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INCONTRO FISM
Ferrara 7 settembre 2002

Vi sono grato dell’occasione che mi date di incontrare tutti voi che siete impegnati nell’ambito della scuola materna, e dunque nell’educazione dei bambini. Una gratitudine che nasce dalla consapevolezza e dall’importanza della vostra missione, che vi fa grandi davanti a Dio e agli uomini, e che nasce anche dalle difficoltà in cui spesso siete chiamati a lavorare. Consentitemi di intrattenermi brevemente con voi attorno a due punti: la grandezza della vostra missione, perché cresca sempre più la nostra stima verso essa; e l’archetipo del vostro lavoro educativo.

1. GRANDEZZA DELLA MISSIONE EDUCATIVA

Educare una persona umana è l’atto più grande che possa compiersi, semplicemente perché nell’universo non esiste nulla di più prezioso di una persona umana e l’intero universo vale meno anche di una sola persona umana.

Ma la persona umana che voi educate non è una persona qualsiasi: è la persona umana - bambino. Oserei dire che nessun momento del processo educativo è altrettanto "rischioso" quanto quello che voi realizzate. Perché? Vorrei precisamente dire qualcosa su questo.

Il punto di partenza di ogni discorso sul bambino è una verità tanto ovvia quanto spesso praticamente dimenticata. Il bambino non è una persona che diventerà adulto; è semplicemente una persona umana che vive in modo proprio ed originale il Mistero dell’essere, in cui egli - come ogni persona umana - dimora. Dimenticare questo, può comportare lo "sbaglio di prospettiva educativa": educare non il bambino a vivere secondo la sua dignità la vita, ma educarlo solo in vista del suo futuro di adulto. Ho detto, dunque, che è "una persona umana", e che è una persona umana che "vive originalmente il Mistero dell’essere" .

E’ una persona umana. E’ stato uno dei più grandi doni, una vera perla, che ci è stato fatto dalla Rivelazione cristiana: l’affermazione che anche il bambino, come tale, è una persona umana. Su questo il comportamento di Gesù , in contrasto colla cultura del suo tempo, andò decisamente contro corrente: "ad essi appartiene il Regno dei cieli". Memore di questo comportamento e di questo insegnamento, anche la Chiesa non venne mai meno nell’affermazione dell’infinita dignità della persona del bambino. Ne è prova inequivocabile che Essa non ha mai escluso il bambino dal possesso dei suoi (della Chiesa) tesori più preziosi: i sacramenti e la dottrina rivelata. Perché, vi chiederete, insistere tanto sulla dignità della persona del bambino, quando ormai la consapevolezza di essa appartiene al patrimonio culturale definitivamente acquisito dall’Occidente? Per una ragione semplice, ma drammatica: vedo segni sempre più evidenti dell’oscurarsi di quella consapevolezza. Devo essere breve e mi limito a qualche accenno.

Il bambino, in quanto persona umana, è soggetto di diritti infrangibili, inviolabili ed incapace di difenderli a causa della sua naturale debolezza, deve essere custodito con particolare cura. Fra questi diritti, i più importanti sono quelli che configurano i rapporti famigliari. Ora consentitemi di richiamare al riguardo la vostra attenzione su alcuni fatti. Si va introducendo sempre più l’idea che il figlio è un elemento, un momento del progetto di felicità individuale a cui l’adulto oggi pensa di avere diritto: non merita di essere voluto in sé e per sé, come ogni persona. E’ considerato in rapporto ai miei progetti . Dunque: o una difficoltà alla mia realizzazione ed allora è rifiutato; o ciò di cui ho bisogno per la mia felicità, ed allora è voluto "ad ogni costo". Il sempre più frequente rimando della prima paternità-maternità; una razionalizzazione/controllo della fertilità coniugale puramente strumentale; il ricorso alla fecondazione artificiale nelle forme e modi più irragionevoli, sono i segni che sta crollando l’evidenza che il bambino è una persona e che quindi "non serve" a niente e a nessuno. La persona, ogni persona, merita ed esige di essere voluta in se stessa e per se stessa.

Un altro segno sul quale vorrei attirare la vostra attenzione è la scarsa, non rare volte, pressoché nulla attenzione che si ha del bambino nella soluzione delle crisi coniugali: è posto veramente al centro della questione? La prima preoccupazione è quella di aiutare il bambino, la parte paradossalmente la più lesa e la più innocente, oppure di assicurare la propria individuale felicità? Ma non ho più spazio e tempo per proseguire in questa analisi.

E’ una persona umana che vive originariamente il Mistero dell’Essere. Tutti voi sapete ben più di me che nel bambino dai tre anni in su, esistono grandi capacità di apprendimento. Egli infatti formula il pensiero, costituisce le prime amicizie, non vede più nell’adulto solamente colui al quale può ricorrere perché ne ha bisogno, ma anche qualcuno di distinto da sé. Ma l’originalità dell’approccio dell’essere è solo questo? Non è solo né principalmente questo. L’originalità mi sembra la seguente: il bambino è colui che si pone per la prima volta quella "domanda" sul significato dell’Essere, che poi si porterà sempre nel cuore. Mi spiego.

S. Tommaso d’Aquino insegna continuamente che il primo atto del nostro spirito, il suo primo risveglio per così dire, è costituito da ciò che egli chiama "apprehensio entis". Cioè: è l’intuizione della realtà, dell’essere di ciò che è. Il primo atto dello spirito non è una domanda, ma un’intuizione intellettiva. Questo risveglio suscita nella persona un profondo stupore che genera la domanda radicale: quale è il "senso" di tutto questo? La domanda sul senso è domanda se il reale abbia un significato (domanda se esista una verità) ed è domanda se il reale meriti di essere voluto o rifiutato (domanda se esserci è bene o male): il bambino è colui che pone per la prima volta la domanda metafisica e la domanda etica. La risposta che riceverà marcherà, segnerà per sempre tutta la sua vicenda esistenziale sia che egli la custodisca sia che egli poi la rifiuti: su questo Agostino, narrando la sua storia interiore, ha scritto pagine meritatamente famose.

Ma non è sufficiente neppure questo per capire l’approccio originale del bambino al Mistero dell’essere: l’originalità più sconcertante è nel modo con cui il bambino pone la domanda. Egli non la pone principalmente in modo verbale: la pone, ponendo semplicemente se stesso. Sto descrivendo uno degli avvenimenti più suggestivi che accadono nella nostra povera storia. In fondo, ponendo se stesso di fronte all’altro, il bambino attende che gli si dica, come è visto (problema della verità) e come è accolto (problema del bene): egli attende semplicemente di sapere e sentire se è il ben-venuto oppure se non è il benvenuto. In questo egli interpreterà il significato, vedrà il volto del Mistero dell’essere, Egli saprà se il Volto è l’Amore o è il Rifiuto. E l’ingresso nella realtà sarà ben diverso!

A chi pone la domanda metafisica e la domanda etica, colla semplice posizione di se stesso? A coloro che noi precisamente chiamiamo gli educatori. Come si dona al bambino la risposta? Precisamente con quel processo che si chiama educazione. L’educazione non è nient’altro che questa introduzione del bambino nella realtà: questa è la grandezza sublime della vostra missione. Nasce in senso interamente vero la persona ed è l’atto educativo a generarla.

2. L’ARCHETIPO DELL’AZIONE EDUCATIVA

Vorrei descrivere brevemente questa generazione della persona che è l’educazione.

Parto dal rapporto educativo più alto che si sia verificato su questa terra: il rapporto educativo di Maria con Gesù bambino. Ciò che vi sto dicendo non è leggenda: è un fatto realmente accaduto.

Maria aveva un compito educativo immane: quello di introdurre il Verbo incarnato, da lei generato nella nostra natura umana, dentro all’universo della nostra condizione umana. Come ogni altro bambino, anche il Figlio di Dio ha dovuto percorrere un processo di maturazione, per giungere fino alla condizione di adulto maturo. Come per ogni bambino[perché ciò è vero della persona come tale], anche per il bambino Gesù questo processo di maturazione avviene "davanti a Dio e davanti agli uomini". E’ cioè attraversato dalle due fondamentali coordinate di ogni esistenza: la propria posizione di fronte al Mistero che ci ha posto nell’essere; la propria collocazione nella co-umanità [cfr. Lc 2,40.52]. Questa posizione e collocazione è mediata dal tu di Maria ed attraverso di lei dall’esperienza del popolo ebreo, di cui Gesù era membro, come popolo dell’alleanza con Dio. Sarebbe assai utile meditare da questo punto di vista l’episodio della perdita e del ritrovamento di Gesù nel Tempio.

Certamente questo rapporto educativo ha almeno due elementi che lo rendono incomparabilmente unico: il bambino è il Figlio unigenito del Padre; Maria è capace di una mediazione educativa perfetta perché libera da ogni colpa. Il che non significa che non vi siano stati anche momenti di tensione [cfr. Lc 2,50].

La Chiesa ha voluto custodire la memoria di questo rapporto educativo unico nei Vangeli dell’infanzia, ed è come l’archetipo di ogni rapporto educativo col bambino. Vediamo in che senso.

La maturazione del bambino avviene "davanti a Dio / davanti agli uomini": sono le due dimensioni essenziali della persona, quella verticale e quella orizzontale. Ma nello stesso tempo la mediazione educativa non parte mai da zero: il bambino cresce in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini, perché l’educatore lo introduce dentro ad un universo di significati che già esiste. E, nel caso delle nostre scuole, l’universo cristiano.

Dobbiamo a questo punto fare due precisazioni assai importanti. La prima: si deve evitare la grave insidia dell’astrazione. Mi spiego. Nel multiculturalismo in cui oggi viviamo, siamo tentati di configurare un universo di significati che sia uguale per tutti, togliendo ciò che caratterizza la storia del nostro popolo. Una sorta di minimo comune denominatore. Nulla di più errato perché un tale universo è una pura astrazione, e pertanto diventa mera imposizione ideologica al bambino. La seconda: non si introduce il bambino in un universo di significati, perché si pensa che la persona umana sia un semplice "animale culturale" incapace di assurgere personalmente alla verità. Si intende dire che è attraverso l’introduzione dentro al mondo che il bambino diventa gradualmente capace di capire una verità che non è più mera ripetizione di ciò che ha appreso.

E’ questo in sostanza lo scopo di tutto il processo educativo: far nascere un "io" in senso forte, un soggetto cioè capace di pensare e di agire. Le basi di questa nascita siete voi a porle.

Conclusione

Ha scritto un grande filosofo cattolico: "Coi bambini non bisogna avere fretta, il bambino non sente il tempo, sente l’amore" [C. Fabro, Libro dell’esistenza e della libertà vagabonda, Piemme ed., Casale Monf. 2000, pag. 38, n° 123].

E’ questa la temperie di ogni vero rapporto educativo: attraverso l’amore con cui sente di essere il ben-venuto nella casa dell’essere, il bambino intuisce e quindi comprende la verità, il bene e la bellezza dell’essere. Ed in questo nasce la sua persona in senso interamente vero.

Così come "la Vergine Maria, consapevole della provenienza diretta del bimbo da Dio, già dal primo abbraccio amoroso costituisce un rimando al mistero ultimo del Figlio proveniente dal seno del Padre" [H.U. von Balthasar, Incontrare Cristo, Piemme ed., Casa Monf. 1992, pag. 26].