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LA FAMIGLIA OGGI
S. Lazzaro di Savena - 13 maggio 2004


La genericità del titolo mi obbliga subito a dirvi di che cosa intendo parlarvi, da quale punto di vista intendo affrontare il tema della famiglia. Inizio con una premessa che costituisce come l’orizzonte dentro cui si svolgerà la mia riflessione: il matrimonio e la famiglia sono stati inventati da Dio stesso. Avrete notato subito che ho introdotto una altra parola: "matrimonio". L’ho fatto perché la famiglia si radica nel matrimonio, e l’una non può essere compresa separandola dall’altro.

Attribuire l’invenzione del matrimonio e della famiglia a Dio stesso non significa che l’uomo lungo il corso dei secoli non l’abbia configurata e come plasmata in modi diversi, che nel corso dei tempi non abbai subito mutazioni assai profonde. Significa che matrimonio e famiglia sono state pensati e voluti da Dio stesso, che esiste quindi un progetto di Dio sul matrimonio e la famiglia e che anche quando i due istituti attraversassero momenti di gravi crisi, come l’attuale, essi non potranno mai essere distrutti e negati: sono opera di Dio. [cfr. Cost. past. Gaudium et Spes 47,2 ; EV1/1469]. Questa sera io desidero parlarvi di questo divino progetto sul matrimonio e la famiglia.

Quando un progettista disegna un edificio, lo fa sulla carta: è un progetto disegnato sulla carta. E Dio dove ha disegnato il progetto del matrimonio e della famiglia? Nella natura stessa della persona umana. La persona umana cioè è fatta in modo tale che matrimonio e famiglia sono uno dei luoghi fondamentali in cui essa rivela e realizza se stessa. Matrimonio e famiglia sono l’ordinamento più intimamente umano perché esso manifesta la persona umana in ciò che è nella sua intima verità.

Dobbiamo allora dedicare il primo punto della nostra riflessione a rispondere alla grande domanda che ciascuno di noi prima o poi rivolge a se stesso: chi è l’uomo? Nel secondo punto poi cercherò di farvi vedere come matrimonio e famiglia rivelino e realizzino la verità ed il valore della persona umana. Nel terzo punto infine cercherò di individuare alcune gravi insidie che oggi si oppongono al progetto di Dio.

1. L’uomo come persona e dono

Parto da un testo mirabile del Vaticano II: "l’uomo è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stessa non può ritrovarsi pienamente se non attraverso il dono di sé" [GS 24,39, EV 1/1395]. È qui espressa in sintesi la visione cristiana dell’uomo, ed è attraverso questa comprensione dell’uomo che si giunge al nocciolo della vita matrimoniale e famigliare.

Questa visione, come avete sentito, si regge su due affermazioni circa l’uomo: (a) l’uomo è la sola creatura che Dio ha voluto per se stessa; (b) l’uomo ritrova se stesso solo nel dono sincero di sé.

(a) Iniziamo dalla prima: l’uomo è una persona. Non date mai per scontato questa grande affermazione sull’uomo, che il testo conciliare indica con l’espressione "voluta per se stessa"

Essere-persona significa che non siamo "usabili" per nessun scopo nel modo con cui si usa uno strumento: nessun uomo è in vista di qualcos’altro.

Essere-persona significa essere qualcuno di irripetibile, di insostituibile.

Ne deriva che non si può essere più che persona: la persona, ogni singola persona è più che l’intero universo. Per cui se uno guadagnasse l’intero universo, ma il prezzo fosse perdere se stesso, farebbe un … brutto affare.

(b)Riflettiamo ora sulla seconda affermazione: la persona ritrova se stessa solo nel dono sincero di se stessa. Che cosa significa? Che il dono sincero di se stessa è la più perfetta realizzazione delle capacità della persona, l’attualizzazione massima delle sue potenzialità. Il dono di sé è l’atto che realizza nel modo più perfetto l’esistenza della persona.

È necessario fare subito una precisazione per comprendere appieno queste affermazioni antropologiche. Il dono di sé di cui stiamo parlando può avere come destinatario solo un’altra persona, e può essere accolto solo da un’altra persona. Un altro destinatario non sarebbe adeguato ala preziosità del dono fatto [se stesso], e quindi la persona non donerebbe ma degraderebbe se stessa. Ed inoltre solo un’altra persona è in grado di apprezzare cioè di misurare il prezzo, il valore del dono di cui è destinataria, poiché solo la persona sa di essere persona. Vedete in che confusione siamo caduti, quando parliamo di amore agli animali e alle cose!

Ma vorrei fermarmi ancora brevemente sul fatto che stiamo parlando del dono di "se stessa". La persona non dona il suo avere, ma il suo essere: se stessa. Come è possibile un tale atto di donazione? È possibile perché la persona… è persona! "L’uomo è capace di tale dono proprio perché è persona: la struttura propria della persona è struttura di autopossesso e autodominio. Perciò l’uomo è capace del dono di sé perché si possiede e anche perché è signore di se stesso" [K. Wojtyla, Metafisica della persona, Bompiani ed., Milano 2003, pag. 1467-1468], anche se non in senso assoluto.

Quando viene compiuto questo dono e viene accettato dalla persona e viene anche ricambiato, quando cioè avviene un’autodonazione reciprocamente fatta ed accolta, allora accade l’evento della "comunione personale".

La comunione personale è più che la società umana: questa non esige per costituirsi il dono di sé all’altro. La comunione personale non è solo un agire assieme per raggiungere determinati obiettivi. È un modo di essere nel quale ciascuno realizza se stesso proprio nel reciproco rapporto con l’altro. Le due affermazioni quindi si tengono insieme: la prima si spiega colla seconda, e la seconda si fonda sulla prima.

2. La comunione coniugale e famigliare.

Ho detto che Dio ha disegnato il suo progetto del matrimonio e della famiglia nella natura della persona umana, di conseguenza ci siamo chiesti: che cosa è la persona umana? Ed abbiamo risposto con due affermazioni: è la sola creatura voluta [da Dio] per se stessa; è la creatura che realizza se stessa nel dono sincero di sé.

Ora dobbiamo farci la seconda domanda: in che senso matrimonio e famiglia sono già disegnate nella persona umana così fatta? In questo secondo punto della mia riflessione cercherò di rispondere a questa domanda, che è quella centrale per noi questa sera.

Fino ad ora ho parlato di "persona umana". In verità, se vogliamo rendere pienamente giustizia alla realtà dobbiamo dire: persona umana uomo – persona umana donna. Vogliate prestare attenzione a questo passaggio del nostro discorso perché è assai importante.

La mascolinità/femminilità qualifica la persona, è una qualità della persona e non solo del proprio corpo: è il modo originario di essere persona. La persona si realizza diversificata in due modalità diverse: è duale.

Si tratta di una qualità che diversamente da altre correlano la persona: la pongono in relazione con l’altro, la orienta all’altra. Non posso purtroppo ora prolungare ulteriormente questa riflessione.

Leggiamo ora un testo conciliare: Gaudium et spes 48,1 [EV 1/1471]. È detto come si costituisce l’istituto del matrimonio: attraverso un atto umano [cioè di ragione e di libertà] il cui contenuto è descritto come un "dare se stessi e riceversi". La comunità matrimoniale è una modalità in cui si esprime, si realizza e si conferma la struttura propria della persona: voluta per se stessa - si realizza nel dono di sé. Costituendo la persona umana nel modo che abbiamo detto, il Creatore ha già configurato il matrimonio.

Ma per essere più precisi dobbiamo vedere, sia pure brevemente, quale è la modalità propriamente coniugale della comunione personale.

Questa modalità di realizzare se stessi nel dono da parte delle persone, "è segnata dalla diversità del loro corpo e del loro sesso, e contemporaneamente dall’unione in questa diversità e attraverso questa" [K. Wojtyla, Metafisica …, cit., pag. 1475]. La categoria del dono è la chiave interpretativa della realtà coniugale: del dono nella ed attraverso la propria mascolinità/femminilità.

Esiste un’intima unità fra il dono ed il modo di essere proprio della donna e dell’uomo. "La sfera sessuale è di certo qualcosa di proprio rispetto all’amore, ma tra essa e l’amore coniugale c’è per così dire "un’armonia prestabilita". Il suo senso autentico è per esperienza inseparabile dal suo carattere di espressione e dispiegamento di uno specifico tipo di amore" [D. von Hildeband, Reinheit und Jungfraulichkeit, ed. EOS-Verlag, Erzabtei St. Otilien 1981, pag. 22].

È da questa comunità coniugale che nasce la famiglia attraverso la generazione-educazione dei figli. Esiste un legame molto intimo fra la comunione personale, che si forma e si stabilisce fra uomo e donna come marito e moglie, ed il loro diventare genitori. È un legame che può essere pensato nella metafora del "frutto". Il frutto esprime al massimo la capacità della pianta: il diventare genitori esprime un amore coniugale che raggiunge il vertice della sua forza.

Potrei mostrarvi questo legame percorrendo varie piste. Mi limito a percorrerne brevemente una: quella che fino ad ora abbiamo percorsa.

Vorrei partire da un paradosso cui assistiamo ogni giorno: è normale che nascano i bambini; è straordinario che nascano i bambini. È normale: rientra nei fenomeni propri di ogni specie vivente; è abbastanza spiegabile in base alla conoscenza scientifiche della fisiologia riproduttiva. La normalità si evidenzia nella registrazione numerica dei nati: esiste degli stessi una numerazione progressiva. È straordinario: non è nato uno individuo che permette il perpetuarsi della specie umana, perché è nata una persona che non è semplicemente della specie umana; perché è nata una persona che non è numerabile [le persone non fanno numero] perché è irripetibile. È venuto all’esistenza qualcuno di unico.

Posso dire la stessa cosa dicendo: il concepimento di una nuova persona umana è un evento biologico e un evento spirituale. Fra i due eventi non c’è estraneità: l’uno è dentro all’altro; è il concepimento di una persona.

La comunione coniugale è il luogo adeguato perché impedisce che questo fatto perda il suo carattere di straordinarietà, diventi un dato statistico. È quando il concepimento di una nuova persona umana avviene nell’amore coniugale che la nuova persona umana è riconosciuta nella sua unicità ed irripetibilità. La separazione del concepimento dall’atto dell’amore coniugale espone la persona del concepito in vitro al non riconoscimento della sua dignità di persona.

E così, come vedete, nella sua realtà intera di sponsalità-genitorialità-fraternità "è la famiglia – e deve esserlo – quel peculiare ordinamento di forze in cui ogni uomo è importante e necessario per il fatto che è e in virtù del chi è, l’ordinamento il più intimamente "umano" edificato sul valore della persona e orientato sotto ogni aspetto verso questo valore" [K. Wojtyla, Metafisica …, cit., pag. 1464].

La più grande difesa dell’uomo e della sua dignità consiste quindi nella difesa e promozione della dignità del matrimonio e della famiglia: la causa dell’uomo passa per la causa del matrimonio e della famiglia.

3. Le insidie al matrimonio e alla famiglia

Quali insidie minano oggi questa visone del matrimonio e della famiglia? Mi fermo ad una sola perché è in un certo senso la sorgente di tutte le altre: lo smarrimento della visione dell’uomo come persona, sostituita dalla visione dell’uomo come individuo. Il passaggio da una visione personalista ad una visione individualista è la più grande minaccia al matrimonio e alla famiglia. Non ho più il tempo di dilungarmi su questo tema come meriterebbe. Mi limito a tre brevi considerazioni.

La prima. La diversità essenziale fra i due modi di vedere l’uomo consiste nel fatto che la visione individualista nega l’esistenza di legami originari dell’uomo con l’uomo: ogni uomo è esclusivamente se stesso. Pertanto ogni legame umano deve essere pensato come una contrattazione, una negoziazione fra soggetti autonomi. È il prodursi di un consenso sociale che deve solo rispettare regole formali procedurali, che determina la comunità umana, che istituisce i legami fra gli uomini.

La seconda. Dal punto di vista etico, una visione individualista è tendenzialmente incapace di pensare e realizzare un bene comune umano, se non come la somma dei beni individuali o le mere condizioni esterne in cui ciascuno può liberamente perseguire il proprio interesse privato.

La terza. Se uno si lascia convincere da questa visione, in una cultura individualistica l’istituzione matrimoniale e famigliare non ha più alcuna consistenza ed in essa ciascuno non è più riconosciuto nella sua dignità propria di persona.

È privo di qualsiasi consistenza perché diventa la contrattazione di due individui tesi ad una felicità che è propria, costruita quindi nel presupposto che alla fine fra il dare e l’avere ci debba essere parità. Ed il progetto del figlio rischia di essere pensato all’interno del proprio desiderio di autorealizzazione: o un impedimento da evitare o un bisogno da soddisfare, costi quello che costi.

È davvero necessario rigenerare la persona per rigenerare l’istituto matrimoniale e famigliare, ma è vero anche l’inverso.

Conclusione

Un grande pensatore del secolo scorso ha scritto: "non possiamo render conto filosoficamente dell’essenza dell’uomo finché non comprendiamo la vera essenza dell’amore. Poiché solo nell’amore l’uomo si desta alla sua piena esistenza personale, solo nell’amore egli attualizza la totale pienezza dell’amore" [D. von Hildebrand, cit. da Essenza dell’amore, Bompiani ed., Milano 2004, pag. 5].

È per questo che matrimonio e famiglia è uno dei luoghi fondamentali, gli altri due sono la verginità consacrata ed il ministero pastorale, in cui la persona esprime e realizza se stessa