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FATIMA 1917-2000 e oltre
Saluto al Convegno di Alleanza Cattolica
13 ottobre 2001

Voglio ringraziare chi ha pensato, voluto ed organizzato questo Convegno "Fatima 1917-2000 e oltre": c’è bisogno di momenti di studio seri sul tema del messaggio di Fatima.

Mi limito a sottoporre alla vostra benevola attenzione alcune riflessioni, presentate peraltro in modo assai schematico.

1. La "rivelazione" del terzo segreto è risultata essere particolarmente provvidenziale nei giorni di tenebra e di tristezza che stiamo vivendo. Per almeno due ragion, mi sembra.

La prima. Esso [il terzo segreto] è un aiuto ad avere una intelligenza di fede della storia umana, il cui senso ultimo e la chiave interpretativa ci viene offerta dalla Rivelazione di Cristo. È necessario che il pensiero cristiano si riprenda pienamente la fatica di questa intelligenza, senza più nessun complesso di inferiorità verso ideologie che hanno voluto sapere troppo sul significato della storia o rifiutano perfino di riconoscerne l’esistenza. I tre grandi simboli della terza parte del segreto: la montagna scoscesa, la grande città distrutta a metà, finalmente la grande croce, sono altrettante chiavi di lettura della storia umana. "Attraverso la Croce, la distruzione si trasforma in salvezza: essa si innalza come segno della miseria della storia e come pienezza di essa".

La seconda. "Alla fine il mio Cuore trionferà". Le famose parole dette da Maria, alla luce di quanto ho appena detto, ci dicono il modo giusto di rimanere dentro alla storia, dentro alla vita. Il cuore di Maria è il capolavoro assoluto dell’azione redentiva di Cristo: esso denota la persona di Maria nel suo consenso alla volontà del Padre. Denota la persona di Maria dal punto di vista della sua fondamentale configurazione spirituale. Il cuore di Maria trionfa perché l’obbedienza della fede del martire fa precipitare l’accusatore e vince il suo potere. C’è un solo modo giusto di essere dentro alla storia: esserci come e nel cuore di Maria.

2. Vorrei agganciare la seconda riflessione precisamente a questo grande tema: la devozione al Cuore immacolato di Maria. Mi limito anche al riguardo ad alcune considerazioni assai brevi ed essenziali.

La prima. Una delle grandi "malattie" dell’antropologia occidentale è stata la sua incapacità di avere una visione unitaria dell’uomo. Quest’antropologia sembra come scandita da una serie di separazioni operate dentro all’uomo: corpo/spirito; cuore/ragione. Questa seconda sulla quale voglio attirare la vostra attenzione, ha avuto effetti nefasti sulla vita della Chiesa in tutte le sue dimensioni essenziali: liturgia, teologia e proposte educative. Vedo nel richiamo alla "devozione al cuore" una bruciante attualità antropologica.

La seconda. È necessario recuperare questa profonda unità della persona: nel pensiero e nella vita. La devozione al cuore di Cristo e di Maria sono le vie offerte oggi all’uomo per ritrovare se stesso nella propria integralità.