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S. MESSA DEL CRISMA
Cattedrale di Ferrara
28 marzo 2002

1. "Canterò per sempre l’amore del Signore". Riuniti tutti intorno a Cristo per fare memoria dell’inizio del nostro sacerdozio, esprimiamo in primo luogo la nostra gratitudine al Signore per essere stati chiamati sacerdoti del nostro Dio e suoi ministri. Noi "ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa": la gloria immensa che rifulge nel dono che il Verbo incarnato ha fatto di se stesso sulla Croce ed ha anticipato nel Cenacolo. Colui che durante la cena pasquale disse le parole: "questo è il mio corpo, offerto in sacrificio per voi"; "questo è il calice del mio sangue… versato per voi e per tutti in remissione dei peccati" [cfr. Mt 26, 26-28; Lc 22, 19-20], in virtù di queste parole si è rivelato come Redentore dell’uomo ed insieme come Sacerdote della Nuova ed Eterna Alleanza. Sacerdote che offre se stesso in sacrificio.

Venerati fratelli, tutta la nostra esistenza si inscrive e si inserisce dentro a questo servizio redentivo che Cristo rende all’uomo. La consapevolezza di questa identità del nostro sacerdozio è continuamente rinnovata ogni volta che predichiamo la parola di Dio, celebriamo i divini Misteri, guidiamo i fedeli nella sequela di Cristo.

La pagina profetica ed evangelica sottolineano il fatto che sia all’origine del servizio redentivo compiuto da Cristo sia all’origine della nostra partecipazione sacramentale ed esistenziale ad esso si pone lo Spirito Santo. "Lo Spirito del Signore Dio è su di me / perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione", dice il profeta; e Gesù Cristo ci rivela: "oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi". Il gesto dell’imposizione delle mani col quale siamo stati costituiti sacerdoti, sottolinea la presenza dello stesso Spirito anche nella nostra unzione sacerdotale.

Vogliamo fermarci brevemente a meditare questa dimensione del mistero della Redenzione e del nostro sacerdozio.

"Lo Spirito del Signore è sopra di me… e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio". Mi ha mandato: il Signore Gesù applicando a sé le parole del profeta, ci rivela che all’origine della sua presenza nel mondo e della sua opera c’è lo Spirito Santo. E’ lo Spirito che ispira al Figlio l’obbedienza al Padre che lo invia; è lo Spirito che lo spinge ad offrirsi sulla Croce [cfr. Eb 9,14]. Anche noi siamo stati consacrati ministri della Nuova ed Eterna Alleanza dallo stesso Spirito Santo, ricevendo la potestà di agire "in persona Christi". E’ questa la nostra vera grandezza.

Inseriti dallo Spirito Santo dentro al progetto del Padre sull’uomo come ministri di Cristo, abbiamo bisogno di nutrire continuamente la consapevolezza di questo inserimento: da un duplice punto di vista.

In primo luogo, la consapevolezza della nostra identità di ministri della Nuova ed Eterna Alleanza è nutrita da un’intensa vita spirituale. Venerati fratelli, in nome di Cristo ascoltatemi! L’elevazione compiuta in noi dall’imposizione delle mani esige una grande purezza di cuore, un’intensa vita di preghiera; in una parola: un’esistenza interamente condotta sub ductu Spiritus Sancti. Non diventiamo così superficiali da dimenticare che nella nostra libertà permane sempre inscritta la possibilità di un sacerdozio mediocre, quando non infedele. Solo una grande e vera esperienza di preghiera può impedire che questo accada; solo un impegno continuo nel ministero pastorale ci può liberare dalla noia di una vita che rischia di divenire priva di senso, sempre esposta ad evasioni di varia natura e di scandalo ai propri confratelli. San Tommaso ha espresso tutto questo in un testo mirabile. La generazione in noi della vera umanità, quella conforme alla nostra vocazione "fit per semen spirituale, trasmissum in locum spiritualis generationis: qui quidem locus est mens seu cor hominis … Semen autem spirituale est gratia Spiritus Sancti … Et hoc semen est virtute continens totam perfectionem beatitudinis" [Lectura in Gal 4,6; Marietti 214].

Ma per una nostra consapevole inserzione nel progetto divino della redenzione, in secondo luogo ma non dammeno abbiamo bisogno di penetrarne la logica divina, di conoscere quelle "rationes" o "regulae divinae" secondo le quali il Padre lo sta attuando in Cristo per mezzo dello Spirito Santo. Solo se la nostra azione pastorale sarà orientata, guidata e diretta dalle "rationes divinae" che ispirano l’opera redentiva del Padre in Cristo, sarà attività che rende presente in mezzo al nostro popolo l’azione redentiva di Cristo. Consentitemi dunque, venerati fratelli, di richiamare e sottoporre alla vostra attenzione almeno le principali di queste "regulae" o "rationes divinae".

2. La prima regola, quella fondamentale, che ispira la Provvidenza redentiva del Padre è il Cristocentrismo: "ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto nella sua benevolenza aveva in Lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra" [Ef 1, 9-10]. La comprensione che noi abbiamo della realtà, di ogni realtà è generata dalla visione del suo rapporto con Cristo. La consapevolezza che abbiamo di noi stessi deve continuamente sgorgare dal nostro incontro quotidiano con Cristo. Il Concilio Vaticano II insegna: "in realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo" [Cost. past. Gaudium et spes 22,1; EV1/1385]. Questo è vero anche, soprattutto di noi sacerdoti: il mistero del nostro sacerdozio trova piena luce solamente nel mistero del Verbo incarnato.

Da questa regola deriva una seconda regola divina: l’ecclesiocentrismo. La parola profetica ed evangelica appena ascoltata ci ha rivelato che il Signore è stato mandato "per annunciare ai poveri un lieto messaggio…". Il Verbo si è fatto carne, è morto ed è risorto, ci ha donato il suo Spirito per fare di tutti gli uomini "un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre". "Christus ad hoc venit in mundum, ut Ecclesiam fundaret" [S.Tommaso d’A., Lectura in Mt 16,18]. Lo scopo di tutto il progetto divino è il Christus totus: è Cristo con la sua Chiesa. Desiderare che si compia il piano divino è desiderare che tutte le cose siano ricapitolate in Cristo: che si costituisca cioè la Chiesa in Cristo. E qui scopriamo quale deve essere la direzione fondamentale della nostra vita: orientare tutti i propri affetti, tutti i propri pensieri, tutti i propri desideri e tutte le proprie azioni a servire unicamente la Santa Chiesa [cfr. A.Rosmini, Scritti ascetici, ed Paoline, Milano 1987, pag. 45-47]. La consapevolezza che noi abbiamo di noi stessi deve essere una consapevolezza pienamente ecclesiale: deve nascere cioè dalla nostra identificazione colla Chiesa di Cristo. La nostra identità è definita dalla nostra appartenenza alla Chiesa. "Per conto mio" scrisse Origene "la mia aspirazione è di essere veramente ecclesiastico" [cit. in H. de Lubac, Meditazioni sulla Chiesa, Jaca Book ed., Milano 1979, pag. 165].

La terza regola divina è la regola del primato della persona. L’apostolo Paolo ci ha rivelato che il disegno redentivo del Padre è di ricapitolare tutte le cose in Cristo. Ma nel tutto, la persona, ogni singola persona è voluta ed amata per se stessa. La percezione della dignità della persona è la radice dell’ethos del nostro sacerdozio; della consapevolezza che la ragione d’essere del nostro sacerdozio è la salvezza della persona. Il resto non ci interessa: da mihi animas, et cetera tolle. Questa consapevolezza oggi deve accompagnarci con una particolare urgenza. Per quale ragione? Perché il pericolo più grave che oggi insidia l’uomo, non è la distruzione dei popoli o la fame dei poveri, ma la radice di queste immani tragedie, il tentativo cioè da parte del potere di distruggere l’umano come tale. E l’essenza dell’umano è l’obbedienza della libertà alla verità, cioè il rapporto con l’Infinito.

Ed allora possiamo comprendere facilmente la quarta regola divina: la regola del primato del soprannaturale nei confronti di qualsiasi valore umano. Un annuncio o una proposta cristiana ridotta a dottrina o a morale ha già annoiato tanti. E’ giunta l’ora di un forte annuncio del cristianesimo come avvenimento di grazia che santifica la persona: come avvenimento di un incontro.

3. Venerati fratelli, la tristezza del cuore con cui Satana non cessa di insidiarci ogni giorno, può indurci a pensare che tutto questo ha ben poco a che fare col proprio impegno pastorale quotidiano. Guardiamoci dalla "disperazione per debolezza"! dal negare al nostro umile lavoro quotidiano una grandezza smisurata che esso in realtà possiede. E’ nella concretezza del tuo ministero che Dio opera la ricapitolazione di tutte le cose in Cristo formandogli la sua Sposa, la Chiesa; che Dio afferma il primato di ogni persona chiamandola a divenire partecipe della sua stessa vita.

L’obbedienza serena presente nella propria quotidiana fatica è ciò che impedisce la devastazione dell’umano in noi e nei nostri fratelli: "lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio".