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Esequie del Canonico Luciano Prati
Ponticella, 2 luglio 2014


Rom 8; Lc 23

Cari fratelli e sorelle, ogni celebrazione liturgica per un defunto è al contempo un atto di carità che si esprime nel cristiano suffragio, ed è nutrimento della nostra speranza.

 

1. Stiamo compiendo un gesto di doverosa carità verso un sacerdote che ha fedelmente servito la Chiesa di Dio in Bologna.

Questa fedeltà si è manifestata, in particolare, nella cura pastorale che ha ininterrottamente esercitata a favore di questa comunità di Ponticella, per quarantasei anni, dal 1966 al 2012. Don Luciano ha veramente costruito, in tutti i sensi, questa comunità. Ne è stato il vero e proprio "padre fondatore". Dal punto di vista materiale: quando arrivò la parrocchia disponeva solo della chiesa e di una piccola abitazione del parroco.

Ma ancora più di questa comunità è stato il fondatore spirituale. Come sapiente architetto, direbbe l’Apostolo, ha edificato ponendo a fondamento la fede nel Signore Gesù, la cui viva immagine don Luciano rappresentava col suo ministero umile, fedele, attento.

Cari fedeli di Ponticella, custodite la memoria di questo vostro padre fondatore: nella preghiera, nella fedeltà ai suoi insegnamenti di vita, nella pratica di quelle virtù di cui è stato esempio.

 

2. Ma questa celebrazione, cari fratelli e sorelle, è per tutti noi ancor pellegrini su questa terra, un forte nutrimento per la nostra speranza, se ci poniamo in docile ascolto della Parola di Dio.

La morte di una persona cara è l’esperienza più traumatica della nostra esistenza. Essa infatti ci costringe a porre le domande supreme circa il nostro destino: che ne sarà di me?

Nella prima lettura, l’Apostolo Paolo ci dona, nella luce dello Spirito Santo, la risposta. Egli scrive: "io sono…persuaso che né morte né vita…potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore". Ecco, cari fedeli, questo è il punto centrale e l’argomento più forte della nostra speranza. Esiste una forza più potente della morte stessa, è l’Amore che Dio ci ha manifestato in Gesù.

In forza di questo amore, Dio lega a Sé ciascuno di noi come qualcuno che gli è infinitamente caro, e niente e nessuno riuscirà a spezzare questo legame. Neppure la morte. Non esiste un antagonista che sia capace di superare l’affetto che Dio nutre per l’uomo. "Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura?" [S. 27, 1].

La morte cambia il suo significato, anche se materialmente conserva tutto il peso di una pena che ci è stata inflitta. Lo vediamo nel modo con cui Gesù muore, narrato dal S. Vangelo: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito. Detto questo, spirò".

La morte di Gesù è la definitiva consegna di Se stesso al Padre, nella certezza che "il Santo di Dio non vedrà la corruzione". Mediante il battesimo siamo stati inseriti nella morte di Cristo, e resi capaci di morire come Lui è morto. Così ci conceda il nostro Salvatore. Amen.