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NOTIFICAZIONE DEL CARDINALE ARCIVESCOVO AI SACERDOTI, DIACONI, PERSONE CONSACRATE E FEDELI DELL’ARCIDIOCESI


In occasione delle elezioni politiche del 2006 ho inviato una lettera ai sacerdoti dell’Arcidiocesi. Nell’analoga presente circostanza, desidero riaffermare che quelle argomentazioni che allora sinteticamente vi svolgevo e le imprescindibili conseguenti disposizioni che davo al clero diocesano mantengono piena validità. Le richiamo nuovamente qui ora per comodità dei sacerdoti e per conoscenza dei fedeli.

1. La Chiesa non deve prendere "nelle sue mani la battaglia politica" [cfr. Benedetto XVI, Deus caritas est, 28]. Pertanto clero ed organismi ecclesiali devono rimanere completamente fuori dal dibattito e dall’impegno politico pre-elettorale, rimanendo assolutamente estranei a qualsiasi partito o schieramento politico. Per i sacerdoti e i diaconi in particolare, questa esigenza è fondata sulla natura stessa del nostro ministero. "Infatti, pur essendo queste cose buone in se stesse, tuttavia sono aliene dallo stato clericale, in quanto possono costituire un grave pericolo di rottura della comunione ecclesiale" (Congregazione per il Clero, Direttorio per il ministero e la vita dei Presbiteri 33, cpv. 1°; EV 14/798).

2. È pertanto proibito dare in uso locali di proprietà della parrocchia o di altri enti ecclesiastici a rappresentanti di qualsiasi partito o raggruppamento politico, anche per incontri/dibattiti in cui siano parimenti rappresentate tutte le parti politiche.

3. È ugualmente proibito dare in uso locali di proprietà della parrocchia o di altri enti ecclesiastici a persone aventi incarichi istituzionali, ma che ne facessero richiesta per sostenere la campagna elettorale di una precisa parte politica.

4. Sarà cura del sacerdote vigilare affinché all’interno dei locali annessi delle parrocchie e/o dell’ente ecclesiastico di cui è responsabile non si facciano volantinaggio, affissione di manifesti o comunque altre forme di propaganda elettorale, né si utilizzino a questo scopo mezzi di comunicazione quali bollettini parrocchiali e simili.

5. È un diritto dei fedeli essere illuminati dai propri pastori quando devono prendere decisioni importanti, e quindi corrispettivamente dovere dei sacerdoti di illuminarli. Se un fedele chiedesse al sacerdote come orientarsi nella situazione attuale, il sacerdote tenga presente quanto segue.

Ogni elettore è chiamato ad elaborare un giudizio prudenziale che, per definizione, non è mai dotato di certezza incontrovertibile. Ma un giudizio è prudente quando è elaborato alla luce sia dei beni umani fondamentali che sono concretamente in questione sia delle circostanze rilevanti in cui siamo chiamati ad agire.

Ciò premesso in linea generale, ogni elettore che voglia prendere una decisione prudente, deve discernere nell’attuale situazione quali beni umani fondamentali sono in questione, e giudicare quale parte politica - per i programmi che dichiara e per i candidati che indica per attuarli – dia maggiore affidamento per la loro difesa e promozione.

L’aiuto che i sacerdoti devono dare, consiste nell’illuminare il fedele perché individui quei beni umani fondamentali che oggi meritano di essere preferibilmente e maggiormente difesi e promossi, perché maggiormente misconosciuti o calpestati. Il Magistero della Chiesa è riferimento obbligante in questo aiuto al discernimento del fedele. Una visione sintetica si può agevolmente trovare nel Documento su alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica emanato dalla Congregazione per la Dottrina della fede in data 24-11-2002, al n° 4, cpv. 3° [EV 21/1419], che invito a studiare e meditare, specialmente in questa vigilia elettorale.

È utile in questo contesto richiamare anche quanto Benedetto XVI disse al Convegno ecclesiale di Verona: "Occorre fronteggiare, con pari determinazione e chiarezza di intenti, il rischio di scelte politiche e legislative che contraddicono fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell’essere umano, in particolare riguardo alla tutela della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale, e alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio, evitando di introdurre nell’ordinamento pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzarla, oscurando il suo carattere peculiare e il suo insostituibile ruolo sociale".

Ma il sacerdote deve astenersi completamente dall’indicare quale parte politica ritenga a suo giudizio che dia maggior sicurezza in ordine alla difesa e promozione dei beni umani in questione. Questa indicazione infatti sarebbe in realtà un’indicazione per chi votare.

Bologna, 15 marzo 2008

+Carlo Card. Caffarra
Arcivescovo di Bologna