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Esequie di don Andrea Astori
Castello d’Argile, 28 aprile 2010


1. "Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato, siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria". Cari fratelli e sorelle, questa preghiera detta da Gesù immediatamente prima della sua passione, esprime il suo desiderio più profondo: la salvezza dei suoi discepoli. La salvezza che consiste nella contemplazione della gloria divina.

Nella sua preghiera, Gesù esprime con particolare forza il suo desiderio: "voglio", Egli dice al Padre. D’altra parte, in una altra occasione Gesù aveva detto che non era disceso dal cielo per fare la sua volontà, ma la volontà del Padre. Nella preghiera per la salvezza eterna dei discepoli, la volontà di Gesù coincide pienamente colla volontà del Padre.

Cari fratelli e sorelle, quale profonda serenità dello spirito infonde in noi questa preghiera di Gesù! La nostra vita e la nostra morte non sono abbandonate al caso o ad un destino dal volto inscrutabile. Siamo circondati ed in vita ed in morte, e come abbracciati da questa volontà del Padre e del Figlio, che vogliono la nostra beatitudine eterna; non veniamo dal nulla e non cadiamo nel nulla. Veniamo dalla volontà del Padre "che ci ha predestinati ad essere suoi figli adottivi"; e finiamo nell’abbraccio di Cristo il quale vuole che siamo dove Lui è: nel seno del Padre.

Tutto questo ho pensato, considerando l’esistenza sacerdotale di don Andrea, dal momento in cui il Signore mi ha fatto il dono di conoscerlo fino al momento della sua morte. Ciò che mi colpiva maggiormente in lui era la pace interiore che traspariva dalla sua persona: nel modo di affrontare persone e situazioni; nel modo con cui nella conferenza dei Vicari pastorali dava il suo apporto. Il carisma di Chiara Lubich, di cui aveva voluto nutrire il suo sacerdozio, lo educava ad esperire la fede in profondità di pace e di unità.

Né ciò significava distacco dalla vita quotidiana delle persone, e delle comunità che la Chiesa gli affidò: S. Venanzio di Galliera, e poi Castello d’Argile, dopo una esperienza decennale di insegnamento. Al contrario. Consapevole come era della grave emergenza educativa che stiamo attraversando, ebbe una cura particolare della scuola parrocchiale dell’infanzia; amò di un amore di predilezione i giovani, ed ebbe a cuore in particolare la cura delle famiglie.

2. "Se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con Lui", ci ha detto l’Apostolo. Ciò che il discepolo del Signore ha iniziato nel battesimo, lo porta a perfezione nella sua morte. La morte con Cristo accaduta nel simbolo sacramentale diventa pienamente reale nella morte naturale.

Cari fratelli e sorelle, c’è in tutto questo un grande mistero. Un Padre della Chiesa ce lo spiega mettendo sulla bocca di Cristo le seguenti parole: "Io muoio … per dare la mia vita a tutti, e redimere, con la mia carne, la carne di tutti. La morte, infatti, morirà nella mia morte, e la natura umana che è corruttibile, risorgerà insieme a me" [S. Cirillo d’A., Commento al Vangelo di Giovanni, Libri IV,II; CN ed., Roma 1994, vol. 1, pag. 492].

La nostra morte e la nostra vita è radicata nella morte di Gesù. "In fondo uno solo è morto; egli ha attraversato per tutti l’abisso dell’essere morto. Gli altri dormono soltanto, riposano nella speranza di vita in lui, che in quanto vita eterna è morto per noi. Egli è il destino di tutti" [H.U. von Balthasar].

Ho davanti agli occhi don Andrea l’ultima volta che l’ho visitato al Toniolo: egli veramente riposava nella speranza di vita in Cristo, morto per lui. Alla mia domanda se era completamente sereno, mi ripose con semplicità che affrontava nella pace l’ultimo passaggio, poiché – mi disse – aveva servito la Chiesa.

Cari fratelli e sorelle, "se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con Lui".

Facciamo veramente nostre le preghiere del salmista: "il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura? Il Signore è difesa della mia vita, di chi avrò timore? … Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi". Così sia.