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SALUTO LETTO AL CONVEGNO SULLA DROGA
Ferrara 16 dicembre 2000

Ringrazio dell’invito rivoltomi a partecipare a questo Convegno dal Ca. Paolo Bruni. Ho solo il grande dispiacere di non potermi fermare e partecipare al dibattito. Vi chiedo profondamente scusa: ciò è dovuto esclusivamente a precedenti impegni pastorali.

La natura di un saluto, quale è questo mio intervento, non consente ampi sviluppi di pensiero ed anzi consiglia grande brevità. Essa può assumere formulazioni all’apparenza troppo icastiche e dogmatiche: avrei desiderato, lo ripeto, partecipare con voi tutti al dibattito. Vi chiedo scusa dell’apparente dogmatismo.

1. Il fenomeno della droga ha ormai le caratteristiche di una emergenza mondiale in quanto coinvolge tutte le nazioni e tutti i gruppi sociali ed ha quindi bisogno di una risposta forte, comune e decisa, a causa della degenerazione umana ed etica che la droga produce.

Questa risposta deve partire da una certezza al di sopra di ogni dubbio e/o perplessità: drogarsi è sempre un grave male, esclusa la prescrizione strettamente terapeutica, perché comporta una rinuncia ingiustificata ad irrazionale a pensare, a volere e ad agire come soggetti liberi. La conseguenza è che parlare di un "diritto alla droga" è un non-senso: nessuno ha il diritto di rinunciare alla sua umanità.

Quando questa certezza comincia ad essere messa in dubbio; quando il dubbio viene sistematicamente diffuso anche fra giovani ed adolescenti; quando il dubbio entra anche nella mente di chi ci governa, allora possiamo stare sicuri che la droga ci ha già sconfitti tutti e quanti.

2. Pur essendo seriamente convinti di quanto detto, non mancano persone che ritengono male minore una legislazione che entro certi limiti legalizzi droghe c.d. leggere e sia controllata la distribuzione di altre [eroina per es.]. Questa posizione è oggi materia anche aspra del contendere fra forze sociali, e non solo partitiche, diverse. Mi sia consentito di sottoporre alla vostra discussione le seguenti riflessioni.

  • Tale proposta significa una reale resa dello Stato che in ordine all’ethos di un popolo è sempre negativa. Uno Stato che si arrende di fronte all’invasione di un grave male morale andrà gradualmente perdendo fiducia.
  • La droga non si vince colla droga. Quanto alla distinzione "droghe pesanti – droghe leggere", il prof. Arvid Carlesson, premio Nobel 2000 per la medicina ha dichiarato [in netto contrasto col nostro Ministero della Sanità]: "Le droghe sono sempre un pericolo mortale. Oltre a provocare danni imponenti ai meccanismi fisiologici, possono anche cambiare radicalmente la personalità dei giovani. E’ il grande problema del momento …". Quanto meno si dovrà avere il dubbio. Ora nessuna persona ragionevole usa farmaci o consente l’uso di farmaci di cui si abbia anche solo il dubbio che siano gravemente dannosi.
  • Il vero problema non è la composizione chimica della sostanza che si assume, ma è la persona che la usa.

3. E siamo al punto centrale: il fenomeno droga è la punta emergente di un iceberg che sta quasi completamente sommerso e che bisogna far emergere [cfr. il mio studio Darsi la morte: perché? in AA.VV. La droga. La realtà ed oltre, ed. Orizzonte Medico, Roma 1981, pag. 113-120]. Far emergere la grave crisi di verità dell’uomo! Per far uscire l’uomo da sentieri che non conducono se non alla morte; per ridargli la gioia di vivere.