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IV domenica di Quaresima - Incontro con i fidanzati
21 marzo 2004

1. "Gli rispose il Padre: … bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". Carissimi, le parole conclusive della parabola dicono che cosa è accaduto nella persona del figlio: ha ritrovato se stesso; ha ritrovato la sua dignità di figlio, che riteneva di avere definitivamente perduto. Egli infatti pensava di poter, al massimo, essere trattato come un servo.

La causa di questo ritrovamento, la vera ragione per cui viene reintegrato nella sua dignità è la misericordia del Padre. Essa è fedeltà alla sua paternità, all’amore che da sempre elargiva al figlio. È commozione intima che nasce dalla consapevolezza che è stato salvato un bene fondamentale: il bene dell’umanità del figlio. La misericordia del Padre compie un atto ancora più grande dell’atto creativo: rimette il figlio nella sua dignità. Un avvenimento che non può non assumere il carattere di festa e di gioia. È la gioia di un bene incomparabile che è stato ritrovato e che fu per il figlio il ritorno alla verità di se stesso. Perché la verità non è che egli fosse trattato come un servo, ma di nuovo come un figlio.

Carissimi fidanzati, c’è stato un "momento" in cui ciascuno di voi ha scoperto la verità della persona e della sua dignità. È stato il momento in cui ciascuno di voi ha guardato un uomo/ ha guardato una donna, percependone l’insostituibilità: nessun altro/a può prendere il suo posto. Ed allora, pieni di stupore, ciascuno ha detto all’altro: "come è bello che tu ci sia!". Avete scoperto la dignità della persona percorrendo la via privilegiata: la via dell’amore.

La parabola evangelica, più precisamente la vicenda del figlio minore ci insegna però che il bene di cui stiamo parlando, il bene della dignità riconosciuta ed affermata nell’amore, è a rischio e può essere degradato. A quali insidie oggi la dignità della vostra persona e del vostro amore è soprattutto esposta? a due, mi sembra, soprattutto.

La prima è quella di negare quel desiderio di definitività che è insito in ogni vero amore, trasformando e degradando poco a poco il vostro fidanzamento in libera convivenza, anziché elevarlo nella perfezione del matrimonio. Vi prego di prestarmi attenzione. La "libera convivenza" il vivere cioè come sposi nella stessa dimora senza decidere però di esserlo, dà origine ad un rapporto fra uomo e donna nel quale la contraddizione oggettiva fra il non-essere sposi ed il vivere come sposi rende ambiguo ogni gesto. L’esclusione del dono definitivo trasforma la relazione nella concessione fatta all’altro dell’uso di se stesso; l’uno però resta estraneo all’altro. Viene dilapidata la dignità del dono.

La seconda insidia è di negare la bontà e la bellezza della castità prematrimoniale. Un fidanzamento non casto rischia di separare il corpo del fidanzato/a dalla sua persona. È attraverso la castità infatti che la dimensione fisica ed erotica dell’amore fra i fidanzati viene integrata, non negata, nella capacità di compiere quel dono definitivo di sé che istituisce il matrimonio. Senza castità viene dilapidata la dignità del corpo.

2. "Fratelli, se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove".

La vera svolta nella vicenda del figlio prodigo si ha quando "rientrò in se stesso e disse: quanti salariati in casa di mio Padre hanno pane in abbondanza ed io qui muoio di fame". Quando un giovane si rende conto di aver perso la dignità del dono, la dignità del suo corpo? Quando rientrando in se stesso, egli sa ascoltare quella voce della sua coscienza, del suo cuore, che gli dice chi è l’uomo, chi è la donna e chi sono l’uno per l’altro nella verità dell’amore. Non sente forse ogni uomo ed ogni donna un bisogno profondo di custodire la dignità dei rapporti reciproci che trovano la loro espressione anche nel corpo? Non sente il bisogno di impregnarli di verità, di bontà, di bellezza? non sente il bisogno di conferire loro il valore supremo dell’amore? Quando il figlio rientrando in sé ha sentito la voce della sua dignità di figlio; ha percepito lo splendere di questa dignità nel contrasto con la situazione in cui viveva, è iniziata la sua redenzione.

Nell’incontro con Cristo la persona viene rinnovata poiché le viene restituita intatta la capacità di amare. Il figlio è stato reintegrato; ciascuno di noi, qualunque sia la condizione in cui si è messo, è chiamato da Cristo. È chiamato come persona nella verità della sua umanità, dunque anche della sua mascolinità e femminilità, del suo corpo: "se uno è in Cristo, è una creatura nuova".

Carissimi, avete voluto compiere questo gesto di devozione a Maria. Ella è la "madre del bell’amore" perché da lei ed in lei nuova Eva ebbe inizio la storia del bell’amore: "nel ventre tuo si riaccese l’amore". Ricominciò a splendere la bellezza dell’amore e la bellezza dell’essere umano, dell’uomo e della donna; come fidanzati, come coniugi. Perché in Cristo tutto è rinnovato.