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Giovedì Santo
Santa Messa Crismale
Cattedrale di san Pietro, 2 aprile 2015


Carissimi fratelli, la solenne Liturgia che stiamo celebrando è dominata dal simbolo-mistero dell’olio. Nella sua dimensione cristologica: la missione redentiva di Gesù ha la sua sorgente nell’unzione dello Spirito [cfr. prima lettura e Vangelo]. Nella memoria del dies natalis del nostro sacerdozio: mediante l’imposizione delle mani siamo diventati partecipi dell’unzione che ha consacrato Gesù.

Vorrei donarvi un piccolo aiuto, perché possiate comprendere meglio il simbolo-mistero dell’olio ().

1. Esso, come ho detto, ha un significato cristologico. E’ mostrato dal nome stesso di Cristo; e non a caso lo Spirito Santo lo ha chiamato con questo nome: «oleum effusum nomen tuum» [Cant. 1, 3].

Nell’antichità l’olio illuminava; l’olio nutriva; l’olio sanava. Gesù è la luce che illumina; Gesù è pane che dona la vita; Gesù è la medicina delle nostre malattie spirituali.

E’ luce che illumina. Quando l’uomo accoglie nella fede la predicazione del Vangelo della grazia, tutta la sua esistenza è illuminata; tutto il cammino della vita è guidato: dall’inizio alla fine.

E’ pane che dona la vita. Gesù ridona forza ogni volta che pensiamo a Lui. E’ ristoro delle nostre affaticate esistenze. E’ forza della nostra libertà indebolita. E’ fioritura della nostra affettività nello splendore di un amore vero e casto.

E’ medicina che guarisce. Quando siamo scoraggiati, risuona nel cuore la sua Parola: «non temete. Io sarò con voi»: quale tristezza del cuore non è guarita da questa parola? Quale notte oscura dello spirito non è consolata? Quale solitudine non è vinta da questa presenza?

Come ci dice S. Bernardo: «Hai questo unguento, o anima mia, racchiuso in questo vocabolo che è Gesù, unguento salutare che non resterà senza effetto in nessuna delle tue malattie. Tienilo sempre nel cuore, abbilo sempre in mano, onde tutti i tuoi sentimenti e le tue azioni si ispirino a Gesù» [in Cant. XV, 7].

2. Mediante l’imposizione della mani siamo divenuti partecipi di questo Olio: siamo stati consacrati. Agendo dunque in persona Christi, in Cristo e con Cristo siamo luce che illumina; pane che dona la vita; medicina che guarisce. L’«oggi» di Cristo “che annuncia ai poveri un lieto messaggio; che proclama ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista” si realizza attraverso il nostro ministero. L’«oggi» di Cristo “che predica un anno di grazia del Signore” si adempie mediante il tesoro del ministero apostolico posto in noi, poveri vasi di argilla.

Come Gesù è oggi luce che illumina mediante il nostro ministero? Mediante la nostra predicazione del Vangelo della grazia. «Come Dio ci ha trovati degni di affidarci il Vangelo così lo predichiamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio» [1, Tessa 2, 4].

Come Gesù è oggi cibo che dona la vita mediante il nostro ministero? Mediante la celebrazione dell’Eucarestia. E’ questa celebrazione la sintesi di tutto il nostro ministero. Secondo l’antica mitologia, Atlantide era il gigante che sosteneva la terra sulle sue spalle. Ciascuno di noi quando celebra l’Eucarestia, sostiene sulle sue spalle il peso di tutta la terra: la terra aggravata dal peso dell’ingiustizia, dell’oppressione del povero, dell’idolatria del denaro, della deturpazione dell’amore coniugale.

Come Gesù è oggi medicina che guarisce mediante il nostro ministero? Mediante la compassione e la passione per la dignità di ogni uomo. Un grande medico del secolo scorso ha scritto: “amo troppo ogni ammalato per non odiare ogni malattia”. E’ questa la vera carità pastorale, chiave interpretativa della nostra intera vita.

“E Dio che disse: rifulga la luce dalle tenebre, rifulga nei nostri cuori, per farvi risplendere la gloria divina che rifulge sul volto di Cristo” [cfr. 2 Cor 4, 6].



() Tutta l’omelia è ispirata dal Commento di S. Bernardo al Cantico dei cantici, Disc. XV, soprattutto 6-8.