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INCONTRO IN OCCASIONE DEL V° ANNNIVERSARIO DELLA LETTERA ENCICLICA CENTESIMUS ANNUS
Palazzo Arcivescovile 10 maggio 1997

Gentili Signore,
Egregi Signori,

vi ringrazio per aver accolto il mio invito a questo incontro. E’ questo un momento al quale pensavo da molto tempo, che desideravo tanto ed al quale tenevo tanto, dopo l’incontro circa un anno fa colle organizzazioni sindacali. Sono sicuro che leggendo il mio invito, non avete potuto non sentire una certa meraviglia: come mai un vescovo vuole cominciare un dialogo con tutti i principali responsabili della economia della nostra città? non sarà dunque del tutto inutile iniziare col dirvi i motivi che mi hanno spinto ad invitarvi a questo incontro.

1. Prima di tutto, sono insistenti nella mia coscienza di pastore di questa Chiesa alcuni interrogativi che non è retorica definire drammatici: perché non si possono trovare nuovi posti di lavoro e la disoccupazione mantiene sempre livelli preoccupanti? Perché i nostri giovani continuano a vivere un’esperienza di insostenibile incertezza verso il loro futuro? Perché anche in coloro che lavorano cresce spesso lo scontento e l’insoddisfazione, vedendosi loro stessi spesso nell’insicurezza? e che dire poi dei pensionati, costretti spesso ad una vita di stenti? Ecco: è stata questa preoccupazione a muovermi ad incontrare coloro che, come voi, hanno alte responsabilità per il bene comune della nostra città, nel campo dell’economia.
 Ma, naturalmente, non vi ho invitati a questo incontro solamente per rendervi partecipi delle mie preoccupazioni. L’ho fatto anche perché sento di portare con voi, anche se in ambiti distinti, la stessa responsabilità per la difesa della dignità della persona. Ed infatti, a che cosa mira, deve mirare tutta l’attività economica se non all’uomo, al bene della persona umana, di ogni persona umana? E’ questa una verità che oggi a causa di una società sempre più complessa, rischia di essere da noi facilmente dimenticata. L’organizzazione (necessaria) della sanità rischia di far dimenticare che il suo fine è semplicemente la persona dell’ammalato. L’organizzazione (necessaria) dell’attività scolastica rischia di far dimenticare che il suo fine è semplicemente la persona dello studente che chiede di essere educato. Ugualmente, l’economia e la sua sempre più complessa organizzazione deve essere finalizzata al bene della persona. “Tutto ciò si può riassumere affermando ancora una volta che la libertà economica è soltanto un elemento della libertà umana. Quando quella si rende autonoma, quando cioè l’uomo è visto più come un produttore o un consumatore di beni che come un soggetto che produce e consuma per vivere, allora perde la sua necessaria relazione con la persona umana e finisce con l’alienarla e opprimerla” (Lett. En. Centesimus Annus 39,5). Che cosa significa in concreto questa integrazione della libertà economica dentro alla libertà umana intesa in tutta la sua verità? Come evitare che quella si svincoli da questa? Significa l’abbandono di una “forma mentis” che ha accompagnato l’economia occidentale di questi ultimi secoli, quella espressa icasticamente nella forma più chiara in un assioma famoso: “gli affari sono affari”. Va cioè abbandonata quella mentalità secondo la quale le istanze etiche sarebbero esterne alla teoria ed al vissuto economico, negando le loro profonde interazioni. Ecco: sono arrivato alla ragione vera, ultima per cui mi sono permesso di iniziare questa mattina un dialogo con voi tutti. Aiutarvi a riportare sempre al centro della vostra attività economica la persona umana, ogni concreta persona umana. Questo significa, in sostanza, non svincolare mai la libertà economica dalla libertà umana intesa nel suo significato intero o - il che equivale - superare la dicotomia fra etica ed attività economica.
 Vorrei però fare subito una precisazione. Parlando di etica o di morale (per me ora sono due termini sinonimi), qualcuno potrebbe pensare che sto parlando della necessaria onestà individuale dell’imprenditore. Non sarò certo io a negare questa necessità: ma non è di questa che voglio parlare. Essa, sempre necessaria, non è più però sufficiente per riportare la persona al centro dell’economia. L’etica è necessaria per lo stesso sistema economico, e di fatto giudizi etici sono sempre implicati nelle politiche economiche o nelle proposte per migliorarle.
Senza l’etica, l’economia del benessere è ridotta, al massimo, ad affermazioni su come dare alle persone una maggiore quantità di ciò che esse sembrano volere, senza alcuna presunzione che ciò sarebbe veramente vantaggioso dal punto di vista etico. Per esempio, ciò fa si che l’economista sia incapace di dire che è sbagliato fornire quello che i drogati o gli alcolisti sembrano volere.
 Ancora più importante, senza l’etica non si può decidere su importanti questioni politiche come le seguenti. Supponiamo che si stia riflettendo su uno specifico miglioramento nel servizio della salute pubblica o su un qualche altro programma di assistenza, dove si capisce che i maggiori costi saranno soddisfatti da un aumento nelle aliquote dell’imposta sul reddito. Tipicamente i ricchi perderanno di più, a causa delle imposte sul reddito più elevate, di quanto guadagneranno da servizi migliori per la salute pubblica, mentre i poveri guadagneranno di più dal miglioramento di quei servizi di quanto perderanno per dover pagare una maggiore imposta sul reddito anche se di poco superiore. In assenza di giudizi di valore etico, non c’è alcun modo per soppesare i guadagni dei poveri contro le perdite dei ricchi, in maniera tale da decidere quali siano più importanti e quindi se questo mutamento di politica sia desiderabile o meno.
 L’esigenza oggi di uscire da quegli schemi mentali che tendono a concepire le istanze etiche come esterne alla teoria ed al vissuto economico, si impone anche da un altro punto di vista.
 Dopo il fallimento del marxismo, è risultato ancora più chiaro che l’unica economia degna della persona è l’economia d’impresa, o di mercato. Intendo con essa “un sistema economico che riconosce il ruolo fondamentale e positivo dell’impresa, del mercato, della proprietà privata e della conseguente responsabilità per i mezzi di produzione, della libera creatività umana nel settore dell’economia” (CA 42,2). Contrapporre quindi questa economia al principio di solidarietà, come ancora oggi accade in alcuni ambienti cristiani, è un non-senso. Ma dire questo non significa dire, come spesso accade, che il puro egoismo cioè il profitto per il profitto, è economicamente ottimale. Quando ci sono vantaggi di scala, cosicché esiste il potere di controllare il mercato, quando gli individui possono reciprocamente farsi del male o persino farsi del bene in modi che non sono penalizzati o ricompensati dal mercato, o, soprattutto, quando gli agenti economici hanno una rendita da informazione privata, allora esistono obblighi morali al fine di usare questi aspetti vantaggiosi per il beneficio degli altri. E, oltre a tutto ciò, c’è un obbligo, espresso al meglio attraverso l’azione di Stato, per rettificare la distribuzione del reddito data dal mercato, al fine di ottenere di più per coloro i cui talenti non sono sufficientemente ricompensati dall’economia da permettere loro una vita decente.
 Sono sicuro che condividete questa visione dell’economia, dell’impresa, del mercato; questa visione che mette al centro di essi la persona umana (e la sua libertà abitata da profonde esigenze di valori morali) e la famiglia, originario luogo in cui la persona stessa è chiamata a vivere bene.
 La Chiesa, il Vescovo non ha competenza né autorità per proporvi modelli reali e veramente efficaci: essi devono essere elaborati da voi tutti assieme alle competenti autorità, perché i problemi concreti della nostra città in tutti i loro aspetti economici, sociali, politici e culturali possano gradualmente risolversi. A tale impegno, che esige una grande saggezza e coraggio, la Chiesa col suo Vescovo intende offrire l’indispensabile orientamento ideale.

2. Consentitemi allora, in questa seconda ed ultima parte della mia riflessione, di indicarvi a quali obiettivi prioritari questo indispensabile orientamento ideale vi chiede di indirizzare la vostra preparazione professionale e la vostra attività economica.
 Il primo di questi obiettivi è uno sforzo vero, continuo, quotidiano di salvaguardare realmente, non solo in dichiarazioni di principio, il diritto fondamentale di qualsiasi uomo ad avere un lavoro che gli consenta di vivere degnamente con la sua famiglia ed a chi desidera farlo, di formarsela. Intendo la famiglia fondata sul legittimo matrimonio fra un uomo e una donna. Vi chiedo “un supplemento di fantasia imprenditoriale” per fare uscire la nostra città da una situazione gravemente preoccupante. Lo so che il passaggio da questo orientamento ideale alla sua realizzazione concreta, è difficile. So che la c.d. “globalizzazione del mercato” può aumentare ulteriormente queste difficoltà. Il facile trasferimento delle risorse e dei sistemi di produzione, realizzato unicamente in virtù del criterio del massimo profitto ed in base ad una competitività sfrenata, se da un lato accresce le possibilità di lavoro ed il benessere di alcune regioni, dall’altra può aggravare la disoccupazione in paesi di antica tradizione industriale. Ecco vedete come quell’ingresso dell’esigenze etiche dentro alle esigenze economiche non è più rinviabile?
 Il secondo obiettivo è di accrescere l’impegno già esistente e di precisare contenuti  perché quel fondamentale diritto al lavoro sia salvaguardato.
 Impegno: è necessario mettere questo obiettivo di riportare la disoccupazione entro limiti fisiologici, al primo posto.
 Contenuto: la preoccupazione di creare lavoro deve essere oggetto di programmi specifici ed efficaci, in modo che i mezzi indicati siano efficienti e non controproducenti.

Conclusione

Gentili Signore,
Egregi Signori,
 sono giunto alla conclusione. La via della Chiesa ci ricorda continuamente il S. Padre Giovanni Paolo II, è la persona umana. Vi parlavo all’inizio di una corresponsabilità che insieme, pur in sfere ben distinte, condividiamo. Quale? quella di costruire una società che rispetti pienamente la dignità dell’uomo. Non c’è dubbio che fra i principali artefici di questa costruzione siete anche voi, dal momento che l’attività economica è una dimensione essenziale della persona umana, che la produzione di ricchezza consente alla persona di sviluppare meglio capacità e conoscenze. L’apporto specifico vostro a rendere la nostra città sempre più degna di essere abitata, consiste precisamente nel far sì che economia e dignità della persona non siano mai separate.
Sapete che ci stiamo preparando alla Grande Missione. Uno degli “ambiti” principali di essa è quello dell’economia e del lavoro. Prego Dio che la nostra Chiesa, che ha accompagnato questa città durante questo secondo millennio rendendola una delle città più belle, anche nel terzo millennio sia fedele nel fare propria la via dell’uomo. Grazie.