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TERZA CATECHESI AI GIOVANI
16-11-96

CRISTO CI FA LIBERI

Rm. 7,15-25a

 Nella catechesi precedente non avevamo risposto alla terza domanda che ci eravamo fatti. Cercheremo di rispondere questa sera: cercheremo di “vedere” in che modo la morte e la risurrezione di Gesù risolvono l’enigma della nostra vita. Ci domandiamo ancora una volta: che cosa “producono” la morte e risurrezione di Gesù nella nostra vita? Che cosa succede, o meglio può succedere se non ci opponiamo, nella nostra vita di ogni giorno in conseguenza della morte e risurrezione di Gesù? Nella “nostra vita di ogni giorno” significa nel tuo modo di essere libero, di amare la tua ragazza/il tuo ragazzo, nel tuo modo di studiare e/o di lavorare, nel tuo modo di affrontare le difficoltà e le sofferenze. Proprio così: nella tua carne e nel tuo sangue.

1.  Per capire che cosa può succedere nella tua vita in conseguenza del fatto che Gesù è morto - risorto, devi prendere coscienza della cosa più grande, più potente, che ti appartiene in proprio, cioè della tua libertà o più precisamente della tua capacità di scelta. Stai molto attento a ciò che sto dicendo: se non prendi coscienza di che cosa significa avere nelle mani un tale potere, il potere di scelta, non prenderai mai coscienza della tua grandezza. Poiché si tratta di un mistero, molto profondo, ci dobbiamo addentrare in esso per passi graduali.
 Partiamo da una constatazione molto semplice, che tutti possono fare. Ogni volta che noi prendiamo una decisione, la nostra decisione non riguarda solamente le cose o le persone su cui essa si porta. Essa riguarda anche la mia persona che decide. Un esempio. Se io decido di rubare una automobile, la mia decisione comporta che o mi avvicini all’auto ... Ma non solo. In conseguenza di questo, io decido di essere un ladro: divento un ladro. Immaginiamo solo di pensare di rubare un auto: non divento un ladro. Non è possibile decidere di rubare senza diventare un ladro, mentre si può conoscere un furto senza diventare un ladro. Abbiamo così scoperto una caratteristica della nostra libertà (che non è posseduta dalla nostra intelligenza): colle sue decisioni, la mia libertà cambia, trasforma la mia persona. Cioè: esercitando la tua libertà, tu plasmi te stesso in un modo o nell’altro.
Ora facciamo un passo avanti, sempre partendo da un’altra constatazione un po’ più profonda. Essa è stata descritta in maniera perfetta da un poeta latino, Ovidio, colle seguenti parole: “video meliora proboque, deteriora sequor” (Metamorfosi VII, 20). E S. Paolo: “non comprendo quello che faccio, perché non faccio quel che io vorrei, ma quello che non voglio” (Rom. 7,15). E’ vero o non è vero che ci capita di sapere che cosa è bene fare in una certa situazione, e poi, decidiamo di non farlo? So che è bene; capisco che devo farlo; e poi faccio il contrario. Proviamo a riflettere un poco su questa esperienza: è un’esperienza che ci introduce in un mistero molto profondo.
In primo luogo, conosco e riconosco che cosa è bene/che cosa è male. Che cosa significa questa conoscenza? Significa che tu conosci che cosa ti è chiesto dalla tua dignità di persona; vieni a sapere la verità sul bene della tua persona, cioè su ciò che la realizza. Infatti, appena tu vedi che cosa è bene/che cosa è male, tu senti sorgere dentro di te una “re-azione” a questa visione. Ti senti come mosso a, come spinto dal di dentro, come attratto interiormente verso quel bene che hai conosciuto. E’ una attrazione, una spinta fortissima.
Essa è come un appello, un invito rivolto a te perché tu riconosca la dignità della tua persona. Ma precisamente esso è rivolto alla tua libertà. Una volta che tu hai sentito questo appello tu puoi decidere di acconsentire o di non acconsentire. Ora prendiamo in esame la seconda ipotesi: tu conosci il bene e lo approvi e fai il male. Che cosa succede in te? Succede che tu decidi contro quello che è il tuo bene, la realizzazione di te stesso: tu decidi di rinnegare te stesso. Tenete sempre presente la constatazione da cui siamo partiti. Quando tu prendi una decisione, fai una scelta, ciò che è sempre in gioco sei tu stesso. Hai rinunciato a te stesso, per sempre.
Perché “per sempre”? perché tu non puoi annullare la decisione che hai preso. Al massimo, puoi limitare o perfino annullare le conseguenze della tua decisione. Riprendiamo l’esempio già fatto, il furto della macchina. Tu vuoi annullare la tua decisione che hai preso e quindi la restituisci al legittimo proprietario. Ma la restituzione annulla solo la conseguenza del furto, aver privato dell’auto il suo legittimo proprietario. Ma ciò non toglie che tu sei stato un ladro. Trattasi di un’auto-distruzione irreparabile. Perché “irreparabile”? perché tu ormai sei quella decisione che hai preso.
Come sempre, i più grandi poeti e scrittori hanno espresso questa esperienza in modo insuperabile. Vi ricordate la famosa notte dell’Innominato? Ad un certo momento, egli fa il bilancio di tutta la sua vita. Ed ecco che cosa succede dentro il suo cuore.
“Indietro, indietro, d’anno in anno, d’impegno in impegno, di sangue in sangue, di scelleratezza in scelleratezza: ognuna compariva all’animo consapevole e nuovo, separata da sentimenti che l’avevan fatta volere e commettere; ricompariva con una mostruosità che que’ sentimenti non avevano allora lasciato scorgere in essa. Eran tutte sue, eran lui: l’orrore di questo pensiero, rinascente a ognuna di quelle immagini, attaccate a tutte, crebbe fino alla disperazione. S’alzò in furia a sedere, gettò in furia le mani alle pareti accanto al letto, afferrò la pistola, la staccò, e ... al momento di finire una vita divenuta insopportabile, il suo pensiero sorpreso da un terrore, da un’inquietudine, per dir così, superstite, si slanciò nel tempo  che pure continuerebbe a scorrere dopo la sua fine.”

 Vi avevo chiesto di riflettere profondamente in voi stessi, per capire che forza possiede la nostra capacità di scelta. Così grande che essa spaventa non poche persone, le quali di fatto rinunciano ad essere libere. Dicono ciò che dicono, perché lo dicono tutti; fanno ciò che fanno, perché lo fanno anche gli altri. Insomma scelgono ... di non scegliere mai.
 Concludiamo questo primo punto della nostra riflessione. Se tutto il male che compiamo non è altro, in fondo, che una forma di infedeltà alla dignità della nostra persona; se è vera la diagnosi che fa di ciascuno di noi la S. Scrittura, quando dice “se dicessimo che noi non abbiamo alcun peccato, inganneremmo noi stessi e la verità non sarebbe in noi” (1Gv 1,8); e se infine è chiaro che non siamo in grado di annullare noi stessi le nostre decisioni, con le quali abbiamo introdotto irreversibilmente il non-senso nella nostra vita, potrà ancora esistere una qualsiasi forza in grado di restituirle il senso perduto? Una forza che, dichiarando nulle le nostre decisioni, ci rigenerasse ad una nuova vita? Ecco che cosa accade nella vita quando ti incontri con il Signore morto-risorto: il tuo male, il tuo male più profondo, è vinto. Diciamo la grande parola: il tuo peccato è perdonato. La prima conseguenza è il perdono dei peccati.
 Per il momento non chiedetevi ancora, ne parleremo in altre catechesi, in quale modo la morte-risurrezione di Gesù ci raggiunge come perdono dei peccati. Per il momento cerchiamo di comprendere che cosa significa nella vita di un uomo che ha distrutto la propria vita, questo “effetto” della morte-risurrezione di Cristo che è la remissione dei peccati. Proviamo a leggere 2Cor 5,17-19. E’ la novità piena.

2. Ma continuiamo. La rinnovazione, la rigenerazione che consiste nella remissione dei peccati, non sarebbe vera fino in fondo se non toccasse la radice da cui può venire il non-senso dentro la nostra vita. Ora, quale è questa radice? Lo abbiamo già detto: è la nostra capacità di scelta. Dunque in un “qualche modo” la morte-risurrezione di Gesù devono “produrre” qualcosa dentro la mia capacità di scelta. Che cosa? Riandiamo a vedere che cosa succede dentro di noi: vedo il bene e faccio il male. Cioè. La mia libertà non è capace di realizzare quel bene che vedo. E’ una libertà ferita, ammalata: è come fosse legata. Ha bisogno di essere slegata: è una libertà che ha bisogno di essere liberata. La morte-risurrezione di Gesù è la nostra liberazione.
 In che cosa consiste questa liberazione della nostra libertà? Guardiamo dentro di noi, ancora una volta. Chi non sente in sé l’aspirazione verso tutto ciò che è bene, il desiderio profondo di tutto ciò che è giusto, la nostalgia del bello? Eppure, ecco che non sei capace di realizzare tutto questo. E ti rendi conto a volte che stai dilapidando il tuo essere stesso. Che cosa è la liberazione? È una “capacitazione”, un renderti capace di adempiere interamente i desideri più profondi del tuo cuore. Nel vocabolario cristiano questo intervento di Cristo dentro alla tua libertà di scelta ha un nome bellissimo: si chiama GRAZIA. Che cosa è la grazia? È la forza che libera la tua libertà e la rende capace di realizzare i desideri del tuo cuore, cioè di realizzare la tua persona. Perché ho parlato di un nome bellissimo? Perché il nome “grazia” per indicare la forza che libera la tua volontà, ti dice in primo luogo che questa liberazione avviene in un incontro fra due Persone: l’una - quella del crocefisso risorto - che ti chiama, ti invita, ti penetra dal di dentro e l’altra - la tua persona - che si lascia attrarre, perché “sente” che in Lui trova pienezza ogni suo desiderio. La GRAZIA è questo incontro con la Persona di Cristo crocifisso risorto.

Abbiamo concluso. Ci siamo chiesti;: che cosa succede nella mia vita di ogni giorno, in conseguenza della morte-risurrezione di Gesù? Avviene la rigenerazione della tua persona (= perdono dei peccati) mediante la liberazione della tua libertà, che è così capace di produrre frutti di giustizia, di bontà, di sapienza, di bellezza.