (1981) 305]. Questo testo riassume quanto verrò dicendovi.

Il S. Padre unisce due connotazioni della Chiesa: la Chiesa-"mistero" e la Chiesa-"movimento", trattandosi di due connotazioni ecclesiali inscindibili; il loro vincolo è costituito dal fatto che la Chiesa si trova sempre in "statu missionis"

La Chiesa è "mistero". Così definendo la Chiesa, essa ci appare come la realizzazione dentro alla storia dell’uomo del progetto che il Padre ha pensato circa l’uomo: realizzazione che si compie nella missione di Figlio e dello Spirito Santo. La Chiesa non è una realtà aggiunta al disegno originario del Padre: essa vi appartiene da sempre. Il CCC dice: "Il mondo fu creato in vista della Chiesa, dicevano i cristiani dei primi tempo (cfr. Erma, Visiones pastoris 2,4,1; Aristide, Apologia 16,6; S. Giustino, Apologia 2,7). Dio ha creato il mondo in vista della comunione alla sua vita divina, comunione che si realizza mediante la "convocazione" degli uomini in Cristo, e questa "convocazione" è la Chiesa" [n° 760]. Clemente d’Alessandria ha espresso mirabilmente questa convinzione di fede scrivendo: "come la volontà di Dio è un atto, e questo atto si chiama mondo, così la sua intenzione è la salvezza dell’uomo, ed essa si chiama Chiesa" [Pedagogo 1,6, 27,2; SC 70 pag. 161].

Possiamo quindi indicare la Chiesa dicendo che la Chiesa è il fatto cristiano. Chiamandola così, noi mostriamo la Chiesa come l’evento, l’avvento di Gesù Cristo che si propone ["bussa alla porta", dice suggestivamente la Scrittura] alla libertà di ogni persona umana concreta e singolarmente irripetibile. Sostanzialmente allo stesso modo con cui si propose ad Andrea, Giovanni, Pietro, Zaccheo, e tanti altri. Passare, nella nostra riflessione, dalla meditazione della Chiesa come mistero alla meditazione della chiesa come il fatto cristiano, ci aiuta meglio a capire che il mistero, il mistero dell’eterno amore del Padre, è un progetto sempre in atto dentro alla storia degli uomini di cui Egli è diventato l’attore principale nella missione del Figlio e dello Spirito Santo [Cfr. L. Bouyer, La Chiesa, Cittadella, Assisi 1971, pag. 185-186].

Dentro a questa prospettiva, alla prospettiva della Chiesa come Mistero e come il Fatto cristiano, noi possiamo capire un termine ed un’idea ecclesiologica di importanza fondamentale: vera chiave di volta dell’edificio ecclesiale. E’ l’idea di Tradizione. Quale realtà indica questo termine? Ad una sommaria verifica del suo uso nel Nuovo Testamento noi vediamo che esso denota molteplici realtà, a prima vista alquanto disomogenee. Denota l’atto con cui il Padre dona al mondo il suo Figlio unigenito; l’atto con cui il Figlio unigenito acconsente alla decisione del Padre e dona se stesso al mondo; l’atto con cui Il Figlio dona Se stesso nella Eucarestia; l’atto con cui l’apostolo [Paolo] trasmette il rito eucaristico ed annuncia la risurrezione di Cristo come contenuto essenziale della fede cristiana (cfr. 1Cor 11,23 e 15, ). Possiamo dunque dire: la Tradizione è il permanere dentro alla storia dell’avvenimento originario [il dono di Sé da parte di Cristo] come proposta fatta continuamente alla libertà di ogni uomo. Notate bene, poiché questo è un punto decisivo, che il riferimento alla libertà della persona nella determinazione teologica del concetto di Tradizione è essenziale. Infatti, "non si può mettere in tasca la Rivelazione, come si può portare con sé un libro. Essa è una realtà vivente, che esige l’accoglienza (libertà) di un uomo vivo come luogo della sua presenza" [J. Ratzinger, in K. RangerJ. Ratzinger, Rivelazione e Tradizione, ed. Morcelliana, Brescia 1970, pag. 37]. Ma dall’altra parte, proprio perché la libertà dell’uomo vivente possa realizzarsi, essa deve poter incontrare un "oggetto": la libertà è sempre scelta di "qualcosa". Deve essere confrontata con un "punto"; ha bisogno di inserirsi in un "luogo" dove oggettivamente incontra l’Avvenimento originario, il dono che Cristo fa di Sé all’uomo. Questo "punto", questo "luogo" coincide con la struttura sacramentale – gerarchica della Chiesa, che ne assicura quindi l’indefettibilità. Dall’incontro nasce quel fatto storico-misterico che è un popolo cristiano, il soggetto in cui prende corpo la Tradizione: uomini di razze diverse che da duemila anni aderiscono per grazia all’Evento-Cristo (eucaristicamente sempre presente) in modo tale che tutta la loro vita ne è plasmata; e lo ripropongono.

Giunti a questo momento della nostra riflessione ecclesiologica, abbiamo tutte le coordinate per trovare il "luogo" dei Movimenti dentro la Chiesa. Le coordinate dunque sono: la Chiesa è il Mistero; la Chiesa è il Fatto cristiano; la Chiesa è la Tradizione. Queste sono le coordinate.

Per individuare il luogo dei movimenti dentro la Chiesa, dobbiamo esplicitare un concetto che stava più o meno nascosto dentro a quanto ho detto finora, e che nel Magistero di Giovanni Paolo II sui Movimenti è centrale: la Chiesa si trova sempre in "statu missionis". Essa cioè è sempre "mandata". Al di là dell’inevitabile impoverimento di significato che le parole spesso subiscono nel corso dei secoli, dobbiamo ricuperare in questa santa Veglia di Pentecoste, il significato genuino di "missione". Ed ancora una volta questo recupero è possibile solo nella luce del Mistero che è la Chiesa, più precisamente dentro ad Esso della missione stessa del Figlio unigenito.

Egli è il mandato, l’inviato per eminenza per compiere l’opera del Padre: per realizzare il progetto del Padre sull’uomo. Gesù è chiamato anche l’apostolo (Eb 3,1): missione ed apostolato per il vocabolario biblico sono sinonimi, così come missionario ed apostolo. La missione-apostolato di Gesù si continua nella sua Chiesa, in modi diversi ovviamente nei vari fedeli, trovando la missione di ciascuno conferma e fondamento nel "collegio apostolico".

Potete ora capire che partendo dalla visione della Chiesa come Mistero, attraverso la "missione", si arriva all’affermazione di Giovanni Paolo II secondo la quale la "Chiesa è movimento". Colui che è "mandato", si deve mettere in "movimento". I testi neotestamentari sono al riguardo inequivocabili: chi incontra Cristo è mosso all’annuncio di Colui che ha incontrato (cfr. Lc 24,30.33).

I "movimenti" si collocano dentro al grande movimento che è la Chiesa, mossa dall’invio dell’Unigenito da parte del Padre, invio che si continua – senza soluzione di continuità – nella Chiesa. Invio anzi che definisce interamente la Chiesa, inviata e quindi mossa ad annunciare Cristo unico redentore dell’uomo: di ogni uomo, di tutto l’uomo.

Ma a questo punto, sempre per aiutarvi a capire meglio la vostra collocazione nella Chiesa, è necessario tenere presente un fatto essenziale: i movimenti ecclesiali sono lo sviluppo storico e provvidenziale operato dallo Spirito, del "carisma di fondazione" concesso ad una persona. Non si comprende la collocazione ecclesiale dei movimenti senza un’intelligenza teologica profonda dei carismi. Mi limito ad una considerazione essenziale.

Il fatto cristiano, come ho già detto, esige di penetrare dentro alla storia umana: la via della Chiesa, ci ha insegnato Giovanni Paolo II, è l’uomo. E la guida di questo cammino è lo Spirito Santo. Scrive il CCC: "Lo Spirito Santo è "il principio di ogni azione vitale e veramente salvifica in ciascuna delle diverse membra del Corpo. Egli opera in molti modi l’edificazione dell’intero Corpo nella carità: … mediante la "grazia degli Apostoli" che, fra i vari doni, "viene al primo posto" … e infine mediante le molteplici grazie speciali [chiamate "carismi"], con le quali rende i fedeli "adatti e pronti ad assumersi varie opere o uffici, utili al rinnovamento della Chiesa e allo sviluppo della sua costruzione"" (n°798).

Attraverso il "carisma" dato ad una persona, Dio si riserva di intervenire direttamente nella sua Chiesa, per risvegliarla, richiamarla, avvertirla, santificarla. In una parola: smuoverla.

Nella lettera agli Efesini, l’apostolo afferma che siamo edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti (cfr. 2,20). Non si parla solo dei dodici apostoli e dei profeti del Vecchio Testamento. L’apostolato e la profezia si continua nella Chiesa. Nei discorsi di addio che Gesù pronuncia l’ultima sera della sua vita terrena, Egli ci insegna che la sua vita terrena non è che un primo passo. La venuta piena di Cristo si realizza nel momento in cui il Cristo non è più legato ad un luogo fisso, quando Egli, dopo la sua Risurrezione, è capace di venire da ogni uomo di ogni generazione, per introdurlo nella Verità in un modo più profondo. E’ importante richiamare questo dato teologico, poiché esso chiarisce il tempo della Chiesa nel quale viviamo. Il tempo della Chiesa che è il tempo dello Spirito Santo. E’ nello Spirito che Cristo viene a noi oggi. In questo contesto, noi comprendiamo che il permanere nella Chiesa dell’elemento carismatico-profetico è ciò che, per natura, rende concretamente presente Colui che Dio ha donato [cfr. Une parole, des prophétas. Entretien avec le Card. Ratzinger, in Les Cahiers d’Edifa, Printemps 2000, pag. 9-10].

Personalità carismatiche quindi sono sempre state donate alla Chiesa: soprattutto nei "tornanti" della storia. Pensiamo al carisma di Antonio, che ha dato origine al monachesimo. Pensiamo al carisma di Francesco e di Domenico, che hanno liberato la Chiesa dal sistema feudale, richiamandola all’universalità e povertà evangelica così come alla sua dimensione missionaria. Così facendo hanno ridonato alla Chiesa il suo vero volto: fondata su Cristo, animata dallo Spirito.

"Quando leggiamo ciò che dicono i padri a proposito dei doni dello Spirito, pensiamo con nostalgia e scoraggiamento che si tratta di eventi di un passato lontano e definitivamente trascorso. Ma non è così, il carisma è una forza permanente nella Chiesa, che non la lascerà mai fino alla fine dei tempi. Segno e frutto dello Spirito, manifesta l’azione di Dio nella sua Chiesa" [M. El Meskin, L’esperienza di Dio nella preghiera, ed. Qiqajon, Bose 1999, pag. 356].

Il carisma genera un movimento di persone: una fraternità cioè la cui ragione d’essere coincide con la missione stessa della Chiesa. Attraverso il carisma donato ad una persona concreta la libertà delle altre persone viene persuasa ad aderire al contenuto della Tradizione che è Cristo stesso che si dona (eucaristicamente) per la redenzione dell’uomo. Ne deriva che nessun carisma vero e movimento deve essere visto in contrapposizione all’autorità apostolica: al contrario da ciò che ho detto deriva che ambedue sono essenziali alla vita della Chiesa.

Possiamo finalmente mostrare in sintesi il "luogo" dei movimenti nella Chiesa: essi sono la missione in atto della Chiesa o la Tradizione in atto intesa come proposta fatta alla libertà dell’uomo di aderire a Cristo. Se alla Tradizione-Missione venisse tolta questa dimensione "carismatica", essa non parlerebbe più alla libertà della persona, ma si trasformerebbe in programmazione burocratica. Se alla dimensione carismatica venisse tolta la sua essenziale correlazione alla Tradizione Apostolica, la libertà si perderebbe nell’utopia e nel non senso.

Esistono ambedue questi rischi e nessuno ne è esente: noi questa sera stiamo pregando lo Spirito Santo per esserne custoditi.

2. [I movimenti nella nostra Chiesa particolare]. Il secondo punto della mia riflessione sarà più breve.

In primo luogo, da quando si è detto deriva che una Chiesa priva di movimenti sarebbe una Chiesa gravemente impoverita. Noi vogliamo ringraziare il Signore ed il suo Santo Spirito per la vostra esistenza: considero il fatto che voi ci siate uno dei doni più preziosi fatti alla nostra Chiesa.

Questa preziosità, in secondo luogo, risulta evidente dalla necessità che la nostra Chiesa ha di mettersi sempre più in "stato di missione". Siete chiamati a tenere sempre viva in tutta la nostra Chiesa la consapevolezza che essa si trova già obiettivamente in stato di missione. Obiettivamente ho detto: che cioè lo sappia o non, essa non è più nella condizione di conservare o custodire la vita di un popolo cristiano, ma di ricostruirlo interamente attraverso l’evangelizzazione. E’ un grande cambiamento di mentalità che questo obiettivo stato di missione richiede a ciascuno di noi: una vera conversione, cioè un incontro straordinario con Cristo [cfr. Lettera pastorale "Niente sia anteposto a Cristo"], da cui solamente la Chiesa si mette in movimento per l’annuncio.

Infine, ma non dammeno anzi soprattutto, se è vero che la parrocchia costituisce la struttura basilare ed impreteribile del Fatto cristiano, la missione è affidata soprattutto a voi, movimenti: la "missionarietà" entra nella vostra stessa definizione. Soprattutto vedo tre luoghi di missione per la nostra Chiesa particolare: l’ambito della famiglia ed educativo, l’ambito del mondo del lavoro, l’ambito del mondo del sociale in ogni sua espressione.

Lo Spirito Santo ottenga alla nostra Chiesa una cordiale accoglienza dei movimenti e ai movimenti un umile inserimento dentro alla nostra Chiesa.