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Messa esequiale di don Antonio Lanzoni
San Gabriele, 13 aprile 2011


Cari fratelli e sorelle, amati fedeli della comunità di S. Gabriele, celebriamo la Santa Eucaristia perché il Dio di ogni misericordia voglia accogliere nella sua beatitudine eterna il suo servo, il sacerdote don Tonino.

La parola di Dio appena ascoltata ci dona quella consapevolezza di fede con cui dobbiamo elevare al Signore la preghiera del suffragio.

1. Abbiamo riascoltato la parola che Gesù ci ha detto anche domenica scorsa. Il dialogo fra Marta e Gesù ci introduce nel nucleo centrale della fede cristiana.

Marta ha fede nella risurrezione dei morti, ma come un fatto che accadrà nel futuro: "So che [mio fratello] risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno". Gesù porta a perfezione la fede della donna. La risurrezione non è solo un fatto da attendere in futuro, ma è già ora presente, semplicemente perché "Gesù le disse: io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno".

"La fede non è soltanto un personale protendersi verso le cose che devono venire ma sono ancora totalmente assenti; essa ci dà qualcosa" [Benedetto XVI]. Che cosa? la vita stessa di Gesù, di cui siamo resi partecipi mediante il Battesimo. Noi siamo in Lui, come i tralci nella vite. "Io sono la risurrezione e la vita: chi crede in me, non morirà in eterno".

L’apostolo Paolo nella prima lettura ci fa penetrare profondamente in questo grande mistero della nostra unione con Gesù.

"Fratelli, la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato". Di fronte alla morte siamo sempre presi da una sorta di spavento. Esso nasce dall’oscurità che copre l’oltre la morte; e quindi avvertiamo come la paura di cadere in un oscuro abisso senza fondo. In una parola: ci sentiamo come abbandonati ad una forza di cui non decifriamo il volto.

Il dono dello Spirito ci fa sperimentare che siamo singolarmente amati da Dio, e pertanto non siamo mai abbandonati. Siamo custoditi da un Potere infinito che ha il volto dell’Amore.

2. Cari fratelli e sorelle, questa è la luce che deve illuminare la nostra coscienza in questo momento. E questa è stata la luce che ha guidato tutta l’esistenza di don Tonino.

La sua fede profonda ho potuto costatarla di persona nelle visite fattegli in clinica durante la malattia. Mi colpiva la sua serenità, pur consapevole come era della gravità della sua malattia. E il desiderio grande che egli aveva di ritornare fra voi, per donarvi i beni della salvezza. Portava la croce di una grave patologia.

Ed in questo troviamo il profilo più affascinante di questo umile sacerdote. Egli è stato fedele al suo servizio al popolo che la Chiesa gli aveva affidato. Dopo la sua prima esperienza pastorale, il suo "noviziato", nella parrocchia degli Angeli Custodi, divenne parroco di questa amata comunità di S. Gabriele nel 1979, e quivi ha reso il suo spirito al Signore. Vi ha predicato il Vangelo, vi ha educato alla fede, ha celebrato per voi i santi misteri per trentadue anni. È stato l’operaio della vigna del Signore, che non ha abbandonato il suo lavoro, fino quando non gli fu detto: "bene, servo buono e fedele, ora entra nella gioia del tuo padrone".

Con la sua vita, don Tonino ci ha insegnato qual è la vera grandezza, la logica profonda di ogni esistenza sacerdotale: il servizio umile e fedele là dove il Signore chiama. E il tutto "davanti a Dio" non "davanti agli uomini". Cari amici di S. Gabriele, custodite sempre questa memoria.

Ma un insegnamento particolare e non meno importante don Tonino ci ha lasciato nella sua morte. Tutti eravamo a conoscenza delle sue precarie condizioni di salute, ma nessuno si aspettava una così improvvisa partenza.

Cari fratelli siamo vigilanti e pronti, perché quando il Signore ci chiamerà siamo veramente preparati. Perché, alla fine, il momento più importante della vita è il momento della morte.