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INIZIO DEGLI ESERCIZI SPIRITUALI AI NEO-ORDINANDI
Seminario, 6 settembre 2004



La pagina evangelica narra un miracolo computo da Gesù nella Sinagoga: la guarigione di una mano destra inaridita. La parola efficace è: "stendi la mano", e l’uomo "lo fece e la mano guarì".

Carissimi, voi sapete bene che i miracoli compiuti da Gesù sono dei "segni". Essi indicano e realizzano un avvenimento di salvezza che coinvolge la persona umana come tale, non solo il suo corpo. E pertanto la pagina evangelica diventa per la Chiesa che la legge e la medita continuamente, "Vangelo", annuncio e promessa di salvezza dell’uomo.

1. La mano è una delle più grandi meraviglie della creazione divina e presso ogni cultura è organo fisico che diviene simbolo e metafora di eventi spirituali.

È ricorrente nella S. Scrittura l’espressione "stendere la mano" per indicare azione ed attitudine di generosa elemosina al povero. La metafora in realtà ha un suo fondamento: per tenere per sé qualcosa, la mano deve stringersi; per lasciarlo, la mano deve aprirsi e distendersi. Stringersi e distendersi: i due movimenti fondamentali della vita dello spirito, della vita di ogni costruzione culturale. Agostino lo ha espresso in una formulazione meritatamente famosa: "due amori costruiscono due città: l’amore di sé fino al disprezzo di Dio … e l’amore di Dio fino al disprezzo di sé".

La vera malattia dell’uomo è di avere "la mano destra inaridita": di essere cioè incapace di donarsi. È l’unica vera malattia mortale perché, come ha insegnato il Concilio Vaticano II, la persona umana si realizza solo nell’autentico dono di sé. L’incapacità di amare genera un’esistenza falsa e fallita.

Gesù "disse all’uomo: stendi la mano! Egli lo fece e la mano guarì". Dica Gesù a ciascuno di voi durante questi Esercizi spirituali: "stendi la mano". Egli dirà con certezza la sua parola efficace, quando mediante l’imposizione delle mani verrà effuso in voi il suo Spirito, che – come insegna S. Paolo – è "spirito di fortezza, di amore, di salvezza".

2. Carissimi, la pagina evangelica sia luce permanente che generi in voi una vera coscienza sacerdotale.

All’origine di tutta la vostra esistenza sacerdotale, qualunque sia il servizio che la Chiesa vi chiederà, sta "la mano tesa": la vostra capacità di amare. La qualità del vostro essere sacerdote è la qualità del vostro amore. La carità pastorale è la chiave di volta di tutto l’arco della vostra vita. Andate quotidianamente alla scuola di Paolo e di tutti i grandi pastori della Chiesa per imparare che cosa è la carità pastorale.

Concludo con due riflessioni sintetiche. La prima deriva da un testo mirabile di S. Leone Magno: "a chi ama Dio è già sufficiente sapere di essere gradito a colui che ama; e non brama ricompensa maggiore dell’amore stesso". L’auto-donazione totale è l’unica fonte di gioia vera. Non cercare altro nella Chiesa e dalla Chiesa: il premio dell’amore è l’amore stesso.

La seconda è ancora più importante. La carità pastorale è il frutto proprio dell’Eucarestia. La vostra deve perciò essere un’esistenza la cui "forma" è l’Eucarestia. Essa è l’unica chiave interpretativa di tutta l’esistenza sacerdotale.