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Settimana Mariana 2000
BEATA VERGINE MADRE DELLE GRAZIE
Affidamento della Diocesi a Maria: 15 ottobre 2000

(Est 8,3 – 8,16-17/ Ef 1,3-6.11-12/Gv 2,1-11)

1. "In Lui ci ha scelti prima della creazione del mondo… predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo". Le parole dell’apostolo sciolgono l’enigma della nostra esistenza, del nostro esserci. Esse infatti ci rivelano che cosa sta all’origine della nostra vita: siamo stati scelti; ciascuno di noi è stato scelto, pensato cioè e personalmente voluto già prima della creazione del mondo. In vista di che cosa? "predestinandoci a essere suoi figli adottivi". Ciascuno di noi è stato pensato e voluto perché partecipasse della stessa vita divina, "per opera di Gesù Cristo", in quanto figli. Carissimi fratelli e sorelle, in queste parole dell’apostolo è svelato interamente il significato della nostra vita: il nostro esserci non è una pura casualità, ma siamo "predestinati ad essere suoi figli adottivi".

Questa grazia ci è stata data, continua l’Apostolo, "nel suo Figlio diletto, nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia". L’apostolo cioè ci dice che al centro di tutto il progetto di Dio sta la persona di Gesù. Siamo stati creati per essere in Lui e come Lui figli del Padre celeste; siamo stati redenti dal suo sacrificio; siamo stati rigenerati per una speranza incorruttibile, fatti in Lui eredi di una vita eterna.

Carissimi fratelli e sorelle, mai come durante questo Anno santo dobbiamo posare il nostro sguardo su Cristo: a Lui volgere tutta la nostra attenzione: di Lui custodire interamente memoria; Lui solo seguire. Dobbiamo tendere a Lui "che è il Capo" [Ef 4,25]; a Lui "in virtù del quale esistono tutte le cose" [1Cor 8,6]; a Lui che è "la via, la verità, la vita" [Gv 14,6; a Lui perché vedendolo vediamo il Padre [cfr. 14,9]. Lui, Cristo: Lui, il nostro Redentore. E’ per mezzo di Cristo che Dio "ha dato alla vita umana quella dimensione che intendeva dare all’uomo sin dal suo primo inizio, e l’ha data in maniera definitiva … e insieme con quella munificenza" [Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptor hominis 1, EE 8/3] di cui parla l’Apostolo, quando parla della ricchezza della grazia, riversata abbondantemente su di noi. E’ il grande mistero della redenzione dell’uomo, di tutto l’uomo e di ogni uomo, che stiamo celebrando in questo Anno giubilare.

La pagina del Vangelo parla del mistero della redenzione in un modo suggestivo attraverso il primo segno compiuto da Gesù: il miracolo di Cana. Il dono della redenzione è raffigurato dal dono del vino fatto durante un banchetto di nozze cui era venuto a mancare. L’uomo è chiamato alla gioia intesa come pienezza del proprio essere, possesso di un Bene che sia risposta al suo illimitato bisogno di beatitudine. Ma … viene a mancare il vino, dopo qualche ora di festa: nessuna realtà creata è in grado di soddisfare l’uomo. Ed ogni persona che sia leale con se stessa, leale con la propria natura, con la natura delle esigenze di cui è fatto, questo lo sa: conosce l’inadeguatezza di ogni bene creato a riempire i nostri desideri più veri. La più grande menzogna che l’uomo possa dire a se stesso: "qualcuno ci ha mai promesso qualcosa? E allora perché attendiamo?" [C. Pavese, Il mestiere di vivere, ed. Einaudi, Torino 1973, pag. 190]. La redenzione, la grazia "abbondantemente versata su di noi" è la Presenza di Cristo al banchetto della vita: è la sua Persona e la possibilità che ci è data di incontrarlo, poiché incontrandolo, noi possiamo realizzare in Lui ciò per cui siamo stati fatti. Il "vino nuovo" che Egli ci dona è la rivelazione e l’esperienza dell’Amore che Dio ha per ciascuno di noi.

2. "E c’era la Madre di Gesù". Nel mistero della redenzione la parola di Dio questa sera sottolinea la presenza di Maria. E’ una presenza attiva. E’ lei che dice a Cristo: "non hanno più vino". In un certo senso, il dono del vino nuovo è fatto da Cristo a causa di Maria. In che senso?

Il Verbo si è fatto carne prendendo corpo da Maria: la presenza di Dio nella nostra natura e condizione umana è stata mediata dal consenso dato da Maria all’angelo che le chiedeva di concepire nella nostra natura il figlio unigenito del Padre.

Ma la pagina evangelica sottolinea un altro tipo di presenza di Maria nel mistero della Redenzione dell’uomo. Ciò che è accaduto a Cana è il segno che prefigura ciò che accade ogni volta che una persona umana è ri-generata dalla grazia di Cristo: questa grazia è ottenuta dalla preghiera di Maria. Ella pertanto è all’origine, colla sua intercessione, della ricostruzione dell’umanità di ogni uomo che si chiama "salvezza", frutto del sacrificio di Cristo.

Ricostruzione dell’umanità dell’uomo ho detto. Sì: come nell’uomo-Adamo l’umanità era stata demolita, perché era stato spezzato il vincolo originario con la stessa divina sorgente della sapienza e dell’amore, così nell’uomo-Cristo esso è stato di nuovo riallacciato. Accanto all’uomo Adamo c’era Eva; accanto all’uomo Cristo c’è Maria.

Nella luce di questa pagina evangelica, comprendiamo allora il significato dell’atto che compiremo solennemente: l’atto di affidamento di questa Chiesa a Maria. Con questo atto noi chiediamo a Maria che questa Chiesa sia sempre il luogo in cui possa esercitare la sua maternità nei confronti di ogni uomo che vive in questo luogo e che vivrà nel prossimo millennio. "Di generazione in generazione la sua misericordia…", Maria ha cantato. Con questo solenne atto di affidamento noi poniamo ogni generazione che scriverà dentro a questa Chiesa la sua storia nel prossimo millennio sotto la sfera di azione materna di Maria. Perché a nessuna venga a mancare il "vino nuovo" di quella grazia che ci è stata data [dal Padre] nel suo Figlio diletto.