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CATECHESI MARIANE
GIUBILEO 2000

III
MARIA MADRE DI TUTTI

La pagina evangelica appena letta ci rivela quale rapporto esiste fra noi, fra ogni persona umana, e Maria la madre di Cristo:un rapporto di maternità in senso vero [anche se analogico] e reale-soprannaturale. "Donna" le è detto da Gesù "ecco tuo figlio", e a Giovanni è detto "Figlio, ecco tua madre".

Il Concilio Vaticano II ha insegnato: "Concependo Cristo, generandolo, nutrendolo, presentandolo al Padre nel tempio, soffrendo col Figlio suo morente sulla Croce, ella cooperò in modo tutto speciale all’opera del Redentore … per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo Ella è diventata per noi madre nell’ordine della grazia" [Cost. Dogm. Lumen gentium, 61]. Come avete sentito, la Chiesa insegna che in forza della cooperazione prestata da Maria all’opera della nostra redenzione, Ella è nostra madre nell’ordine della grazia.

Questa sera cerchiamo di avere una qualche comprensione di questo "legame" che vincola Maria alle nostre persone, e che è sempre stato la base della fiducia che dobbiamo avere in Lei.

1. ["Ecco tuo figlio"]Come avete sentito, è sul Calvario, al momento della morte di Cristo, che Questi costituisce e manifesta la maternità dei Maria nei nostri confronti. Perché proprio in quel momento?

E’ nell’atto di offerta che Cristo compie di Se stesso sulla Croce che noi siamo stati salvati: siamo passati dalla morte alla vita. "Poiché con un’unica oblazione egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati" [Eb 10,14]. Ogni grazia ci viene esclusivamente dal sacrifico di Cristo come dall’atto che ci ha meritato ogni dono: "la pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo: una meraviglia ai nostri occhi" [cfr. At ]. Dal momento che "in nessun altro nome è dato all’uomo di salvarsi [cfr. At ]. E’ a causa della centralità del sacrificio della Croce che la celebrazione eucaristica, sacramento di quel sacrificio, rappresenta la fonte e il vertice di tutta la nostra vita. E’ dunque dal sacrificio della Croce, eucaristicamente sempre presente nella Chiesa, che noi siamo stati generati: se un tempo eravamo tenebra, ora siamo luce nel Signore [cfr. Ef 5,8].

Il fatto che Cristo nel suo sacrificio sulla Croce sia l’unica causa della nostra generazione alla vita divina, non comporta necessariamente che Egli non abbia voluto associarsi nessuno in quest’opera mirabile. Anzi: una delle caratteristiche costanti della Provvidenza divina, del modo con cui il Signore Iddio governa tutte le cose è di chiamare anche le creature umane a cooperare al suo governo provvidenziale. Voglio farvi almeno un esempio. In un certo senso l’atto divino per eccellenza, l’atto che è possibile solo a Dio è la creazione di una nuova persona umana. Eppure Egli non ha voluto compiere questo atto senza la cooperazione delle sue creature ragionevoli: Egli dà origine ad una nuova persona attraverso la cooperazione dei due sposi.

Questo accade anche nell’atto divino della nostra ri-generazione alla vita divina. Cristo ha voluto che vi cooperasse anche Maria: "Per questo ella è diventata per noi madre nell’ordine della grazia".

In che modo Maria ha cooperato? Come Maria ci ha generato alla vita divina? Possiamo prendere come paradigma per spiegare questo mistero, la maternità nell’ordine della natura.

La maternità nell’ordine della natura si realizza in tre momenti fondamentali: il concepimento, il parto, l’educazione. Maria è nostra madre nell’ordine della grazia perché ci ha concepiti nel mistero dell’incarnazione, ci ha partoriti nello strazio del suo stare ai piedi della Croce, ci educa perché "Assunta in cielo … con la sua intercessione continua ad ottenerci le grazie della salvezza eterna" [Cost. dogm. Lumen gentium 62,1].

Maria ci ha concepiti nel mistero dell’Incarnazione. Il Verbo infatti si è fatto carne in Lei come "il primogenito di molti fratelli" [Rom 8,9], il capostipite cioè dell’umanità rinnovata sradicata dalla solidarietà del vecchio Adamo. Maria pertanto concependo il Verbo nella nostra natura, è della nuova umanità la madre. Ascoltate quanto dice S. Leone Magno: "mentre adoriamo la nascita del Salvatore nostro, ci troviamo a celebrare anche la nostra nascita. Perché la nascita di Cristo segna l’origine del popolo cristiano, e il natale del capo è il natale del corpo" [Sermone sul Natale 6,2.1-2; PL 54,213]. Ciascuno di noi, come figlio nel Figlio, ha avuto la sua origine nel grembo di Maria.

Maria ci ha partoriti nel mistero del Calvario. La com-passione di Maria colla passione del Figlio è la sua cooperazione alla nostra generazione di figli di Dio. Voglio leggervi una pagina di straordinaria intensità desunta dalle Rivelazioni di S. Brigida, nominata patrona d’Europa recentemente:

"Nella passione io gli ero vicina e non mi separavo da lui. Io ero più vicina alla sua Croce; e siccome ciò che sta più vicino al cuore colpisce gravemente, così il suo dolore era più forte per me che non per gli altri. Quando mi guardava dalla Croce e io guardavo lui, dai miei occhi uscivano lacrime come se fluissero dalle vene; e quando egli mi vedeva affranta dal dolore, era talmente amareggiato a causa del mio dolore che tutto il dolore che proveniva dalle sue ferite scompariva quasi di fronte al dolore che vedeva in me.

Per questo dico con una certa audacia che il suo dolore era il mio dolore e che il suo cuore era il mio cuore. Come Adamo ed Eva vendettero il mondo per un frutto, così mio Figlio ed io abbiamo redento il mondo quasi con un solo cuore."

[Cit. da Testi mariani del secondo millennio 4, CN ed., Roma 1996, pag. 558-559].

Maria continua ad educarci nella vita di fede perché attraverso la sua continua intercessione ci ottiene la grazia che ci trasforma in Cristo. Una donna che aveva accolto in casa sua la beata Giacinta a Lisbona, nel sentire i consigli così profondi che la piccola le dava, le domandò chi le aveva insegnato cose così grandi. "E’ stata la Madonna", Giacinta rispose. Maria è Colei che ci educa in modo unico alla nostra vita in Cristo.

Dunque: Maria è nostra Madre nell’ordine della grazia, Madre di ciascuno di noi singolarmente preso.

2. ["Ecco tua Madre"]. La maternità di Maria esige che noi ci consideriamo suoi figli: "Ecco tua madre", dice Gesù. Ed il vangelo continua: "e da quel momento il discepolo la prese in casa sua". Che cosa significa realizzare nella nostra vita un rapporto di figliazione nei confronti di Maria? Certamente, ciascuno di noi ha un suo modo proprio di vivere questo rapporto. E’ il mistero di ogni persona. Tuttavia, la Chiesa insegna che la nostra "figliazione mariana" deve avere alcune attitudini fondamentali.

La venerazione, piena di affetto, del tutto singolare che dobbiamo manifestare nei confronti della sua persona. Questa venerazione si esprime in primo luogo nel culto della Chiesa e poi nella nostra devozione privata: questa deve sempre radicarsi in quello. Non seguendo nella nostra devozione se non la dottrina della Chiesa.

La fiducia totale che dobbiamo nutrire nei suoi confronti, soprattutto quando siamo in particolari difficoltà: una fiducia che si esprime nella preghiera umile e costante.

L’affidamento alla sua opera educativa: "si progredisce più in poco tempo di sottomissione e dipendenza da Maria che durante anni di iniziative personali, appoggiati solo su se stessi" [S. Luigi Grignion di Montfort, Trattato della vera devozione alla Ss. Vergine n. 15].

Carissimi fratelli e sorelle, introduciamo veramente Maria in casa nostra. Nella casa della nostra vita: abbia essa una dimensione fortemente mariana. Solo così essa sarà fortemente cristiana.