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Persone, non cose
Avvenire - Bologna Sette, 4 febbraio 2007


Celebriamo la Giornata per la Vita. La pagina evangelica ce ne fa cogliere l’intimo significato. Anche oggi la Chiesa attraverso i suoi pastori è chiamata a testimoniare il Dio della vita, per liberare quell’alleanza che l’uomo sembra voler contrarre colla morte, ritenendola perfino in alcune situazioni sua amica. Anche oggi la Chiesa attraverso i suoi pastori è chiamata a portare l’uomo a Cristo, all’incontro con Cristo. È nell’incontro con Lui che l’uomo esce dal deserto della morte e riceve la vita. Viviamo sempre più immersi in una "cultura di morte", nella quale la persona umana è defraudata della coscienza della sua dignità, ritenendo che essa sia il prodotto casuale e senza senso dell’evoluzione. Possiamo uscire da questa atmosfera culturale solo se riacquisterà il suo splendore la verità circa l’uomo. Perché è così importante che nella coscienza dell’uomo risplenda la verità? In primo luogo per contrasto: solo una robusta consapevolezza della verità circa se stessi, circa il bene della persona, impedisce la schiavitù a quella civiltà delle "cose" e non "delle persone", nella quale queste sono trattate ed usate come cose. Ma è soprattutto importante, perché nulla conferisce valore alla persona, ad ogni persona, quanto il sapere che ciascuno di noi è pensato, voluto, amato da Dio stesso come qualcuno di incondizionatamente prezioso. "Simone rispose: maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla". La voce della Chiesa a favore della vita sembra ripetere l’esperienza di Simone: tanta fatica con un apparente nulla di fatto. Del resto anche l’Apostolo Paolo dice dei pastori della Chiesa che essi diffondono "il profumo della conoscenza di Cristo" "fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono: per gli uni odore di morte e per gli altri odore di vita per la vita" (2Cor 2,15). Il Vangelo della vita è divenuto oggi più che mai segno di contraddizione. La fatica di annunciarlo è fonte di gioia perché è mediante questo annuncio che la vita trionfa sulla morte, la "cultura della vita" vince la "cultura della morte". Il Salvatore nostro Gesù Cristo "ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’immortalità per mezzo del Vangelo" (2Tim 1,10).