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FAMIGLIA ED EDUCAZIONE
Incontro con i genitori dei cresimandi
Bologna, 28 marzo 2004

Cari genitori,

ho desiderato profondamente questo incontro con voi, il mio primo incontro con un gruppo di genitori nel mio servizio pastorale a Bologna. Sono consapevole della grandezza di questo incontro, dovuta all’importanza del tema sul quale vi presenterò alcune riflessioni: il tema dell’educazione.

1. Inizio da una constatazione semplice ma fondamentale: il primo soggetto educativo è la famiglia; il primo luogo in cui la persona umana viene costruita nelle sue fondamenta. "Primo" significa due cose. Significa che nessun altro soggetto educativo può sostituirlo, anche quando la famiglia stessa accettasse di essere sostituita. Essa, anche se lo volesse, non potrebbe mai abdicare alla sua missione educativa, poiché è insostituibile. Significa anche, e di conseguenza, che fino ad un certo momento dello sviluppo della persona umana, gli altri soggetti educativi devono co-operare con la famiglia. Che cosa significhi concretamente questa cooperazione, lo vedremo in seguito.

Occorre partire da questa convinzione profonda, altrimenti tutta la nostra riflessione e soprattutto la nostra comune passione educativa è pura astrazione. È una convinzione che è necessario verificare spesso, poiché nella grande incertezza e confusione attuale, l’educazione dei figli rischia di apparire secondaria rispetto ad altre preoccupazioni (legittime): la salute, la preoccupazione per acquisire un buon posto di lavoro e così via.

Ma questa convinzione deve sempre essere legata ad una certezza pratica: educare è possibile. Spesso oggi l’abdicazione da parte delle famiglie alla loro missione educativa non nasce dalla mancanza di convinzione del dover-educare. Nasce dallo scoraggiamento: educare è diventato impossibile. Trattasi di un sentimento di sconfitta di fronte a forze ritenute invincibili e colle quali è meglio "venire a patti" (per es. i mass media). Dobbiamo liberare completamente il nostro cuore da questo senso di impotenza: esso non ha fondamento. Per le seguenti ragioni.

Primo: qualunque clima, qualunque cultura non riuscirà mai a spegnere il desiderio che ogni persona umana porta nel suo cuore. Niente e nessuno potrà mai sopprimere le ansie e le esigenze con cui la natura fa vibrare il cuore dell’uomo. Ora nel cuore di ogni uomo che viene in questo mondo, abita una domanda, un desiderio, un’invocazione di essere educato. Come capita per ogni desiderio umano, se esso non è soddisfatto nella verità, cerca di essere soddisfatto in un modo falso.

Secondo: per chi si è sposato nel Signore, per chi ha ricevuto cioè il sacramento del matrimonio, ha ricevuto dal Signore il "carisma dell’educazione". E’ questa una verità stupenda della nostra fede. Che cosa significa "carisma dell’educazione"? significa che gli sposi ricevono una speciale capacità di educare. Un "potere" di educare che è loro proprio.

Certamente, si possono creare condizioni tali, sia in famiglia sia nella società, in cui educare diventa non difficile ma impossibile. E ciascuno di noi rende impossibile l’educazione dei figli propri, se crea quelle condizioni o se non fa nulla perché quelle condizioni siano tolte.

Sono sicuro che già vi chiedete: e quali sono le condizioni in cui educare è possibile e quali le condizioni in cui educare è impossibile? Devo rispondere a questa domanda. Ma non lo posso fare se prima non rispondo ad un’altra: cosa significa educare la persona umana? Dunque nella seconda riflessione che ora comincio, cercherò di spiegare che cosa intendo per "educazione della persona" e poi nella terza ed ultima riflessione, a quali condizioni è possibile educare, così che possiamo subito verificare se queste condizioni esistono o non esistono.

2. "Educare una persona" che cosa significa? Nel rispondere a questa domanda, sarò costretto forse a ricorrere a formulazioni un po’ astratte. Ma abbiate un momento di pazienza e vedrete che non si tratta di cose fuori della vita.

Facciamo un piccolo sforzo di fantasia ed immaginiamo che a causa di un incidente aereo siamo caduti su un’isola sperduta nell’oceano. Quali sono le nostre prime preoccupazioni, le nostre prime domande, appena riavutici dall’impatto fisico colla realtà? Ci domandiamo: dove sono capitato? quest’isola sarà abitata o deserta: sarò solo e dovrò incontrarmi con altri? come mi accoglieranno, da amici o da nemici? quale sarà il clima? è meglio che faccia di tutto per uscirne subito, magari rischiando di morire o è meglio che prima consideri un po’ le cose? Insomma, vedete che le domande in fondo sono tre: dove sono capitato? come sarò accolto? fino a quando ci dovrò rimanere?

Tutto questo è una metafora di quella che è la vicenda di ogni persona umana che viene all’esistenza, una metafora dell’evento che fonda tutta la nostra storia: l’evento del nostro arrivo in questo mondo. Il bambino si trova in questo mondo e si chiede: dove sono capitato? come sarò accolto? fino a quando ci dovrò rimanere? L’educazione consiste nell’aiutarlo a rispondere a queste domande, introducendolo così nella realtà. Ma voglio essere più preciso.

Ho parlato di "impatto colla realtà", nella metafora che ho usato. Ma che cosa vuol dire "impatto colla realtà"? C’è un impatto semplicemente fisico ed è l’impatto dominato dal "criterio del piacere". Se tu tocchi una piastra bollente, ti ritrai immediatamente: hai avuto un impatto fisico colla realtà e vedete come questo impatto è dominato dal "criterio del piacere".

Ma l’uomo non ha solo questo impatto colla realtà, quello fisico. Ha un impatto anche spirituale. È quello che lo porta a farsi quelle domande: dove sono capitato; sono capitato in un luogo dove vivere è bene, è bello o dove vivere è male, è brutto? Come sono accolto; sono accolto come un ben-venuto oppure come qualcuno di indesiderato, come un dono o come un peso? Fino a quando dovrò rimanere; è questa la mia dimora stabile oppure sono solo di passaggio e devo attendere un’altra dimora? E’ un impatto colla realtà, come vedete, molto profondo. Questo impatto è l’ esperienza umana. L’esperienza umana originaria di cui parlo è l’incontro colla realtà guidato dalla domanda di verità, di bontà, di bellezza, di domanda che dimora inestinguibile nel cuore umano. Educare significa precisamente guidare la persona nel suo impatto spirituale colla realtà, cioè condurla a vivere umanamente la propria esperienza umana.

Ma se riflettiamo sulle tre domande suddette (dove-come-fino a quando), vediamo che esse in fondo nascono da una sola: se all’origine di tutto ciò che mi accade e del mio stesso esserci c’è il caso oppure un atto supremo di intelligenza e di amore. In una parola: quale è il volto del nostro destino? Siamo qui per caso, viviamo per caso e quindi moriamo come se non fossimo mai esistiti oppure siamo in ogni momento portati nelle braccia di un Amore, di un Destino che ha il Volto di una Persona che ci ama? Educare significa guidare la persona umana all’incontro con questo Volto. Vedete che non esiste qualcosa di più grande che l’educazione di una persona umana.

3. Sono sicuro che rispondendo alla domanda sul significato di educazione, non ho evitato un rischio che comunque volevo evitare in tutti i modi. E’ il rischio di farvi pensare che l’educazione sia o qualcosa di così difficile che solo i genitori istruiti possono compiere o qualcosa che consiste nel far imparare i bambini alcune cose o verità. Ed allora dobbiamo subito chiederci: a quali condizioni è possibile guidare una persona umana nel suo impatto spirituale colla realtà? Mi limito a richiamarne alcune.

3.1. La prima, la più importante è una conseguenza di ciò che abbiamo detto. E’ la più importante, perché essa è presente o assente nel cuore dei genitori: o è presente nel cuore o non è in nessuna parte.

Sono sicuro che ogni mamma presente, pensando al futuro del proprio figlio, si sarà chiesta: "chissà quale futuro lo aspetta?" Una volta chiesi ad una sposa perché avesse deciso assieme a suo marito di non avere mai figli. Mi ha risposto: "perché non so quale destino li aspetti, quale futuro avrà!" Tocchiamo qualcosa di grande e lo faccio con timore e venerazione: donare la vita presuppone la certezza che quel bambino ha un suo proprio destino che non può non essere buono, altrimenti sarebbe ingiusto, inutile farlo nascere. Vivere infatti significa in larga misura dolore. In termini cristiani: ogni persona ha una vocazione, cioè è chiamato da Uno - che non sei tu, genitore - ad un fine ultimo, che non sei tu. "Ho avuto un figlio da Dio". dice Eva, la prima volta che la prima donna concepì un uomo.

La prima condizione che rende possibile l’educazione è questo rapporto sereno col futuro, che genera un senso di venerazione verso il figlio.

3.2. La seconda condizione è che i genitori siano sposi veri. Non è possibile che la persona sia educata se non nella "dimora" dell’amore coniugale: quello che è l’utero fisico della donna per il concepimento fisico ed il primo formarsi del bambino è l’amore coniugale per l’educazione umana. La coniugalità è il terreno in cui si radica la persona umana che chiede di essere educata.

3.3. La terza condizione è quella che potremmo chiamare della coerenza di giudizio. Vi sarete resi conto che i genitori educano più colla vita che colla parola. Ma su questo punto vorrei fare una precisazione assai importante per capire bene in che cosa consiste questa terza condizione.

E’ fuori dubbio che un’eventuale incoerenza fra ciò che un genitore dice al figlio e ciò che vive, non è educativa. Tuttavia l’effetto di questa incoerenza non è quasi mai devastante, soprattutto dopo i primi anni di vita. L’effetto negativo può essere attutito da chi può aiutare il ragazzo a capire che questa incoerenza fra il pensare e l’agire, è un comune retaggio della razza umana.

Ma l’incoerenza che veramente svuota il rapporto educativo, rende impossibile l’educazione, è l’incoerenza dentro, all’interno del pensare stesso. Mi spiego con un esempio. Se un genitore dice al figlio: "tu devi rispettare ogni persona, perché ogni persona è grande e merita rispetto", e poi dici che tutti i forestieri andrebbero cacciati via, allora tu rendi completamente inefficace il tuo rapporto educativo. Perché? perché hai mentito. Hai mentito, in quanto da una parte hai riconosciuto una verità ("ogni persona è grande e merita rispetto") e dall’altra, nel momento in cui devi giudicare i fatti della vita, hai messo da parte quella verità e hai detto: non tutte le persone meritano rispetto.

Educare esige questa assenza di menzogna da chi educa, altrimenti il ragazzo diventerà alla fine un cinico.

3.4. La quarta condizione, non è la meno importante. La famiglia non è in grado da sola di educare. Non solo a causa della situazione spirituale odierna, ma perché chiedendo alla Chiesa per i vostri figli i sacramenti, voi avete stretto come un patto educativo colla Chiesa. Esso però può essere spezzato sia da parte della Chiesa sia da parte della famiglia. Da parte della famiglia, quando ci si limita a che il figlio compia alcuni atti ritenuti socialmente ancora importanti, prima comunione e cresima, e non si educa alla visione cristiana della vita. Da parte della Chiesa, quando si rinuncia a guidare il ragazzo a vivere l’intera esperienza umana alla luce della fede, pensando che educare significa esclusivamente o soprattutto impegnare il ragazzo in attività socialmente utili.

Concludo. L’educazione è la cosa più grande che esista. Poiché in essa voi generate veramente il vostro figlio: gli donate nel senso intero del termine, la vita.