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CATECHESI E PREGHIERA
Incontro Catechisti: 17 febbraio 2002

E’ necessario, iniziando questo nostro incontro, che evidenziamo la logica che sottintende il cammino che stiamo percorrendo quest’anno.

La Lettera past. Con Cristo nel terzo millennio è il punto di riferimento fondamentale, e vogliamo capire bene quale è la collocazione del catechista dentro alla Chiesa, alla nostra Chiesa che muove i suoi primi passi dentro al terzo millennio. Nell’incontro diocesano che abbiamo avuto nel mese di settembre abbiamo meditato sull’evento mirabile e misterioso che accade in ogni Chiesa, che anzi fa essere ogni Chiesa stessa: la trasmissione a cui la persona acconsente nella fede [cfr. Lett. past. cit. n° 12-13].

Di questa trasmissione il soggetto attivo primo è il Vescovo, col cui magistero ognuno deve essere in "accordo". E’ dentro a questo avvenimento di salvezza che si colloca, dicevamo nel settembre scorso, il ministero del catechista [cfr. Lett. past. cit. n° 19]. Abbiamo riflettuto sulla natura di questo ministero e sulle sfide che oggi deve affrontare nel suo servizio alla trasmissione della divina Rivelazione.

Negli incontri di vicariato – alcuni già fatti, altri prossimi a farsi – abbiamo riflettuto su ciò che è centrale in questa trasmissione; meglio, sul fine ultimo e la ragione d’essere della stessa: l’incontro con Cristo. Abbiamo anche individuato le dimensioni essenziali di questo incontro.

Oggi dobbiamo riflettere sul contenuto più importante, da un certo punto di vista, della trasmissione della fede. Per "centrare" bene il nostro tema partiamo da un testo del Vaticano II: "[gli Apostoli]… con la predicazione orale, con l’esempio e le istituzioni trasmisero ciò che avevano ricevuto dalla bocca del Signore" [DV7,1; EV 1/880]. Come potete vedere la trasmissione della divina Rivelazione non si esaurisce nella trasmissione della verità divina, ma include anche la trasmissione di ciò che Cristo ha istituito perché l’uomo entrasse nella sua vita stessa divina: l’Eucarestia, in primo luogo e gli altri sacramenti, attorno ai quali e a partire dai quali si genera la preghiera cristiana.

Il tema dunque del nostro incontro odierno potrebbe essere formulato nel modo seguente: la catechesi in quanto introduzione alla liturgia e quindi educazione alla preghiera. Il testo di riferimento è la Novo millennio ineunte 32-36; la mia Lettera pastorale n. 20-21; il Catechismo Chiesa Cattolica, la Parte quarta.

Svolgeremo il nostro tema in due tempi o punti. Nel primo cercheremo di avere una precisa intelligenza di fede dell’azione liturgica; nel secondo cercheremo di dare alcuni orientamenti pedagogici per aiutarvi in questo stupendo impegno mistagogico. E’ infatti della dimensione mistagogica della catechesi che vogliamo in sostanza parlare.

1. L’AZIONE LITURGICA.

Partiamo dall’ordine dato da Gesù agli Apostoli nell’ultima cena: "fate quanto in memoria di me". "Questo", che cosa indicava? Già nella prima lettera ai Corinzi [1Cor 11, 23-32] è fissato rigorosamente e consiste nella ripetizione di due gesti compiuti dal Signore: questi costituiscono il nucleo della celebrazione liturgica cristiana.

Tuttavia questi gesti hanno senso in quanto "fanno memoria di Cristo": non hanno senso se non perché si riferiscono ad un avvenimento realmente accaduto entro precise coordinate spazio-temporali. Ed è un avvenimento che nella sua intima essenza è rimasto presente e come fissato per sempre.

Quale avvenimento? Il dono che il Cristo ha fatto di Sé nel suo corpo offerto per ogni uomo e nel suo sangue sparso per la remissione dei peccati; dono che mediante la risurrezione è entrato nell’eternità. Ciò che è stato fatto una volta [Semel], resta compiuto per sempre [semper]: nel "semel" c’è il "semper".

L’intima essenza e la grandezza immensa della celebrazione liturgica è precisamente questa: è l’essere coinvolti – mediante l’atto della transustanziazione del pane e del vino – nella contemporaneità col mistero del passaggio di Cristo da questo mondo al Padre, compiutosi nella sua morte-risurrezione [cfr. J. Ratzinger, Introduzione allo spirito della Liturgia, San Paolo ed., Milano 2001, pag. 54-55]. La celebrazione liturgica è l’ingresso della "forma di Cristo" dentro alla persona e alla vita umana: l’uomo è in-formato da Cristo e può vivere in Lui.

Dobbiamo ora fermarci brevemente su due dimensioni essenziali di questa azione, o due sue componenti.

Essa ha una sua dimensione di radicale coinvolgimento della persona: il Concilio Vaticano II ha posto la "partecipazione attiva [actuosa partecipatio]" di tutti come un’idea centrale della celebrazione liturgica. Quale è il suo significato preciso? Negativamente appare chiaro: nessuno può essere uno spettatore sia pure commosso e attento del dramma che si sta rappresentando. Ciascuno è attore che lo rappresenta nel senso letterale del termine: lo ri-presenta perché ri-vive in sé ciò che Cristo ha vissuto sulla Croce, la sua autodonazione "in finem – eis telos", come scrive Giovanni. I testi liturgici parlano sempre di "nostro sacrificio". Il coinvolgimento reale di ogni singolo fedele nel dono che Cristo fa di Sé significa che il discepolo viene trasformato nella "forma di Cristo". E’ questo il vero significato della partecipazione attiva. L’altro significato, partecipazione attiva perché tutti fanno qualcosa, è al servizio del primo che ho spiegato; e comunque va quindi seriamente regolato in vista del suo scopo.

Questa dimensione antropologica [la "res" del sacramento dell’Eucarestia è la carità] non può non assumere un connotato etico: nella celebrazione eucaristica noi riceviamo in dono il comandamento nuovo. Per l’evangelista Giovanni la lavanda dei piedi e la sua spiegazione successiva ha potuto prendere il posto del racconto dell’istituzione della Eucarestia.

Ma esiste anche un’altra componente o dimensione che precede per importanza quella antropologica e la fonda: la dimensione teologica. Nella celebrazione liturgica siamo portati con Cristo a in Cristo da questo mondo al Padre. Non fisicamente, ovviamente: siamo ammessi alla Presenza del Padre. Per lodarlo, per ringraziarlo, per adorarlo.

Fra le due dimensioni non c’è separazione: sono appunto lo stesso atto di Cristo e nostro visto da due punti di vista. La lode e l’adorazione del Padre consistono nel dono che Cristo fa di Sé al Padre con noi ed in noi; la nostra trasformazione in Cristo mediante la carità costituisce la lode e l’adorazione del Padre che Cristo in noi e con noi compie. Se noi leggiamo attentamente le preghiere conclusive della celebrazione eucaristica, noi possiamo costatare che esse hanno sempre questa duplice tensione-intenzione: verso la pienezza della lode nella vita eterna; verso la pienezza della carità nella vita presente.

Mi limito all’Eucarestia, poiché tuta la preghiera cristiana nasce da essa ed attorno ad essa: i Sacramenti, la Liturgia delle ore e la nostra preghiera privata.

2. ORIENTAMENTI PEDAGOGICI

Ho detto che la catechesi ha anche una necessaria funzione mistagogica: introdurre dentro al Mistero. Il Mistero è l’Eucarestia e i Sacramenti.

Questa introduzione è in primo luogo trasmissione delle verità di fede circa il Mistero: di questo oggi non parliamo. Ma mistagogia significa anche introdurre dentro alla realtà del Mistero. Se posso ricorrere ad un paragone: uno non conosce una lingua perché ne conosce la grammatica e la sintassi, ma solo se è capace di esprimersi in quella lingua. Come possiamo introdurre dentro alla realtà del Mistero? Ora vi do alcuni orientamenti.

2,1: deve essere insegnata la dottrina cristiana sulla preghiera. Non una sola volta durante il ciclo base del catechismo, ma all’inizio di ogni primo anno di catechismo; in un secondo momento dopo la prima comunione; alla fine, nell’anno della Cresima.

Non solo l’insegnamento, ma anche avere momenti di preghiera guidati ed insegnati.

2,2: l’inizio della mistagogica [l’ho detto durante le Visite pastorali] è costituito dall’insegnamento del SEGNO della CROCE. "Il gesto fondamentale della preghiera del cristiano è e resta il segno della Croce: ,,, è riassunta tutta la essenza dell’avvenimento cristiano, è presente il tratto distintivo del cristianesimo" [J. Ratzinger, Lo spirito … op. cit. pag. 173-174]. Le prime lezioni del primo anno di catechismo siano dedicate a questo gesto.

2,3: la mistagogica implica necessariamente che si educhi anche fisicamente, anche il corpo alla preghiera. La preghiera cristiana conosce tre posizioni: inginocchiarsi; in piedi; seduti. Essi hanno un significato diverso, perché il corpo è la nostra persona. E’ soprattutto il primo che merita di essere reinsegnato ai nostri bambini e ragazzi.

2,4: la celebrazione del Mistero avviene in uno spazio, che perciò a causa della celebrazione medesima è santo. Gli edifici santi nella nostra fede hanno tre caratteristiche fondamentali: l’orientamento [= rivolti ad oriente]; la centralità dell’altare; la presenza dell’ambone. Una vera mistagogica deve aiutare a capire questa struttura dell’edificio sacro. Essa comporta anche una distinzione di spazi: non tutto lo spazio sacro ha lo stesso significato. Esistono tre "ambiti" specifici: il santuario; la c.d. nave o navata; il battistero.

2,5: la celebrazione del Mistero è una celebrazione dentro al tempo che pertanto da quella celebrazione viene qualificato come "tempo liturgico". Come nella fede ebraica, così nella nostra fede noi troviamo una duplice distinzione del tempo: da una parte il ritmo della settimana che muove verso la domenica; dall’altra il ritmo annuale della celebrazione dei misteri di Cristo. Una vera mistagogia cristiana esige che si introduca il neofita dentro a quella considerazione ed esperienza del tempo.

2,6: siamo così giunti alla celebrazione del Mistero in quanto "oratio", in quanto fatta dalla voce umana, meglio dalla parola umana; parola pronunciata, cantata. Ma anche il silenzio. Si apre qui un ampio spazio di educazione mistagogica.

Conclusione

Nella mia Lettera Pastorale ho indicato le tre caratteristiche che ogni celebrazione del Mistero deve avere: correttezza teologica, bellezza umana, edificazione spirituale. Che le nostre celebrazioni siano veramente così dipende anche ed in larga misura dalla nostra catechesi mistagogica.

E’ grande ed entusiasmante la nostra responsabilità: educare l’uomo a vivere degnamente il più grande avvenimento che accade sulla terra.