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Esequie di don Tiziano Fuligni
Parrocchia del Buon Pastore, 31 gennaio 2012

Letture bibliche:
1° lettura:2Cor 5, 1. 6-10 [p. 849]
Vangelo: Gv 6, 37-40 [pag. 882]

1. "Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me; colui che viene a me non lo caccerò fuori". Cari fratelli e sorelle, affidiamo alla divina misericordia colla preghiera del cristiano suffragio l’anima di don Tiziano, nella serena certezza che egli non verrà cacciato fuori "dal Buon Pastore" che in vita egli ha amato, ha servito, e ha testimoniato.

Gesù alla fine della vita non "caccia fuori nessuno" di coloro che sono andati a Lui: che hanno cioè creduto in Lui. La fede, infatti, cari fratelli, nella persona storica di Gesù, morto e risuscitato, ci stabilisce in un vincolo spirituale così forte che nessuna forza, compresa la morte, riuscirà mai ad infrangere. Anzi è proprio la morte che fa cadere ogni diaframma che rende la nostra unione con Cristo invisibile.

Gesù dà la ragione più profonda del fatto che non "caccerà fuori" nessuno di coloro che hanno creduto in Lui: "tutto ciò che il Padre mi dà". Nella vita di S. Ignazio di Loyola si racconta che, trovandosi egli in preghiera incerto come era ancora sulla sua vocazione, vide in una visione soprannaturale il Padre che diceva al Figlio unigenito: "prendilo al tuo servizio". Il Padre lo diede al Figlio.

È accaduta la stessa cosa a don Tiziano. Egli si era già avviato ad una vita secolare, quando il Padre lo diede al Figlio perché lo assumesse nella sua opera redentiva. Egli chiese di entrare nell’allora Istituto Vocazioni Adulte, manifestando il suo forte desiderio di diventare sacerdote.

Divenuto sacerdote per l’imposizione delle mani del Cardinale Giacomo Lercaro v. m., don Tiziano trascorse quasi tutta la sua vita sacerdotale al servizio della vostra comunità, cari fedeli della parrocchia del Buon Pastore. Don Tiziano può dirvi per sempre: "potreste ... avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri, perché sono io che vi ho generato in Cristo Gesù, mediante il Vangelo" [1Cor 4, 15]. Questa comunità porterà per sempre la sua impronta.

In questa edificazione, don Tiziano è stato, come dice ancora l’Apostolo, "un sapiente architetto". Non ha iniziato dall’edificio materiale, adattandosi per dieci anni a celebrare in un garage seminterrato. Ha iniziato dalla costruzione della comunità, mediante la predicazione del Vangelo e la celebrazione dei sacramenti.

Assieme alla costruzione dell’edificio di Dio, che siete voi, cari fedeli del Buon Pastore, don Tiziano ha svolto per un ventennio il servizio dell’insegnamento della religione nell’Istituto tecnico "Aldini-Valeriani". È significativa la testimonianza data in questi giorni da un suo ex-alunno ora sacerdote: "ci dava una testimonianza sacerdotale coerente ed incisiva: veniva a scuola come prete e come tale si presentava in ogni momento".

Il Signore ha voluto premiare la sua limpida testimonianza al sacerdozio cattolico, chiamandolo a Sé mentre ai piedi dell’altare dava inizio alla celebrazione dell’Eucarestia. Nel nostro presbiterio, fu fatto questo dono anche al servo di Dio don Giuseppe Codicè.

2. Cari fratelli e sorelle, la vita di un sacerdote vi aiuta a comprendere più profondamente la struttura della vita cristiana, di cui ci ha parlato S. Paolo nella prima lettura.

Nella vita dei credenti si incrocia il terreno e il celeste, il presente ed il futuro, il visibile dei sensi e l’invisibile della fede: siamo, noi cristiani, stranieri nella città terrena e cittadini della città di Dio. L’Apostolo parla di due dimore: "la nostra dimora terrena" e "una dimora non costruita da mani d’uomo". È la consapevolezza di questa duplice dimora – una provvisoria, l’altra stabile – che ci fa perfino desiderare di lasciare la prima, e "abitare presso il Signore".

Don Tiziano è andato in esilio dal corpo e abita presso il Signore; noi preghiamo che gli sia concessa "la dolce luce della gloria, negata ai sensi della carne".

Ci sia lecito di esprimergli un desiderio: preghi il Signore perché ci doni numerosi e santi sacerdoti. Egli è stato particolarmente sensibile a questa necessità della Chiesa, promuovendo per anni perfino un Concorso letterario sulla vita del sacerdozio, a livello nazionale.

Il Signore ci conceda che siano vere anche per noi ed in noi le parole che abbiamo ripetuto: andiamo con gioia incontro al Signore. Così sia.