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ED ORA A VOI SENTINELLE DEL NUOVO MILLENNIO
Catechesi ai giovani
20 aprile 2002

L’incontro di questa sera è la conclusione della riflessione che durante quest’anno abbiamo condotto sia negli incontri di catechesi sia nei laboratori della fede. Abbiamo iniziato il nostro cammino ponendo i nostri occhi su Cristo luce del mondo, cercando di capire che cosa significhi questo "titolo" dato a Cristo [20 ottobre]. Poi abbiamo cercato di capire il fatto che il discepolo del Signore è chiamato ad essere in Cristo e con Cristo egli pure "luce del mondo – sale della terra": divenendo costruttori di una nuova civiltà [17 novembre]. Scendendo poi più al particolare ci siamo chiesti dove nel vivere umano c’è più bisogno della luce di Cristo: nella risposta alla domanda di senso; che cosa ha più bisogno di essere "salato" dal sale di Cristo per non corrompersi: la nostra libertà nelle sue scelte [22 dicembre]. A questo punto abbiamo voluto descrivere anche un’altra opera ed impresa di costruzione: quella dell’anti-civiltà dell’odio e della menzogna [19 gennaio]. A volte, consapevolmente o non, anche noi, tradendo la nostra fedeltà a Cristo, possiamo entrare nell’impresa di costruzione dell’anti-civiltà, quando il sale diventa insipido e quando la luce viene nascosta! Ci siamo chiesti quando e come questo avviene nella vita di un discepolo del Signore [16 febbraio].

Siamo ora arrivati al punto in un qualche modo decisivo: ora si tratta di riprendere il nostro cammino di sequela del Cristo per essere veramente luce del mondo e sale della terra, con più consapevolezza e libertà. A questo scopo, per aiutarvi a questa ripresa più consapevole e libera, ho creduto bene di parlarvi in questa catechesi di un tema che in un qualche modo era sempre alla base di tutto il discorso di quest’anno: il nostro rapporto colla realtà in cui viviamo. E’ una realtà che è fatta da persone in primo luogo, dalle varie istituzioni in cui si configura il nostro vivere associato, dalla natura. Insomma: date alla parola "realtà" il significato più esteso possibile.

Dividerò la mia riflessione in due parti. Nella prima parleremo del rapporto con Cristo e con la realtà; nella seconda farò alcune esemplificazioni pratiche.

1. Cristo e il rapporto colla realtà

Partiamo da una constatazione talmente ovvia che rischia di essere perfino banale: noi possiamo vivere un rapporto colla realtà molto profondo, profondo, superficiale, molto superficiale. Un rapporto che ha vari gradi. Faccio qualche esempio.

Dopo di aver vissuto con una persona e dopo che essa ci è stata tolta o dalla morte o da altre cause, ci capita di dire amaramente: "non l’avevo conosciuta!". Ci rendiamo conto di qualità che non avevamo scoperto, di esperienze che potevano vivere e ci siamo lasciati sfuggire. Che cosa era accaduto? Un rapporto superficiale con quella persona.

Una cosa simile viene narrata anche nel Vangelo [Gv 14,8-11]. L’ultima sera della sua vita, Gesù si intrattiene lungamente ed amichevolmente coi suoi amici, dopo cena. Ad un certo momento uno di loro, Filippo, fa a Gesù questa domanda: "mostraci il Padre e ci basta". Gesù rimase male e risponde: "da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre". Filippo non aveva vissuto in profondità il rapporto con Cristo e quindi non ne aveva colto la realtà più profonda: aveva visto miracoli; aveva sentito parole. Ma questo era l’apparenza, in un certo senso della realtà, non il suo fondo.

Pensate quando si riduce il rapporto fra l’uomo e la donna ad uno scambio consentito di uso del proprio corpo: è pur sempre qualcosa di reale, certo. Ma è questo il modo per un uomo e una donna di porsi nella realtà del rapporto uomo-donna, per scoprirne e viverne tutta la realtà? E si potrebbe fare tanti altri esempi. Ma mi fermo. Si impone un conclusione: possiamo illuderci di vivere realmente, ma in verità viviamo solo, si direbbe oggi, virtualmente: non una realtà reale, ma una realtà virtuale. Non credete, carissimi giovani, ai cattivi maestri che oggi vi insegnano che questo è il destino insuperabile dell’uomo: ma non voglio ora fermarmi su questo.

Si pone allora inevitabilmente una grande formidabile domanda, che ogni uomo semplice non può non porsi e che ogni grande maestro dello spirito ha posto, da Platone a Leopardi [ricordate La ginestra], a Pirandello: come vincere questo rischio di non vivere mai veramente, di non porci in un rapporto tale colla realtà da non vederla e non viverla mai in tutta la sua consistenza e profondità? Oppure: quale è la posizione giusta dentro la realtà per viverla interamente, pienamente? E’ possibile distinguere la verità dalla illusione nell’esercizio della nostra libertà, nell’amore, in una parola nella vita?

Carissimi giovani, la risposta a questa domanda è la seguente: è il rapporto con Cristo, istituito dalla fede e dai sacramenti nella Chiesa, che ti pone nel giusto rapporto colla realtà. Cercate di seguirmi, perché vi sto spiegando una verità di una bellezza sconvolgente. Procediamo gradualmente.

Nel prologo del suo Vangelo, Giovanni dice: "tutto è stato fatto per mezzo di Lui, e senza di Lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste"[1,3]. Lui è il Verbo unigenito del Padre che "si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" [14]: è Gesù il Cristo. Tutto ciò che esiste è stato fatto per mezzo di Lui. Ma che cosa significa "per mezzo di Lui"? ve lo spiego con un esempio. Quando si costruisce un edificio, prima è necessario che si disegni il progetto; l’edificio è costruito "per mezzo del progetto" nel senso che i costruttori hanno dovuto considerare il progetto e costruire conformemente ad esso. Gesù il Cristo è l’idea secondo la quale tutto è stato creato: è la verità ultima di ogni cosa. Se tu ti poni in rapporto quindi con Lui, un rapporto di conoscenza, di amore, di compagnia, hai in mano la chiave di comprensione ultima di ogni realtà.

Scrivendo ai cristiani di Colossi, S. Paolo scrive: "Egli è prima di tutte le cose e tutte hanno in Lui la loro consistenza" [1,17: la parola greca significa "si trovano in Lui in uno stato o condizione solida, di solidità]. La realtà dove trova la sua consistenza, la sua solidità piena? In Cristo. Lui è la consistenza solida di ogni realtà; fuori di Lui perde ogni solidità, diventa fragile, esposta all’insidia dello scomparire. Se tu ti poni quindi in rapporto con Lui, tu vivi ogni esperienza umana con una consistenza e con una solidità non più esposta alla corruzione. Essa non è un’immagine. Tutto in Lui consiste; in Lui avete la pienezza della realtà: è questo che dovete capire.

In fondo, che cosa aveva capito Pietro quando disse: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna"? Si può affermare e vivere la realtà con tanti gradi di intensità: con minore o maggiore verità. "Tu solo" dice Pietro "hai parole accogliendo le quali, vivo completamente ogni vera possibilità e desiderio di vita".

Dobbiamo allora concludere con una conclusione che forse vi sorprenderà profondamente: noi viviamo nella realtà in senso pieno solo quando ci sarà perfetta identità fra il nostro rapporto con Cristo ed il nostro rapporto con la realtà. Questa coincidenza fa il santo: è la santità cristiana.

Ecco perché in questa coincidenza potete essere luce del mondo: perché sapete in Cristo la verità intera (anche se mai interamente!) della realtà; potete essere sale della terra, perché in Cristo ogni realtà vince l’insidia della corruzione della morte.

2. Alcune esemplificazioni

In questo secondo punto della catechesi non dirò sostanzialmente nulla di nuovo. Cercherò solo di fare alcuni esempi, così che quanto è già stato detto risulti più chiaro ed anche ricuperiamo il senso profondo del cammino fatto nei laboratori della fede.

La consistenza della libertà. In che cosa consiste la forza della libertà? Quando una persona è veramente, realmente libera? l’uomo si è sempre posto questa domanda. Orbene la nostra esperienza umana, potremmo dire ciò che appare o l’apparenza della libertà ha due dimensioni: è la libertà da [assenza da costrizioni]; è libertà per [è auto-decidersi per un bene]. Se limito l’esercizio della mia libertà solo alla prima dimensione, "sono libero da …", non sto vivendo tutta la realtà della mia libertà. Devo "liberarmi da" al fine di essere "libero per …" Alla fine, la pienezza della libertà è la mia capacità di impegno definitivo per il bene. Gesù ha detto: "se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli: conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" [Gv 8,31-32]. Incontrando Cristo, che è la Verità, siamo resi capaci di realizzare pienamente la nostra umanità: ecco la pienezza della libertà.

La consistenza della persona umana. Quale è il valore di ogni persona umana? E’ un valore incondizionato oppure condizionato dall’età che ha, dal fatto che sia già nata o ancora solo concepita, dall’appartenenza ad una classe sociale o altro ancora? Se tu ti rapporti ad ogni persona umana dentro al rapporto che tu hai con Cristo, come conseguenza del rapporto che hai con Cristo, allora vedrai che ogni persona umana è qualcuno dal valore infinito. Nel rapporto con Cristo, l’uomo sente rigenerarsi nella propria vita la coscienza della sua dignità infinita di persona.

La consistenza della comunità umana. Qual è la forza vera di una comunità umana, la sua consistenza? il fatto di appartenere alla stessa razza? l’appartenenza allo stesso Stato e quindi l’obbedienza alle leggi? la comunanza degli stessi interessi? Se tu vedi la comunità umana nella verità del rapporto che tu hai con Cristo, nell’esperienza che tu fai del suo amore, allora capirai la profonda intuizione agostiniana: il vero spartiacque fra gli uomini consiste nella scelta fra due possibili amori, l’amore di sé fino al disprezzo di Dio e l’amore di Dio fino al disprezzo di sé.

La consistenza del dialogo. Chi vive nel rapporto con Cristo è capace di accogliere ed esaltare il bene che c’è in tutto ciò che incontra, in quanto sa che è partecipe di quella pienezza che è in Cristo. Chi vive nel rapporto con Cristo, non esclude nulla da questo abbraccio positivo e vuole portarvi dentro ogni realtà [= la missione cristiana!]. Chi invece non sta con Cristo, inevitabilmente o sta attaccato alla "sua" verità come fosse tutta la verità o diventa un nichilista per il quale tutto e il contrario di tutto ha lo stesso valore. Sia l’uno che l’altro distruggono ogni consistente capacità di partecipare alla verità..

Conclusione

Carissimi giovani, penso che ci sia un’esperienza che costituisce come la sintesi di tutto il proprio vivere ed essere, e che pertanto è come una sorta di test per misurare la consistenza di tutto ciò che è umano: l’amore. La persona umana infatti realizza se stessa, diventa reale cioè solo nella misura con cui dona realmente se stessa.

Ascoltate quanto ha scritto K. Woitila:

"Non esiste nulla che più dell’amore occupi sulla superficie della vita umana più spazio, e non esiste nulla che più dell’amore sia sconosciuto e misterioso. Divergenza tra quello che si trova sulla superficie e quello che è il mistero dell’amore, ecco la fonte del dramma. Questo è uno dei più grandi drammi dell’esistenza umana. La superficie dell’amore ha una sua corrente, corrente rapida, sfavillante, facile al mutamento. Caleidoscopio di onde e situazioni così piene di fascino. Questa corrente diventa spesso tanto vorticosa da travolgere la gente, donne e uomini. Convinti che hanno toccato il settimo cielo dell’amore – non lo hanno sfiorato nemmeno. Sono felici un istante, quando credono di aver raggiunto i confini dell’esistenza, e di aver strappato tutti i veli, senza residui. Sì, infatti: sull’altra sponda non è rimasto niente, dopo il rapimento non rimane nulla, non c’è più nulla"

[In Tutte le opere letterarie, ed. Bompiani Milano 2002, pag. 821]

L’esistenza è diventata reale, e quindi luce e sale per chi ci incontra, quando noi seguiamo "quello che si trova sulla superficie" fino a giungere "a quello che è il mistero" che ci attira. E il mistero che ci attira è Cristo, che ti dice: "chi viene a me non lo caccio fuori" [Gv 6,37].