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Esequie di don Adriano Zambelli
Castel dell’Alpi, 2 aprile 2013


1. Abbiamo dato inizio a questa celebrazione pregando Dio, che nei sacramenti pasquali ha dato al suo popolo la salvezza pasquale, di renderci partecipi in cielo di quella gioia che ora pregustiamo sulla terra.

E’ questo dono che invochiamo dal Padre di ogni grazia per il nostro fratello il sac. Adriano: che egli possa ora gustare in cielo, quella gioia che già sulla terra, mediante i santi sacramenti, aveva pregustato.

Ed infatti durante tutti questi anni in cui l’ho conosciuto, ciò che mi colpiva sempre ere la pace dello spirito che traspariva dal suo volto, la serenità interiore che avvolgeva la sua persona. Anche quando l’ho incontrato qualche giorno prima della morte, egli semplicemente mi disse, con una serenità che mi colpì profondamente: "ho un tumore; la mia fine è vicina; ho più di ottant’anni: il Signore mi ha già dato una lunga vita". E’ la pace dello Spirito, piena di gratitudine, propria di chi sa che ha raggiunto la pienezza degli anni.

Cari fratelli e sorelle, carissimi fedeli di Castel dell’Alpi e Valgattara, la pagina evangelica ci rivela l’origine ultima di quella gioia "che ora pregustiamo sulla terra", avendo ricevuto i sacramenti pasquali.

E’ la narrazione dell’incontro fra il Signore risorto e una donna, Maria di Magdala. Avrete notato che il riconoscimento-incontro non avviene subito. Avviene quando Gesù risorto chiama per nome. E’ il momento decisivo. E’ ciò che sta all’inizio di ogni vita sacerdotale. Essa ha sempre il carattere di una risposta, mai di un’iniziativa propria.

2. C’è un secondo aspetto nella pagina evangelica, troppo importante per essere tralasciato del tutto.

Maria, travolta dal suo amore, abbraccia Gesù risorto. Lo deduciamo da ciò che Gesù dice: "non mi trattenere". E aggiunge: "ma va’ dai miei fratelli e dì loro: io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro. Maria di Magdala andò subito ad annunziare ai discepoli: ho visto il Signore".

Cari fratelli e sorelle, quanti misteri sono nascosti in queste divine parole!

La liturgia orientale afferma che Maria Maddalena è più grande degli Apostoli. Ella è insieme la Sposa – sola col Solo – e la Missionaria, l’evangelizzatrice dei Dodici e di tutti i fratelli, colei che attesta la parola di Dio e la testimonianza del Risorto. Maria è veramente l’inizio della Chiesa nascente, purificata dall’abbraccio col Risorto e incapace di tenere per sé solamente "ciò che le aveva detto", ricordando a tutti noi l’appuntamento col Maestro.

Quale appuntamento? quello con Gesù risorto che ascende al Padre, portandoci con sé, introducendoci nella gioia eterna.

Anche don Adriano è stato fedele discepolo del Signore e quindi ha portato il Vangelo ai suoi fratelli e sorelle, mediante il servizio che la Chiesa gli chiese, sia a livello diocesano sia a livello parrocchiale.

Le ultime parole del suo testamento spirituale sembrano essere l’eco fedele dell’annuncio fatto ai discepoli da Maria di Magdala. "Ho visto il Signore" e dice loro "ciò che le aveva detto". Che cosa? "non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre…". Cioè: "non è ancora il momento dell’abbraccio finale; va – tu, Chiesa – ad annunciare, perché tutti possano salire con me al Padre mio e Padre vostro, e sarò tutto in tutti".

Cari fedeli: nella luce del Signore risorto questa è la nostra certezza; questa è la nostra ferma speranza.