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S. Messa esequiale per don Mario Lodi
Chiesa di S. Maria Goretti, 17 ottobre 2006


1. "Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me; Colui che viene a me non lo respingerò". Cari fedeli, compiendo il pietoso ufficio di dare nell’Eucarestia l’ultimo saluto a Don Mario, la parola del Signore ci riporta all’origine di ogni vita umana: all’atto che l’ha posta in essere. Esso è un "dono"; è la decisione del Padre di donarci a Cristo, di chiamarci all’esistenza perché divenissimo membra del suo corpo. Siamo stati posti fin dall’origine dentro ad un’appartenenza a Cristo, dalla quale dipende il nostro destino eterno.

Ma l’appartenenza a Cristo, che è all’origine anche della vita umana di don Mario, ha preso il volto della chiamata al sacerdozio: la sua vita terrena è stata il suo sacerdozio.

È giusto e salutare che mentre – come ci raccomanda la S. Chiesa – raccomandiamo la sua anima alla misericordia del Padre, rendiamo anche grazie per quando di bene gli ha donato di compiere.

E l’opera di don Mario siete voi, miei cari e buoni fedeli di S. Maria Goretti. Se infatti escludiamo i primi nove anni del suo sacerdozio, sette dei quali trascorsi come parroco a Villanova, tutto il resto della sua vita lo passò al vostro servizio. Ed anche quando don Roberto gli successe come parroco, ben volentieri ho accolto il desiderio di don Mario di rimanere in mezzo a voi, come anche mi chiese con esemplare fraternità sacerdotale don Roberto. La vita di don Mario è stata dunque interamente donata a voi.

Egli ha generato questa comunità parrocchiale; ha costruito questa Chiesa e quanto è necessario per la vita quotidiana di una comunità di fedeli.

Miei cari fedeli, custodite la memoria di questo sacerdote buono e zelante: egli è vissuto in mezzo a voi, per voi.

2. "Fratelli, sappiamo che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un’abitazione da Dio". Cari fratelli e sorelle, il disfacimento dell’abitazione di don Mario sulla terra è stato lungo e assai doloroso.

Quando il Vescovo conferisce ad un battezzato il santo sacramento dell’Ordine, lo esorta ad "imitare il mistero che tratta". È il mistero del sacrificio di Cristo che il sacerdote tratta quotidianamente celebrando l’Eucarestia. Quanto il Card. Nasalli-Rocca che lo ha ordinato il 1° luglio 1947 aveva detto a don Mario, nell’ultimo anno della sua vita mortale si è pienamente realizzato: un vero, proprio e progressivo disfacimento dell’abitazione terrena. È stata vissuta nella serenità, come anch’io ho potuto costatare personalmente visitandolo, assistito con esemplare carità sacerdotale da don Roberto e da voi, cari fedeli, desiderando che don Mario – nonostante le gravi condizioni – finisse i suoi giorni in mezzo a voi, come si desidera per il proprio padre. Di questo gesto vi sono grato.

"Tutti … dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, ciascuno per ricevere la ricompensa delle opere compiute finché era nel corpo" ci ha appena detto l’Apostolo.

Siamo in questo momento a fianco di don Mario, "davanti al tribunale di Cristo", per sostenerlo ed aiutarlo colla nostra preghiera, perché riceva la ricompensa delle opere compiute finché era nel corpo.