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S. Messa esequiale in suffragio di don Guido Calzolari
Parrocchia di S. Giuseppe e Ignazio
14 aprile 2005

1. "Se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno". Carissimi fratelli e sorelle, la parola che il Signore ci dice mediante il suo apostolo, ci fa comprendere il senso di quanto stiamo celebrando. Affidiamo all’infinita misericordia del Signore la persona di don Guido perché "riceva da Dio la sua dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli".

L’apostolo vede presenti in ogni persona ed in ogni vita umana come due strati o due dimensioni: l’uomo esteriore e l’uomo interiore. Dentro ad una vita terrena nasce, vive e cresce una vita divina, una creatura nuova destinata a svilupparsi fino all’assimilazione perfetta con Cristo nella risurrezione. La corrente esteriore della nostra vita nasconde il mistero della nostra comunione con Cristo.

La prima è vissuta – ci dice l’Apostolo – come sotto una tenda, abitazione di pellegrini e di esuli, la quale viene smontata quando si raggiunge la dimora stabile della vita eterna.

Carissimi fratelli e sorelle, quale sia stato "l’uomo esteriore", quale sia stata la "vita sotto la tenda" di don Guido è da voi ben conosciuto: è stata la vita umile di ogni nostro sacerdote, eroicamente fedele al suo quotidiano servizio al popolo di Dio. Ordinato dall’arcivescovo Lercaro, visse le sue prime esperienze pastorali come vicario a Molinella e a Marmorta. Fu parroco successivamente a S. Martino in Argine, a S. Matteo della Decima dove rimase per diciotto anni, ed infine in questa comunità dei Ss. Giuseppe e Ignazio. Contemporaneamente svolse anche il servizio di Vicario pastorale dapprima nel Vicariato di Budrio e poi in quello di Persiceto-Castelfranco. È questo l’uomo esteriore di cui parla l’apostolo. E l’uomo interiore? Pur consapevole che il mistero intimo di ogni esistenza umana, ed ancora più di ogni esistenza sacerdotale, è il segreto del Signore, tuttavia ci è consentito un qualche sguardo dentro di esso.

Fin dal Seminario, don Guido fu amato e stimato dai suoi compagni di classe quasi come un fratello maggiore, per la sua bontà ed affabilità.

Egli possedeva una fede semplice, ma forte e profonda, come ho potuto personalmente constatare negli incontri con lui durante la malattia. Una fede nutrita da una vita di preghiera.

La sua grande dedizione al popolo di Dio era radicata in una vera obbedienza alla Chiesa. Pur sentendo il dolore di un distacco da una comunità, quella di S. Matteo della Decima, che egli amava, accolse nell’obbedienza il trasferimento a questa comunità dei Ss. Giuseppe e Ignazio.

2. "Gesù, gridando a gran voce, disse: Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito. Detto questo spirò". La pagina evangelica narra la morte di Gesù rivelandoci che essa fu un atto di abbandono totale nelle mani del Padre.

Fu proprio il giorno del Venerdì Santo che don Guido ebbe il "crollo" senza rimedio delle sue condizioni di salute. Egli aveva voluto compiere fedelmente la visita alle famiglie: la fatica sostenuta gli fu fatale.

Quando lo incontrati per l’ultima volta gli chiesi se stava affrontando con serenità l’approssimarsi della fine. Egli mi rispose: "ho sempre cercato di servire la Chiesa: sono sereno". Don Guido aveva messo con Gesù il suo spirito nelle mani del Padre. Riposa in pace.