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"Io sono la luce del mondo": Cristo luce della vita
Catechesi ai giovani: 20 ottobre 2001

Iniziamo il nostro cammino di riflessione per far maturare sempre più la nostra fede. Il Santo Padre all’alba del terzo millennio vi chiede di essere "luce del mondo"e "sale della terra" poiché è Gesù stesso che dice al suo discepolo: "voi siete la luce del mondo".

Ma questo diventa concretamente possibile solo se nella vostra vita avviene un incontro vero con Cristo, dal momento che Gesù ha detto: "Io sono la luce del mondo; chi segue me non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita" [Gv 8,12]. E’ ciò che descrive sinteticamente S. Paolo riferendosi proprio a quanto accaduto nella sua vita: "Dio che disse: "rifulga la luce dalle tenebre", rifulse anche nei nostri cuori per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo" [2Cor 4,6]. Cioè: una luce intima, profonda comincia a splendere nel nostro cuore fino ad allora immerso nelle tenebre, quando la nostra persona vede [incontra la persona di] Cristo nella sua vera identità.

Per dare un certo ordine alla nostra catechesi procederemo nel modo seguente. Leggeremo attentamente la narrazione di due incontri con Cristo, quello di Zaccheo e quello della donna adultera: e questo sarà il primo punto. Cercheremo poi non solo di narrare, ma di capire che cosa significa che chi segue Cristo non cammina nelle tenebre: e questo sarà il secondo punto.

1. L’INCONTRO CON CRISTO. Carissimi amici, se voi leggete con attenzione le pagine evangeliche, voi potete costatare e verificare che cosa accade ad un uomo, ad una donna quando incontrano Gesù. Non posso ovviamente ricordarvi tutti gli incontri narrati dai vangeli, meditarli tutti con voi. Ci limitiamo, come vi dicevo, a due solamente.

[L’incontro con Zaccheo: Lc 19,1-10]. Egli era il capo dei pubblicani, cioè di una banda di approfittatori che nel raccogliere le tasse commettevano ingiustizie e soprusi. Ma egli ha nel cuore un desiderio: "cercava di vedere quale fosse Gesù". L’incontro nasce sempre da una ricerca, da un desiderio: "che cosa cercate?", chiese Gesù ai due che si misero a seguirlo[cfr. Gv 1,38]. Ed alle folle che lo seguivano non perché cercavano Lui ma i suoi benefici, Gesù dice: "voi mi cercate … perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati" [cfr. Gv 6,27]. L’incontro vero con Gesù nasce dal desiderio, nasce dalla ricerca; desiderio di che cosa? ricerca di che cosa? "che cosa cercate?" dice Gesù anche a voi questa sera.

Ma proseguiamo nel racconto di Zaccheo. Entra in scena Gesù e che cosa propone? Come entra nella vita di Zaccheo? Quali sono le prime parole che dice? "…oggi devo fermarmi a casa tua". Gesù non inizia intimando un legge da osservare; non inizia rimproverando la vita passata; Egli entra nella vita proponendoti l’esperienza di una compagnia: "oggi mi fermo a casa tua: voglio stare con te, assieme a te". E’ sempre così. Al giovane ricco dice: "vieni e seguimi" [cfr. Mc 10,22]; ad Andrea e Giovanni dice:"venite e vedrete … e quel giorno si fermarono presso di lui". Gesù sta con te e tu stai con Gesù: Lui a casa tua e tu a casa sua.

E che cosa in realtà succede a Zaccheo? Due cose: il cuore si riempie di gioia ["lo accolse pieno di gioia"]; cambia totalmente il suo modo di essere nel mondo ["do la metà dei miei beni ai poveri, e se ho frodato qualcuno restituisco quattro volte tanto"]. Il cuore si riempie di gioia. La gioia è la perfetta corrispondenza fra i desideri più profondi della persona e ciò che sto incontrando, vivendo. Essa è un’esperienza diversa, profondamente diversa dal piacere. Il piacere riguarda il soddisfacimento di un’esigenza della natura; la gioia è la pienezza della persona. Anche gli animali provano piacere, ma solo le persone gioiscono. Nell’incontro con Gesù l’uomo trova ciò che più profondamente desidera, la risposta alle sue domande più profonde. Zaccheo è "pieno di gioia".

Cambia il modo di essere nel mondo, di vivere. Carissimi amici, non ci sono molti modi di vivere; di impostare, di progettare la propria vita: ce ne sono solo due. Poiché tutti sentiamo la fragilità della propria vita, noi cerchiamo come istintivamente di rassicurarla, di renderla consistente: contro il passare del tempo invidioso della nostra felicità, contro gli imprevisti del futuro, in una parola contro la morte. Ed è a questo punto che si aprono davanti a noi due possibilità. L’una è quella scelta da Zaccheo prima di incontrare Gesù: possedere. Possedere le cose [Zaccheo era un ladro]; possedere le persone per poterne usare a proprio piacere. L’altra è ciò che Zaccheo vede spalancarsi, aprirsi davanti a sé nell’incontro con Gesù: donare. Donare ciò che hai, donare ciò che sei. Zaccheo capisce che la vita la si mette al sicuro, perdendola per gli altri; che l’uomo realizza se stesso nel dono di se stesso. Anche al giovane ricco si era aperta davanti questa possibilità:"va, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri" [Mc 10,21]. Ma quel giovane ebbe paura, "e se ne andò afflitto". Pieno di gioia, Zaccheo; afflitto il giovane: ecco descritto che cosa accade a che cosa non accade quando uno incontra /non incontra Gesù Cristo.

Possiamo dire, esprimere tutto l’avvenimento dell’incontro con Gesù con una sola parola? Certo è Gesù stesso che lo fa: "oggi la salvezza è entrata in questa casa". La salvezza, la salvezza della persona in ciò che è, in ciò che ha di più prezioso, è tutto il contenuto dell’incontro con Cristo. Anche Andrea e Giovanni, ritornando a casa dall’incontro con Gesù, riferirono e narrarono tutta la loro esperienza con queste semplici parole "abbiamo trovato il Messia" [Gv 1,41], cioè colui che ci salva.

[L’incontro con la donna adultera: cfr. Gv 8,1-11]. E’ una donna colta in adulterio. La legge mosaica era chiara: lapidazione. E la motivazione era la seguente: "così toglierai il male da Israele" [Dt 22,22]. Non c’è che un modo di togliere il male dal mondo: uccidere chi lo compie! Ma questa pagina del vangelo ci rivela il contenuto più commovente dell’incontro con Cristo. Ciò che di più straordinario accade.

Di fronte a chi sbaglia, per risolvere il problema della presenza del male nel mondo l’uomo non possiede che due possibilità: o afferma la legge punendo la persona oppure salva la persona venendo a compromessi colla legge. Carissimi amici, prestatemi attenzione perché tocchiamo veramente un punto fondamentale.

Proviamo a verificare come ci poniamo noi di fronte a chi ha sbagliato, a chi ha commesso un grave delitto. O lo scusiamo: "non ha colpa; è colpa dell’educazione ricevuta, della società in cui vive …". Cioè: neghiamo la sua responsabilità e libertà. Oppure diciamo: "ma non è giusto punire uno per questo fatto; la legge deve essere cambiata". Cioè: rifiutiamo la legge che distingue bene del male. Ed era esattamente questa la trappola che avevano teso a Gesù i suoi nemici: se assolveva la donna, condannava la legge; se affermava il valore della legge, doveva condannare la donna.

Ed ecco la via divina di uscita: il perdono. Perdonando, non condanna quella donna ["neanch’io ti condanno"]; perdonando chiama male il male ["d’ora in poi non peccare più"]. Carissimi giovani, il perdono è l’atto più divino che esista: è un atto più divino che la creazione del mondo. Non lo dico io; lo dice S. Tommaso d’Aquino [cfr. 1,2, q. 113, a.9].

Ecco che cosa accade quando tu incontri Gesù! Si istituisce un rapporto così personale in cui a nessun altro è lecito entrare ["rimase solo Gesù con la donna"]: e sei perdonato. Sei cioè rigenerato pienamente nella tua dignità, nella tua umanità. Sei rinnovato. L’incontro con Cristo è come una nuova creazione. E’ per questo che Lui ti può dire: "va e non peccare più". Sei una nuova creatura; agisci ora come una nuova creatura.

Abbiamo meditato su due incontri: ciò che è accaduto a Zaccheo e alla donna adultera accade a ciascuno di noi quando incontriamo Cristo. Possiamo allora, per concludere questo primo punto della nostra catechesi, esprimere in sintesi che cosa significa incontrare Cristo [desumo questa sintesi da A. Sicari, Viaggio nel vangelo, Jaca Book ed., Milano 1995, pag. 43-45].

- Incontrare Cristo significa iniziare a vivere stabilmente con Lui ["rimasero con Lui", "lo accolsero in casa sua"]: Cristo diventa una presenza, non semplicemente un ricordo. La comunità di coloro che hanno incontrato Cristo è la Chiesa.

- Incontrare Cristo significa conformarci, uniformarci sempre più a Lui, familiarizzarsi con Lui: pensare come Lui, avere le sue preferenze, i suoi gusti. La Chiesa è il luogo dove si impara tutto questo: è la scuola del servizio divino, diceva S. Benedetto. Bisogna rimanere molto profondamente dentro la Chiesa.

- Incontrare Cristo significa scoprire sempre più che cosa ci stiamo a fare nel mondo, quale è il senso della vita: significa cioè scoprire la propria vocazione. Ecco perché lo stare con Lui nella preghiera è la chiave risolutiva dell’enigma della nostra vita.

- Incontrare Cristo significa diventare suoi testimoni, diventare missionari. Essere testimoni significa saper narrare semplicemente ciò che ci è accaduto incontrando Cristo.

  1. L’INCONTRO CON CRISTO E L’UOMO. Gesù ha detto: "Io sono la luce del mondo: chi segue me, non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita". Perché chi incontra Cristo ha la luce della vita? Che cosa significa "avere [in sé] la luce della vita"? In questo secondo punto della nostra catechesi cercheremo di rispondere a queste due domande: cercheremo di capire.

Incontrando Cristo, carissimi giovani, la vostra intelligenza viene in possesso della vera chiave interpretativa della vita. La diversità fra chi ha incontrato Cristo e chi non lo ha incontrato non consiste nel fatto che il primo vede cose che il secondo non vede: vedono e vivono le stesse esperienze, ma il primo le vede con una profondità e le vive con una passione sconosciute all’altro.

Ho parlato di "chiave interpretativa della vita". Che cosa significa? La vita è domanda di verità perché essa esige un senso; la vita è esercizio della libertà perché è ricerca del bene; la vita è comunione di vita con le altre persone. Fermiamoci a riflettere brevemente su ciascuna di queste tre dimensioni fondamentali del nostro vivere quotidiano.

La vita è domanda di verità perché essa esige un senso. Carissimi amici, voi sapete bene che non basta vivere: anche le piante, anche gli animali vivono. E’ necessario possedere delle ragioni per cui vale la pena di vivere. E queste ragioni sono più importanti della vita stessa: i martiri hanno rinunciato alla vita piuttosto che rinunciare alle ragioni per cui vale la pena di vivere. Ora quali sono le domande fondamentali? Sono due: da dove vengo? verso dove vado? Se vengo dal caso; se il mio esserci è una pura casualità, allora continuo a vivere per caso. L’incontro con Cristo mi svela che all’origine della mia vita c’è un atto di amore del Padre che mi ha donato l’esistenza perché divenissi partecipe della sua stessa vita. Se il destino ultimo della persone è un pugno di povere dentro una cassa da morto; se la meta finale è il nulla eterno, non aveva forse ragione Leopardi quando scrisse: "… di tanto adoprar, di tanti moti/ d’ogni celeste, terrena cosa, / … uso alcuno, alcun frutto/ indovinar non so" [da Canto notturno di un pastore errante dell’Asia]? L’incontro con Cristo ci dona la verità sul nostro destino ultimo: essere sempre con Lui, nella pienezza della sua gioia. Alle nostre spalle, non ci sta il caso, ma l’Amore; alla fine non ci sta il nulla, ma la Vita. E il cammino fra i due , il nostro vivere quotidiano pieno della presenza di Cristo, è il compimento di una missione: è vocazione.

La vita è esercizio di libertà, perché è ricerca di bene. Carissimi amici, esiste oggi un’insidia gravissima alla nostra libertà; c’è qualcosa che vi sta togliendo la libertà, il gusto della scelta libera. E’ di farvi pensare che non esiste una vera, obiettiva distinzione fra bene e male, ma che è tutta una questione di gusti e/o opinioni soggettive o di convenzioni sociali. Il vero nemico della vostra libertà è il relativismo morale, perché esso vi toglie il gusto della scelta libera. C’è gusto, è bello, è grande scegliere quando c’è una vera diversità fra le possibilità che mi si aprono di fronte. Se tutto ha lo stesso valore, niente ha valore. L’incontro con Cristo vi dà il vero gusto della libertà, perché ti domanda di deciderti per l’esistenza. La decisione per l’esistenza è la vera libertà: Zaccheo ha deciso di esistere nel modo nuovo che ha sentito nell’incontro con Cristo, perché ha capito che era l’unico modo vero. Nella libertà che Cristo ti dona tu affermi la verità del bene; ma l’affermi, scegliendo e decidendo per essa. Un grande maestro del pensiero cristiano, S. Anselmo d’Aosta, ha scritto questa bellissima preghiera: "Ti prego, Signore, fa che io gusti attraverso l’amore quello che gusto attraverso la conoscenza. Fammi sentire attraverso l’affetto ciò che sento attraverso l’intelletto" [Meditatio XI, ………………….; su questo ultimo rapporto fra verità-affezione-libertà cfr. L. Giussani, "Tu" (o dell’amicizia), BUR ed., Milano 1997, pag. 227-228].

La vita è comunione inter-personale perché è amore. La decisione per l’esistenza nella verità e nel bene è concretamente la decisione di amare. La scienza più necessaria è la scienza dell’amore; è sapere la verità sull’amore. La vita fiorisce nel dono di sé agli altri secondo la vocazione di ciascuno: nella verginità consacrata, nel sacerdozio, nel matrimonio. L’uomo è l’unica creatura che realizza se stessa nel dono di se stesso.

Cerchiamo ora di riassumere."Avere la luce della vita" significa sapere da dove veniamo: la verità sulla nostra origine; significa sapere a che cosa siamo destinati: la verità sulla nostra fine.

"Avere la luce della vita" significa, sapendo la verità su se stessi, divenire capaci di una decisione per l’esistenza adeguata alla nostra dignità di persone.

"Avere la luce della vita" significa decidersi a realizzare se stessi nel dono di sé: nel matrimonio, nella verginità consacrata, nel sacerdozio.

Perché chi segue, chi incontra Gesù "ha la luce della vita"? perché accade in lui quella conoscenza; gli viene donata quella capacità; la sua esistenza diventa dono di sé agli altri.

CONCLUSIONE

Concludo leggendovi una pagina riguardante la vita di S. Francesco:

"Un giorno passò accanto alla Chiesa di San Damiano, quasi in rovina e abbandonata da tutti. Condotto dallo Spirito, entra a pregare, si prostra supplice e devoto davanti al Crocifisso e, toccato in modo straordinario dalla grazia divina, si ritrova totalmente cambiato. Mentre egli è così profondamente commosso, all’improvviso – cosa da sempre inaudita !– l’immagine di Cristo crocifisso, dal dipinto gli parla, movendo le labbra. "Francesco – gli dice chiamandolo per nome – va’ ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina". Francesco è tremante e pieno di stupore, e quasi perde i sensi a queste parole. ma subito si dispone ad obbedire e si concentra tutto su questo invito.

Da quel momento si fissò nella sua anima santa la compassione del Crocifisso e, come si può pienamente ritenere, le venerande stimmate della Passione, quantunque non ancora nella carne, gli si impressero profondamente nel cuore" .

[Vita seconda di S. Francesco d’Assisi di Tommaso da Celano 10; in Fonti Francescane, ed. Francescane, Padova 1986, pag. 336].

Vedete? Il miracolo continua: il miracolo dell’incontro con Cristo che trasforma la vita. Possa accadere anche in ciascuno di voi.