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80° compleanno di Benedetto XVI
Avvenire - Bologna Sette, 15 aprile 2007


Lunedì 16 aprile il Santo Padre Benedetto XVI compirà il suo ottantesimo anno. Sia in primo luogo un grande momento di preghiera. Preghiera di lode e di ringraziamento al Signore per il dono fattoci di un così grande pontefice; di invocazione allo Spirito Santo perché "gli conceda vita e salute e lo conservi alla sua santa Chiesa, come guida e pastore del popolo santo di Dio".

Questo compleanno è anche occasione per riflettere sul ministero del Santo Padre e sul suo Magistero, per accordarci sempre più profondamente ad esso.

Il numero sempre più elevato di fedeli che accorrono ad ascoltarlo, dimostra quanto il popolo cristiano apprezzi l’insegnamento della fede di Benedetto XVI, la profondità unita alla semplicità, la chiarezza espositiva unita alla teologia più grande. Il modello fondamentale dell’evangelizzazione e della pastorale proposto dal Santo Padre è il "grande sì" che in Gesù Cristo Dio ha detto all’uomo e alla sua vita, all’amore umano, alla nostra libertà e alla sua intelligenza. Questo "grande sì" il Papa a Verona lo ha mostrato nella forma di una "forte unità tra una fede amica dell’intelligenza e una prassi di vita caratterizzata dall’amore reciproco e dall’attenzione premurosa ai poveri e ai sofferenti".

L’amicizia della fede colla ragione – il grande, vero tema centrale del discorso di Ratisbona – esige di richiamare la necessità di allargare gli spazi della razionalità, proponendo un incontro nuovo e fecondo della fede cristiana con la ragione del nostro tempo. Dall’altra parte quella stessa amicizia da ricostruire esige che la fede sappia sempre più dire la sua ragionevolezza: il grande tema della verità, della bellezza, della "vivibilità" della proposta cristiana è centrale nel Magistero di Benedetto XVI. Il popolo cristiano accorre tanto numeroso perché sente il "calore" di quell’amicizia fra Dio e l’uomo.

Tocchiamo il punto centrale, mi sembra, del Magistero benedettino: il Dio in cui noi crediamo, il Dio di Gesù Cristo, è il Dio carità [Deus caritas est]; il Dio che ama l’uomo fino al punto di "rivolgersi contro se stesso" nella Croce del suo Unigenito. La Ragione ultima, il Dio-Logos è identicamente il Dio-Amore che entra nella storia dell’uomo, e "solo un Dio che ci ama fino a prendere su di sé le nostre ferite e il nostro dolore, soprattutto quello innocente, è degno di fede" [Messaggio Urbi et Orbi, Pasqua 2007].

Non posso concludere senza purtroppo far notare che poco o niente i grandi mezzi di comunicazione sociale rilanciano di queste linee e temi fondamentali del Magistero di Benedetto XVI. L’attenzione è attirata su altro.

Noi fedeli non dobbiamo stancarci di abbeverarci a questa fonte di acqua viva, attraverso la quale giunge a noi quell’unica Parola che resta in eterno.

Auguri, S. Padre!