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La visione cristiana della società
Catechesi ai giovani: 5 ottobre 2002

Il percorso che faremo quest’anno è un approfondimento del percorso fatto l’anno scorso, continuando a raccogliere l’invito del S. Padre ad essere "luce del mondo e sale della terra".

Quest’anno infatti vogliamo riflettere assieme su una dimensione essenziale della vostra persona e della vostra vita: la dimensione sociale. Durante tutte le nostre catechesi, in fondo noi cercheremo di rispondere ad una sola domanda: quale è il modo gusto per le persone umane di stare assieme? Perché, e voi ve ne rendete conto ogni giorno, si può stare assieme in tanti modi e nessuno di voi pensa che un modo o l’altro abbia lo stesso valore. Questo dunque sarà il grande tema delle catechesi di quest’anno: la dottrina cristiana della società.

Questa prima catechesi ha lo scopo di dirvi in sintesi quanto verremo dicendo, punto dopo punto, nei mesi successivi. E’ importante avere fin dall’inizio una buona visione d’insieme. E’ come se, dovendo partire per un viaggio, guardassimo prima la carta geografica per conoscere tutto il percorso.

1. La dimensione sociale della persona

Carissimi giovani, il punto di partenza del nostro cammino è una verità fondamentale riguardante la nostra persona, una verità essenziale sull’uomo: nessun uomo è un’isola. Nessuno di noi è un casa senza porte e senza finestre. Detta in forma positiva, questa verità suona nel modo seguente: la persona umana è costitutivamente sociale.

Può essere che questa verità vi sembri talmente ovvia da non meritare nessuna attenzione. Non è così: oggi non è - lo vedremo nella catechesi seguente – così ovvia ed ancor meno immeritevole di attenzione.

Comincio col richiamare la vostra riflessione sulla parola "costitutivamente": è assai importante. Essa significa che la persona umana è fatta in modo tale che non può non vivere all’interno di rapporti con altre persone. Ognuno di noi è "costruito" per vivere in società.

Molti sono i segni che ci indicano, ci fanno conoscere questa verità sulla nostra persona. Mi limito a parlarvi di uno solo: la sessualità.

La persona umana è uomo o donna. Noi oggi sappiamo più di ieri che questa configurazione della persona umana, la configurazione maschile e la configurazione femminile, non è aggiunta dall’esterno alla persona. Fin da principio la persona è uomo o donna. E quindi, la persona umana non esiste in una forma unica, ma duplice: è di genere duale.

Rimandando alla catechesi di dicembre una riflessione molto più profonda su questo tema, per ora possiamo accontentarci di chiedere: quale è il senso di questa condizione duale della persona umana? Più semplicemente: perché esistono gli uomini? perché esistono le donne? La risposta che dà la scienza è la seguente: perché in questo modo la perpetuazione della specie umana è geneticamente meglio assicurata. Dunque, la condizione duale della persona umana è in funzione della specie. Sono sicuro che tutti noi avvertiamo che questa non può essere l’unica ragione.

Vediamo le cose più in profondità. Esiste una "reciprocità" fra l’uomo e la donna. L’uno cioè richiama l’altro e l’uno trova con l’altro un senso di auto-realizzazione della propria umanità. La condizione quindi duale della persona umana non è una spaccatura insuperabile; non è neppure una "disgrazia" da superare; è il segno di una chiamata della persona stessa a convivere con l’altro: a essere due nell’unità. Non mi dilungo ora ulteriormente perché riprenderemo questa riflessione. Teniamo dunque ben fisso nella nostra mente che il vivere in società è un’esigenza costitutiva della persona umana.

2. Quale società? La grammatica sociale

Ma se guardiamo ora alla nostra esperienza quotidiana vediamo che si può stare assieme in tanti modi: convivono nella stessa comunità le monache carmelitane e vivono assieme i membri di società mafiose. C’è una bella differenza!

La domanda dunque sulla qualità umana della società non può non sorgere dentro di noi: quale società è veramente umana? Prima di rispondere vi faccio un esempio.

Ogni lingua, come voi sapete, ha una sua propria grammatica. La grammatica di una lingua è l’insieme delle regole che governano l’uso della lingua in questione in modo che chi la parla, lo faccia correttamente e così si faccia capire. Qualunque sia il contenuto del discorso che stiamo facendo, la grammatica è sempre la stessa.

In modo analogo, esiste un insieme di valori che devono configurare le formazioni sociali perché queste siamo veramente umane. Le formazioni sociali sono tante e molto diverse fra loro: il matrimonio e la famiglia sono ben diverse da una società per azioni; lo Stato o società politica è ben diversa da una società calcistica. Tuttavia esistono valori o principi che sono come stelle fisse cui bisogna guardare e alla cui luce orientarsi nella vita sociale. Voi sarete "luce del mondo e sale della terra" se nelle responsabilità sociali che prima o poi dovrete assumervi, vi ispirerete sempre a quei principi permanenti. Quali sono? Per ora ci accontenteremo di enunciarli, o poco più. Tutto il seguito delle catechesi avrà precisamente il compito di spiegarveli.

2,1: il principio della persona. La persona nell’integralità delle sue dimensioni è soggetto, fondamento e fine di tutta la vita associata. Ho detto: "nell’integralità delle sue dimensioni". Cioè: nell’intero della sua realtà. Carissimi giovani, sforzatevi di avere sempre una visione vera, completa di voi stessi come persone; siate custodi e difensori inflessibili della verità intera dell’uomo. Siate nemici implacabili di ogni riduzionismo, di ogni ideologia che vi dice: "l’uomo non è nient’altro che …" Ho detto: "soggetto, fondamento e fine". Soggetto: in ogni società la persona deve sempre essere considerata e trattata non come qualcosa, ma come qualcuno; fondamento: la vita sociale ha la sua origine, come abbiamo visto, nella costituzione stessa della nostra persona; fine: la vita sociale ha come scopo di far crescere la persona.

2,2: il principio della solidarietà. Il bene di sé stessi non contrasta col bene dell’altro: il bene proprio non è contro il bene altrui e viceversa. Al contrario: la perfezione del proprio bene dipende dalla perfezione del bene di ogni altro. Non si diventa pienamente se stesi se non con ogni altro. Oggi il fenomeno della globalizzazione sta dimostrando in modo macroscopico sia in negativo sia in positivo quanto questo principio sia vero. Il principio della solidarietà dice: non l’uno contro l’altro /a spese dell’altro/ senza l’altro; ma l’uno con e per l’altro.

2,3: il principio di sussidiarietà. Esso è la norma che deve regolare i rapporti fra le singole persone e la società, le società inferiori con quelle superiori. Esso dice che deve essere favorita [sussidiata] la libertà e l’iniziativa delle singole persone; la società superiore non deve impedire la società inferiore, né sostituirsi ad essa, ma aiutarla a perseguire i suoi fini propri, e subentrare solo quando persone e società non sono in grado di raggiungere gli scopi necessari al vivere umano.

2,4: il principio del bene comune. La vita associata ha una sua ragione d’essere, come ho già detto, nel favorire lo sviluppo pieno della persona. In che modo la società compie questa funzione? Creando quel complesso di condizioni che consentono ad ogni persona di raggiungere quei beni umani dal cui possesso dipende la perfezione della persona stessa. Questo "complesso di condizioni…" è ciò che chiamiamo il bene comune di una società.

Quale società è veramente umana, ci eravamo chiesti. Ora possiamo rispondere: una società personalista, solidale, sussidiaria, ordinata. Non è quindi umana una società collettivista, individualista, totalitaria, disordinata.

Voglio concludere con due riflessioni di enorme importanza, sulla quale avremo modo di ritornare in seguito.

La prima. Dovete subito liberarvi dall’errore tragico di pensare che possa esistere una società perfetta. Ogni volta che l’uomo ha pensato questo ha causato immani ingiustizie. La "grammatica sociale" indica l’orizzonte verso cui noi dobbiamo muoversi, segna la direzione del movimento: nulla di meno, certo, ma neppure nulla di più.

La seconda. La nostra fede cristiana non solo non annulla quella grammatica sociale, anzi: è stata la fede cristiana di fatto ad insegnarla agli uomini. Non solo, ma quando entriamo nella società da cristiani, i quattro principi suddetti rivestono dimensioni assolutamente nuove e splendenti. Faccio un solo esempio: quando il principio di solidarietà è vissuto nella carità cristiana, tende a rivestire la forma della gratuità piena, del perdono dei nemici, della piena riconciliazione. E’ questo che il S. Padre intendeva dirvi, quando vi chiese di essere "luce del mondo e sale della terra".


TRACCIA DI RIFLESSIONE dopo la catechesi

  1. Può essere che vi troviate un po’ … spaesati di fronte a questo tipo di catechesi, che si distacca da quelle precedenti. Potete cominciare il vostro dialogo reciproco chiedendovi: è importante una catechesi di questo genere? Dite le ragioni sia del "no" che del "si". Conoscevamo questa "grammatica sociale"? per niente? vagamente?
  2. Nel secondo momento del vostro scambio potete entrare nel tema trattato: è tutto chiaro? [si individuino i punti non compresi] è questo un discorso convincente? e soprattutto [domanda importantissima]: ritieni che questa riflessione abbia qualcosa a che fare con la tua fede [il tuo andare a Messa la domenica, il tuo confessarti e pregare]?
  3. Infine potreste cominciare subito una prima verifica: nella società in cui viviamo i quattro principi spiegati sono rispettati? se no, perché, di chi è la responsabilità? cosa potremmo fare noi giovani?