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Messaggio agli ammalati in occasione della chiusura dell’Anno Santo
5 gennaio 2001

Carissimi fratelli ammalati,

la parola diventa difficile quando si rivolge a voi e a tutti coloro che sono visitati dalla sofferenza. Ma sento il bisogno di farlo per dirvi in primo luogo il grazie di tutta la nostra Chiesa: i frutti di grazia di questo Giubileo sono dovuti anche alle vostre sofferenze nelle quali Cristo ha completato le proprie.

La celebrazione giubilare è stata la celebrazione dell’incarnazione del Figlio di Dio. Questo inenarrabile gesto di condiscendenza è stato dettato a Lui dal suo desiderio di provare la nostra miseria e la nostra sofferenza. Cristo non ha soppresso la sofferenza; non ha neppure voluto svelarne interamente il mistero: l’ha presa su di sé, ed in questo ci ha donato la certezza che essa ha un senso. Questa è la scienza cristiana della sofferenza, la sola che doni la pace.

Unisco a voi il pensiero dei medici, infermieri e quanto si consacrano ai malati per guarirli o quanto meno alleviare le loro sofferenze e dico a loro: siate sempre consapevoli che la vostra è una missione più che una professione. Voi avete a che fare colla persona stessa di Cristo.

L’Anno Santo porti in tutti noi una maggiore attenzione agli ammalati, ai poveri, agli emarginati: accada il miracolo della carità.

Cattedrale di Ferrara, 5 gennaio 2001
Chiusura Anno Santo 2000

 

Carlo Caffarra
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio