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S. MESSA ESEQUIALE DI MONS. G. CENACCHI
Cattedrale 12 aprile 2002

1. "Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro". La storia della salvezza dell置omo è tutta racchiusa e come concentrata in questo avvenimento, descritto con una semplicità piena di stupore: Gesù in persona si accosta all置omo, per camminare con lui. Quando, infatti, "giunse la pienezza dei tempi, Dio inviò il suo Figlio nato da donna" (Gal. 4, 4) L誕ccostamento, la vicinanza è accaduta originariamente nell段ncarnazione: nel momento in cui il Verbo, che era presso il Padre, divenne partecipe della nostra stessa natura umana, per cominciare ad essere anche presso l置omo. Accostamento, vicinanza che non resta estranea, ma che diviene intima alla vicenda umana: può "camminare con loro". Egli, infatti, assume la natura umana come era stata ridotta dal peccato: "poiché i figli avevano una natura fatta di sangue e di carne, egli pure l檀a presa" (Eb. 2, 14). "Camminava con loro": ha vissuto con noi la nostra stessa vicenda umana, fino alla morte che ne è il definitivo sigillo.

Affidiamo oggi alla misericordia del Padre, che nella vicinanza di Gesù all置omo, ha rivelato "quale grande amore ci ha dato", un nostro fratello, il sacerdote Giuseppe.

Egli, come ogni sacerdote, fu chiamato ad essere il sacramento della vicinanza di Dio all置omo. Ogni sacerdote lo è nel suo modo proprio. Il sacerdote Giuseppe realizzò questa vicinanza in un modo particolarmente simile alla vicinanza di Gesù ai due discepoli di Emmaus: "spiegò loro". Don Giuseppe fu vicino all置omo coll段nsegnamento, nel modo cioè più prezioso: guidare l置omo dentro all弾nigma del vivere verso la luce. Don Giuseppe scriveva nella sua ultima opera: "Nella filosofia contemporanea si va diffondendo, più di quanto non sembra, l弾mergenza della nostalgia dell弾ssere, nel senso che tale nostalgia pervade, come arcano movimento, il ritorno al passato, la memoria del presente, la pregnante attesa del futuro, ben oltre il tempo che fugge e la memoria labile. Non tanto per il tramonto quanto per il risveglio di una non debole sicurezza, che adombra il pensiero e le opere, tesi verso approdi per afferrare l段nvisibile in fase di svelamento, penetrato da brividi esistenziali, da sapori innocenti e da tenaci fedeltà".

Ecco la sua partecipazione al faticoso cercare umano, che fece di lui un vero educatore dello spirito: nell段nsegnamento dato per anni in Seminario; nell誕ssistenza spirituale alla FUCI, feconda di uomini e donne che oggi testimoniano Cristo con competenza e fedeltà nella professione; nella direzione del settimanale diocesano La Voce, che sotto la sua direzione conobbe il massimo della diffusione.

2. "Carissimi, noi fin da ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato". Il nostro cammino verso la gloria cui siamo destinati è faticoso: come quello dei discepoli di Emmaus. E lo fu per don Giuseppe, colpito da una malattia anche per certi aspetti umiliante. Ma attraverso questa dolorosa esperienza, egli fu guidato alla pienezza della vita, purificato dalla sofferenza. Parafrasando un testo agostiniano, alcuni anni orsono, don Giuseppe aveva spiritualmente anticipato la sua esperienza finale "Dovè il tuo Dio? lo cerco e non lo trovo e mi insultano! Cammino vagando come un pellegrino senza meta Mi nutro di lacrime al limite della disperazione mi sento afferrato dai lacci dell段nganno sono esule in terra straniera, impietrito dal dolore, carico di infinita nostalgia. Eppure, proprio in questa esperienza di silenzio, di vuoto, di niente, trovo Colui che sempre ho cercato e che sempre mi è stato vicino. Sono già, in certo modo, nella contemplazione del Vero e del Buono: ecco, allora, il diletto è talmente grande, puro, sincero che chi lo prova reputa il resto come nulla. Sono già, in certo modo, all段nterno della Verità, che non conosce tramonto, e ormai non temo più la morte, ma addirittura la desidero come unica garanzia di sicurezza".

Sia ora don Giuseppe simile al Signore cui ha servito, vedendo come Egli è.