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Funerali di mons. Dante Benazzi
8 aprile 2009


1. "Nessuno di noi … vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore". Cari fratelli e sorelle, le parole dell’Apostolo dicono quale è il senso di ogni esistenza sacerdotale.

Chi è il sacerdote? È uno che ha fatto dono della sua vita al Signore, perché il Signore potesse farne uno strumento per la redenzione dell’uomo. Da ciò deriva a consegna avvenuta, che il sacerdote non appartiene più a se stesso: è proprietà del Signore. "Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore".

Il non avere più diritto alcuno sulla propria vita e morte, pone il sacerdote in costante riferimento a Cristo e finalizza la sua vita e la sua morte al Signore: "nessuno di noi … vive per se stesso e nessuno muore per se stesso". Il "volante" dell’esistenza è nelle mani di Cristo. L’apostolo insegna tutto questo nel contesto di una lunga riflessione sulla vita in comunità, dove può accadere che le esigenze dell’uno si scontrino con le esigenze dell’altro. È un insegnamento, alla fine, che pone nella carità vera la regola aurea di ogni convivenza.

Cari fratelli e sorelle, queste parole dell’Apostolo con i pensieri che suscitano, ci sono di aiuto e di conforto mentre affidiamo il nostro fratello, il sacerdote Mons. Dante Benazzi, all’infinita misericordia divina.

Egli dal giorno della sua ordinazione, avvenuta il 27 giugno 1948, si è posto al servizio di Cristo nella sua Chiesa. E gli Arcivescovi di questa Chiesa di Dio in Bologna lo hanno chiamato a svolgere delicati impegni ecclesiali.

Monsignore è stato per molti anni al servizio nel Seminario della formazione dei futuri sacerdoti e come docente e come prefetto degli studi.

Già durante questi delicati servizi alla Chiesa, la stima e la fiducia del Card. G. Lercaro di v.m. lo chiamò a dirigere l’Opera diocesana di Assistenza: servizio che Monsignore svolse per ben cinquant’anni. E a questo ministero aggiunse quasi subito la Delega Regionale della POA.

Oltre a tutto questo, fin dal 1964 Monsignore iniziò la cura, in qualità di Primicerio, della Basilica di S. Petronio. È alla diligente responsabilità di Monsignore, esercitata per più di quarant’anni, che si devono le opere di restauro di cui l’insigne tempio aveva bisogno.

2. "Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me", ci ha detto or ora il Signore nel S. Vangelo.

Noi siamo condannati e come costretti a guardare sempre alla superficie, quando consideriamo la vita di una persona. La parola evangelica ci spinge a guardare in profondità.

"Tutto ciò che il Padre mi dà". La vita del sacerdote ha la sua sorgente più profonda nella "consegna" che il Padre fa della persona del sacerdote a Cristo. È il fatto mirabile e misterioso della vocazione sacerdotale.

Quando Monsignore me ne parlava, egli la legava sempre alla figura eletta di Sr. Teresa Veronesi, morta in concetto di santità.

Ma è soprattutto il Testamento spirituale che ci consente di posare lo sguardo dentro la vita interiore di Monsignore. Lo leggiamo a nostra comune edificazione.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Oggi, dopo aver recitato il S. Rosario con mio fratello Dino, dinanzi al pilastrino di S. Antonio di Padova, là nei Garagnani, dove sono nato, pilastrino che fu fatto costruire da mio padre in memoria del suo padrino della Cresima, il signor Lodovico Sassoli (che vendette a lui il fondo di sua proprietà nel 1920) prima di esprimere le mie ultime volontà, desidero ringraziare il Signore per tutti i benefici che mi ha concesso, ma soprattutto per avermi chiamato al sacerdozio. Chiedo, umilmente, perdono se qualche volta, causa la debolezza umana, non ho corrisposto con la fedeltà dovuta e se, talvolta sono venuto meno ai miei doveri sacerdotali, sento il dovere di chiedere perdono a quelle persone alle quali fossi stato causa di sofferenza o peggio di scandalo, con il mio comportamento: sappiano che, da parte mia, non c'è stata mai cattiva volontà e sono in questo momento a chiedere perdono. Un pensiero di particolare e sentita gratitudine rivolgo alla madre celeste: a Maria SS. Immacolata che ho sempre venerato sotto vari titoli, ma in modo particolare, come Nostra Signora di Lourdes. La Madonna mi ha sempre tenuto sotto il suo patrocinio, sostenendomi e guidandomi nelle varie tappe, talora difficili, specialmente durante il servizio militare.
Ricordo con gioia e riconoscenza le tante persone che ho incontrato nella mia vita e dalle quali ho avuto tanto bene: in particolare ricordo suor Teresa Veronesi che, con la sua illuminata parola, determinò il mio ingresso in Seminario, alla età di 28 anni e precisamente il 9 novembre 1944. Ricordo i Vescovi che ho cercato di servire nei vari settori della vita della diocesi, nei quali la loro fiducia mi ha posto dal giorno della mia ordinazione sacerdotale, il 27 giugno 1948, sino ad oggi.
Ricordo poi con particolare gratitudine i miei genitori che, con tanti sacrifici, lasciarono ai loro figli un patrimonio immobiliare che, se pur modesto, deve essere considerato come una <Provvidenza>.
Chiedo una preghiera per la mia anima a tutti coloro che mi hanno conosciuto e che, ritengono, grazie alla loro bontà, di essere stati in qualche modo da me beneficati.
Mi affido alla Divina Misericordia ed a tutti rivolgo l'augurio di trovarci in Paradiso.
In fede
Monsignor Dante Benazzi
Bologna, 13 giugno 2003