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Messa esequiale per don Saul Gardini
San Marino di Bentivoglio, 18 maggio 2011


1. "Il Signore fu preso da grande compassione per lei, e le disse: non piangere". La pagina evangelica narra così, fratelli e sorelle, l’incontro di Gesù con la morte: la morte, che è la vera, grande nemica del Dio vivente, del Dio che ha creato tutte le cose perché esistessero.

L’incontro suscita nell’intimo del Signore un’intima compassione, come gli accadrà più tardi quando lo porteranno davanti al sepolcro dell’amico Lazzaro. La parola evangelica - "fu preso da grande compassione" - ci introduce nel grande avvenimento della nostra salvezza. È la compassione di Dio per l’uomo, che diventa in Gesù anche compassione umana, la radice di tutta l’opera redentiva.

Ma la compassione di Gesù non è impotente come quella umana. Essa ha in sé una tale forza da cambiare e rovesciare il corso egli avvenimenti: "Ragazzo, dico a te: alzati. Il morto si mise seduto e cominciò a parlare". L’invito fatto alla madre, "non piangere", non è vacuo: il figlio le viene restituito.

Cari fratelli e sorelle, noi leggiamo questa pagina evangelica nel tempo pasquale. E siamo allora in grado di cogliere tutto il significato del grido della folla: "un grande profeta è sorto fra noi"; e: "Dio ha visitato il suo popolo". In Gesù risorto noi non riconosciamo solamente "un grande profeta" che apre per un momento uno spiraglio di speranza dilazionando un evento comunque ineluttabile, la morte. In Gesù noi riconosciamo il Signore vincitore della morte, che introduce chi crede in Lui in una nuova dimensione di vita, in un nuovo modo di essere per sempre col Dio della vita.

La novità introdotta dalla risurrezione di Gesù dentro a questa creazione vecchia ci è descritta nella prima lettura. È una vera e propria trasformazione del nostro essere e condizione umana: "non vi sarà più lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate". Questa novità è dovuta ad una nuova Presenza di Dio all’uomo: "Egli abiterà con loro".

2. Cari fratelli e sorelle, questa nostra celebrazione è illuminata ed ispirata da queste certezze della nostra fede. Oggi celebriamo il definitivo ingresso di don Saul nella nuova qualità di vita inaugurata dalla risurrezione del Signore.

Egli ha vissuto semplicemente nella fedeltà al servizio sacerdotale nella Chiesa. Vi è stato padre e maestro di fede, cari amici di S. Marino, per 53 anni. Non a caso, egli nel suo Testamento spirituale non ha potuto che usare le parole di Paolo, il testamento di Paolo [lettura del testamento].

Come vedete, don Saul si sentiva per così dire fedelmente e pienamente interpretato dall’Apostolo. Egli ha amato queste terre; ha percepito il valore umano del vostro lavoro, e ne ha voluta custodire gelosamente la memoria col Museo della civiltà contadina.

Nell’Omelia della Messa crismale ho parlato dell’eroismo quotidiano, nascosto dei nostri sacerdoti. Don Saul ne è stato un esempio: l’eroismo di chi sa che la vera grandezza del sacerdote è di essere il servo del suo gregge: fedelmente, quotidianamente, solamente davanti al Signore. La sua testimonianza continui a nutrire la nostra coscienza sacerdotale; e a spingere voi, cari fedeli, a vivere nella verità del Vangelo.