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Santa Messa Crismale del Giovedì Santo
Cattedrale di San Pietro, 21 aprile 2011


1. "Lo Spirito del Signore è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione". Cari fratelli nel sacerdozio, le parole del profeta trovano – ci dice Gesù – piena attuazione in Lui, e noi partecipiamo di questa santa unzione dello Spirito. Siamo riuniti nella nostra Cattedrale, questa mattina trasformata in vero Cenacolo, per celebrare il nostro dies natalis.

La nostra celebrazione ha in primo luogo il carattere del ringraziamento per la dignità sublime cui il Signore ci ha elevati, di "renderci ministri della Nuova Alleanza" [cfr. 2Cor 3, 6]. Ma è soprattutto dal Vescovo che oggi deve salire l’inno di ringraziamento al Signore, per il dono che mi ha fatto di avere voi come cooperatori del mio ministero episcopale.

Ho conosciuto, infatti, i grandi doni di cui il Signore arricchisce il presbiterio bolognese. Ho conosciuto il vostro umile, quotidiano eroismo, che preferisce amabilmente nascondersi sotto una naturale bonomia. Ho conosciuto l’amore che portate verso la porzione del popolo cristiano che la Chiesa vi ha affidato. Ho conosciuto la vostra costanza nelle difficoltà, la vostra perseveranza nelle tribolazioni del ministero. Siano veramente rese grazie al Signore per la ricchezza di doni e carismi dispensati al nostro presbiterio.

C’è tuttavia in me – e sono sicuro anche in voi – un velo di tristezza nei nostri cuori per la recente duplice visita che sorella morte ha fatto al nostro Presbiterio. Due nostri fratelli, noti a tutti noi per la loro umiltà semplice e laboriosa, la loro generosità e impegno pastorale, ci hanno prematuramente lasciato. Prematuramente, perché essi rappresentavano l’età media di noi tutti. La partecipazione straordinaria di popolo ai loro funerali ha dimostrato quanto fossero presenti nel cuore dei loro fedeli.

E mi piace ricordare come la loro intima fraternità sacerdotale abbia avuto un’espressione da ricordare e da scrivere nei nostri cuori. Essi si erano incontrati poco prima della morte; dopo la loro amichevole conversazione, si erano reciprocamente confessati e si erano amministrati l’Estrema Unzione. Un presbiterio che genera tali figure di presbiteri, non può non essere profondamente visitato quotidianamente dallo Spirito del Signore risorto.

"Anche noi dunque, circondati da un così grande nugolo di testimoni – i sacerdoti di Monte Sole, di cui sta per concludersi il processo canonico, don Luciano Sarti, don Olinto Marella, don Giuseppe Codicè, don Giulio Salmi e tanti altri – deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della nostra fede" [Eb 12, 1-2]. Ed "investiti di questo ministero per la misericordia che ci è stata usata, non ci perdiamo di animo" [2 Cor 4, 1]; lo Spirito del Signore è su di noi, perché il Signore ci ha consacrati con l’unzione.

E se qualche volta siamo intimoriti dalla grandezza della Parola che dobbiamo annunciare, "non per questo tuttavia bisogna tacere: ma servendosi a modo di guida delle parole del nostro Signore Gesù Cristo … è necessario parlare … perché anche in ciò si ammiri la meraviglia della grandezza, della longanimità e dell’amore per gli uomini del Dio buono, che cioè Egli sopporta coloro che balbettano le grandezze del suo amore e della sua grazia in Cristo Gesù" [S. Basilio, Il Battesimo I. 2].

E "coloro che vi vedranno ne avranno stima, perché siete la stirpe che il Signore ha benedetto".

2. Consentitemi, cari fratelli nel Signore, un’ultima considerazione.

Lo Spirito del Signore che è su di noi; l’unzione con cui il Signore ci ha consacrati è Spirito di gioia, e Spirito di fortezza.

Lo Spirito ci è donato perché "teniamo sempre fisso lo sguardo su Gesù". Abramo, trasfigurato da una prova terribile, vide il giorno di Gesù: egli "lo vide e se ne rallegrò" [Gv 8, 56]. Anche noi possiamo partecipare alla gioia di Abramo: vedere il giorno del Signore; quell’oggi in cui si adempie la Scrittura. È l’oggi durante il quale, dentro al nostro ministero sentiamo, come il Battista, risuonare la voce dello Sposo che visita le anime [cfr. Gv 3, 29]. Soprattutto in questi giorni pasquali.

Lo Spirito che ci è donato, è spirito di fortezza. "Abbiamo certamente il tesoro dell’unzione in un vaso di creta, ma non ci perdiamo d’animo, perché la nostra potenza straordinaria viene da Dio" [2Cor 4, 7]. Cristo ha vinto il mondo, e lo vince anche attraverso il nostro ministero.

Cari fratelli sacerdoti, consentitemi di concludere questa confidente effusione del cuore con un’esortazione di San Bonaventura: "sperare è volare … chi spera deve alzare il capo, rivolgendo verso l’alto i suoi pensieri, verso l’altezza della nostra esistenza, cioè verso Dio. Deve alzare i suoi occhi a percepire tutte le dimensioni della realtà. Deve alzare il suo cuore disponendo il suo sentimento per il Sommo amore e per tutti i suoi riflessi nel mondo".

In questo cenacolo della nostra Cattedrale, voi ancora una volta avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi [cfr. At 1, 8], e continuerete ad essere testimoni forti e miti dell’amore di Cristo. La gioia del Signore è la nostra forza. Così sia.