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Cerimonia di commemorazione del 750° anniversario del "Liber Paradisus"
Museo della Fondazione Card. G. Lercaro, 1 giugno 2007


Nella storia di un popolo non tutti gli avvenimenti hanno la stessa importanza. Alcuni di essi sono avvenimenti che potremmo qualificare fondatori. Essi cioè depongono nella coscienza del popolo che li vive la prospettiva di un futuro marcato dalla fedeltà all’evento fondatore. "Passato", "futuro", "fedeltà", non sono forse queste le categorie fondamentali per descrivere la storia di un popolo? Eliminandone anche solo una, il cammino di una comunità o si arresta o si corrompe in un vacuo vagabondaggio.

Noi oggi e domenica ci troviamo per fare memoria di un evento fondatore della nostra città. Il 3 giugno 1257 il Senato del Comune di Bologna prese l’iniziativa di riscattare a proprie spese i servi della gleba.

Non a caso sul simbolo della nostra città è scritto LIBERTAS. Quel fatto ha qualificato per sempre il volto della nostra città. E per la prima volta ha preso coscienza che essa si reggeva su tre colonne, si nutriva di tre radici: la Chiesa, l’Università, la Municipalità.

Certamente molte cose sono cambiate; altre fondamentali esperienze storiche hanno segnato il cammino della nostra città. E sarebbe stolto non tenerne conto. Tuttavia, il fatto che oggi vogliamo celebrare il Liber Paradisus indica che quanto è accaduto il 3 giugno 1257 non può essere dimenticato.

Per quale ragione? Al Vescovo della città compete la risposta che tiene conto di una radice di quell’evento fondatore.

Per la Chiesa che è in Bologna questa celebrazione avviene nel contesto del Congresso Eucaristico Diocesano, che intende celebrare la forza rinnovatrice dell’Eucaristia, rinnovatrice dell’umanità di ogni uomo: "se uno è in Cristo è una nuova creatura".

Non è possibile nessuna rigenerazione dell’humanum che costituisce la nostra irripetibile unicità nell’universo, se non mediante la "rigenerazione della libertà", la "liberazione della libertà". È a questo livello profondo della persona che si colloca la Chiesa. Meglio: il suo destinatario ed interlocutore è la persona nella sua soggettività libera. Non si accontenta di mettere in ordine la superficie delle cose, ma intende rigenerare la profondità del cuore.

Ma c’è qualcosa di ancora più profondo che la Chiesa vive, collegando questa memoria con il Congresso Eucaristico Diocesano.

Nella fede della Chiesa l’Eucaristia è la Presenza permanente del dono che Dio in Cristo fa di Se stesso all’uomo. È nella luce di questo Dono che l’uomo prende coscienza del suo valore, della sua dignità: se Dio si è preso cura dell’uomo fino a questo punto, quale valore ha l’uomo agli occhi di Dio! La misura della dignità dell’uomo diventa l’infinità dell’amore con cui Dio lo ama. Ed è dentro a questa scoperta che l’uomo sente che la sua libertà è portata ad una tensione massima; è provocata da una sfida inedita. All’Amore si può solo rispondere liberamente. L’uomo è libero davanti a Dio: questa è la definizione essenziale della libertà.

Noi celebriamo il Liber Paradisus perché questa suprema esaltazione della libertà umana, che avviene ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, non resti chiusa nel recinto delle nostre chiese, ma entri in dialogo pubblico con quella ricerca di libertà che percorre tutta la modernità. Perché da questo dialogo rifiorisca la vita della nostra città. Perché da questo dialogo la nostra città risorga dal suo degrado.