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INIZIAZIONE CRISTIANA DEL BAMBINO
Tre Giorni Catechisti - Ferrara
6 settembre 2002

Il tema su cui rifletteremo in questi giorni "l’iniziazione cristiana del bambino" [d’ora in poi IC] è un tema centrale nella nostra catechesi sia in se stesso considerato, sia per la situazione che stiamo attraversando, sia per le decisioni pratiche che da esso conseguiranno. Una breve riflessione su ciascuno di questi aspetti dell’importanza del tema costituirà l’insieme delle tre premesse all’esposizione.

01. Il tema è un tema centrale perché l’IC connota l’atto con cui chi è adulto nella fede introduce una persona dentro al Mistero di Cristo: è l’atto costitutivo e fondativo dell’esistenza cristiana. Ci risulta chiaro questo se teniamo presente l’analogia fra la vita umana e l’economia sacramentale [cfr. CChc 1210-1211].

Poiché l’uomo è "iniziato" al Mistero di Cristo da un’azione soprannaturale dello Spirito Santo, azione che si compie mediante i riti sacramentali, l’iniziazione cristiana ha un dimensione essenziale sacramentale. Sono i tre sacramenti dell’iniziazione cristiana: battesimo-cresima-eucarestia [questo è l’ordine!].

Di fatto, noi nella scuola di catechesi riceviamo una persona che è già stata battezzata, e pertanto da questo punto di vista iniziare significa far prendere coscienza di una realtà di cui si è già partecipi. L’avere poi posticipato la Cresima all’Eucarestia ha creato, come vedremo, altri problemi all’atto di iniziare il bambino al Mistero di Cristo.

02. La situazione che stiamo attraversando potrebbe essere denotata allo sguardo di un osservatore superficiale nel modo seguente: oggi iniziamo i ragazzi ad abbandonare la Chiesa! Ricevuta la cresima, terminata quindi la IC, la grande maggioranza lascia la comunità cristiana. Il perché ho qualificato questa constatazione come risultato di un’osservazione superficiale lo dirò in seguito. Non c’è però dubbio che il fatto sia una drammatica provocazione a riflettere su ciò che stiamo facendo.

03. E’ dunque necessario un serio ripensamento della nostra IC, prendendo anche nuove decisioni pratiche.

Per il momento vorrei limitarmi ad articolare tre momenti di riflessione. Nel primo, richiamerò le coordinate essenziali dell’IC, cercando così di rispondere alla domanda sulla sua natura. Nel secondo punto parleremo dei soggetti che iniziano [i "mistagoghi" erano chiamati]. Nel terzo indicherò alcuni orientamenti pratici.

1. La natura dell’iniziazione cristiana

Per comprendere l’iniziazione cristiana è necessario partire da un’affermazione fondamentale che tante volte abbiamo richiamato: il cristianesimo è l’incontro dell’uomo con Gesù Cristo. Più precisamente: con la persona di Gesù Cristo, vivente nella sua Chiesa. Fermiamoci un momento a considerare brevemente ogni parola.

La prima e quella esistenzialmente più importante è la parola "incontro". Che cosa significa? Quale esperienza umana denota? E’ il farsi presente di una persona, in una modalità [di presenza] da cambiare la propria vita, perché è risposta e compimento adeguato ai nostri desideri più profondi. Qualche esempio: l’arrivo del primo figlio nella coppia sposata; l’incontro colla donna/coll’uomo che poi diventa la propria sposa/il proprio sposo; il momento in cui un giovane capisce che o chiede alla Chiesa di diventare sacerdote o consuma la sua vita. Vorrei che leggeste attentamente la seguente pagina dove viene stupendamente spiegata la categoria dell’incontro:

"il mistero si comunica al mondo – al mondo cosciente, perciò umano – in un punto, in un punto del tempo e dello spazio. Non si comunica per teoremi o per a priori astratti, per ideologie confezionate; si comunica attraverso un contatto, un incontro che avviene in un punto del tempo e dello spazio. Si chiamava Abramo quel punto del tempo e dello spazio, si chiamava Mosè, si chiamava con tutti i nomi della storia religiosa di cui avete sentito parlare: si chiama finalmente Gesù, il punto definitivo. Quando tu ti metti con una ragazza, dici: la tua ragazza. Tua un corno! Perché di lei sai solo quello che ti dice, si lascia andare a dire, a comunicarti. E’ una sua iniziativa, o un suo permesso, anche negativo, una sua debolezza. Tu non capisci, se non ciò che ti è dato. Analogamente questo di può dire del grande Mistero: del Mistero l’uomo sa quello che il Mistero a lui confida, a lui dice. Gesù è l’ultima parola che dal Mistero è detta all’uomo. Detta in un punto del tempo e dello spazio, sui sassi dei viottoli palestinesi di duemila anni fa. Dentro le case strette e piccole della Palestina, nelle sinagoghe della Palestina, in mezzo ai prati della Palestina. Ma è un punto fisico. Se Dio è diventato di carne, un uomo di carne, è attraverso la carne, il sensibile, il misurabile, lo sperimentabile che si può capire".

[L. Giussani, Avvenimento di libertà,
ed. Marietti 1820, Torino 2002, pag. 36-37]

La seconda parola è la seguente: "nella sua Chiesa". E’ una dimensione essenziale questa dell’incontro. Perché il Mistero si doni, si comunichi all’uomo deve usare un linguaggio comprensibile all’uomo, altrimenti – come è ovvio – la comunicazione è nulla. Ora c’è una sola via attraverso la quale l’uomo può essere incontrato, la via della sua sensibilità: per capire, per incontrare l’uomo deve vedere, toccare, udire. Non c’è altra via. E questa è stata la via percorsa dal Verbo [cfr. 1Gv 1,1-4]. La Chiesa fatta di uomini in carne ed ossa e nello stesso tempo sacramento della presenza del Mistero: è la via, l’unica via lungo la quale può accadere l’incontro.

E’ solo se avete ben chiaro che il cristianesimo è questo, che potete capire che cosa è l’iniziazione cristiana, quando la si definisce nel modo più semplice possibile e nel modo più profondo: è introdurre una persona all’incontro colla persona di Gesù Cristo, vivente nella sua Chiesa. Proviamo a pensare ai grandi "mistagoghi": al più grande di tutti, Giovanni il Battista; a S. Paolo, attraverso le sue letture; a come S. Ambrogio ha condotto Agostino, e così via. Sarebbe molto suggestivo percorrere questa via storica, ma troppo lungo. Mi devo limitare ad una descrizione più … astratta.

Iniziazione significa dunque condurre una persona all’incontro con Cristo. Quali sono le dimensioni fondamentali di questa "conduzione"? quali sono cioè gli atti fondamentali dell’iniziazione cristiana? Sono fondamentalmente tre.

La prima dimensione è la dimensione conoscitiva. Il primo e fondamentale passo è conoscere Gesù Cristo. Nella descrizione che l’Apostolo fa del suo incontro con Cristo [Fil 3.7-14], questa è il primo aspetto che mette in risalto: "Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Gesù Cristo, mio Signore".

La seconda dimensione è la dimensione liturgica. La conoscenza della persona di Cristo e della sua opera non è fine a se stessa. Essa conduce l’iniziato al vero e proprio incontro "di persona a persona". E questo accade nei Sacramenti. E’ attraverso il Sacramento che l’iniziato può vivere in senso interamente vero l’esperienza dell’incontro con Cristo.

La terza dimensione è la dimensione etica. L’ingresso di Cristo nella propria vita opera una trasformazione della propria esistenza. Questo equivale a dire: nel modo di esercitare la propria libertà. E’ un vivere nell’appartenenza a Cristo; è un vivere in Cristo; è un vivere come Cristo.

Voglio concludere con un testo mirabile di S. Tommaso:

"La salvezza dell’uomo consiste nella conoscenza della verità, perché l’intelligenza umana non sia oscurata dai diversi errori; nell’orientarci verso il fine giusto, perché volendo conseguire beni falsi, non raggiunga la vera felicità; nel compimento della giuste opere, perché non sia deturpato dai vizi".

[Compendio di Teologia, Cap.1: proemio; ed. Marietti, 1].

Ritroviamo, come vedete, le tre dimensioni essenziali dell’attività con cui l’uomo viene guidato alla salvezza: la conoscenza della verità, la celebrazione liturgica, l’esercizio delle virtù.

Alcuni corollari conclusivi sono ora da richiamare per avere un’intelligenza esatta dell’azione mistagogica.

Le tre dimensioni essenziali trovano la loro unità nella persona di Gesù Cristo. Fuori di questo riferimento, esse cambiano di senso: la conoscenza della verità finisce col diventare l’apprendimento di una dottrina insegnata da un maestro del passato; la liturgia una celebrazione puramente umana; la morale un noioso richiamo ad impegni spesso ingiustificabili ed impraticabili.

Le tre dimensioni, avendo un unico punto di unificazione, sono anche correlate fra loro, secondo l’ordine con cui le abbiamo presentate.

2. Gli "attori" dell’iniziazione o mistagoghi

Da quanto abbiamo detto risulta evidente che molti sono coloro che cooperano all’iniziazione cristiana di una persona: sono i genitori credenti in primo luogo; sono i sacerdoti e il vescovo; sono i catechisti; sono gli educatori. Noi ora vogliamo riflettere sulla catechesi, non in generale, ma in quanto momento dell’iniziazione. Perché, vedete, non ogni catechesi è momento di iniziazione. Questa ha un termine: essa corrisponde ai tre sacramenti dell’iniziazione. Diciamo: il tempo della scuola d’obbligo. E’ durante questo periodo infatti che la persona riceve i sacramenti della iniziazione cristiana.

Iniziamo col collocare la catechesi all’interno dell’IC. Qualcuno potrebbe subito collocarla dentro alla prima dimensione ed ivi rinchiuderla. In realtà questa collocazione non è esatta.

La catechesi "attraversa" tutte e tre le dimensioni [insegna cioè ciò che dobbiamo credere; insegna la dottrina dei sacramenti e della preghiera; insegna la dottrina etica cristiana], ma con una precisa connotazione. In termini più … filosofici: la "materia" o "oggetto materiale della catechesi comprende tutte e tre le dimensioni, ma da una precisa "prospettiva" o "oggetto formale". E’ allora importante che sappiamo bene quale è questa prospettiva. E’ la prospettiva veritativa. La domanda a cui la catechesi deve sempre in ultima analisi rispondere è la domanda: "che/ che cosa è?".

Ciò non significa che dobbiamo ridurre il rapporto catechetico a "domanda-risposta". Significa che l’atto catechetico è comunicazione della verità rivelata. La modalità della comunicazione è un problema distinto, e di importanza straordinaria.

Ciò non significa che dobbiamo ridurre il rapporto catechetico ad "istruzione insegnamento religioso". Significa che l’atto catechetico deve sempre essere consapevole chela verità comunicata riguarda una Persona; tende all’incontro con questa Persona, affinché la libertà sia governata nel suo esercizio dalla sua Presenza.

Così collocata la catechesi implica una cooperazione con altre figure, oltre quella del catechista: i genitori in primo luogo, il sacerdote ovviamente, altre eventuali figure di educatori [penso per es. ACR o altre figure].

Per quanto riguarda i genitori, non possiamo rassegnarci alla loro attuale latitanza: è necessario che ci siano incontri non solo nell’anno o in prossimità della celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione.

Per quanto riguarda i sacerdoti sono essi i responsabili del processo di iniziazione cristiana. E’ dunque necessaria la loro presenza continua: anche in alcuni gesti rituali che scandiscano il cammino, come vedremo.

Per quanto riguarda altre figure di educatori, questi non possono ignorare il cammino di iniziazione che il bambino/il ragazzo sta percorrendo, proponendo altri cammini formativi che non si integrino con quello.

3. Alcuni orientamenti pratici

Il cammino dell’IC deve cominciare possibilmente col primo anno di scuola elementare. E pertanto nel primo e secondo anno di scuola elementare non deve essere amministrato nessun sacramento. Durante questo due anni, il bambino dovrà essere introdotto dentro all’universo cristiano. Esso è costituito da segni; dalla preghiera; dalle persone. I segni fondamentali sono i sette sacramenti, il tempio, la croce, il tempo liturgico. La preghiera: è la prima educazione al colloquio con la SS. Trinità. Va accuratamente insegnato e spiegato il segno sella Croce, il Credo Apostolico, il Padre Nostro, l’Ave Maria: si potrebbe terminare il primo anno con la "consegna del segno della Croce". Le persone che abitano l’universo cristiano: Gesù il Cristo col Padre e lo Spirito Santo, Maria Ss., l’Angelo custode, i Santi, i genitori, il Vescovo e i sacerdoti. Gradualmente si faccia la prima catechesi essenziale sopra di esse. Nel corso del secondo anno si potrebbe celebrare il rito della "consegna del Padre Nostro" ed alla , del "Simbolo Apostolico".

Nel terzo anno della scuola elementare si celebra il sacramento della Confessione; nel quarto anno il Sacramento dell’Eucarestia. Non si devono celebrare nello stesso anno i due sacramenti.

La presenza dei genitori è, come ho detto, necessaria nei momenti fondamentali dell’iniziazione cristiana. Tre ipotesi possibili.

La prima: i genitori sono disponibili a guidare loro stessi il cammino dell’IC. Concretamente, ad essere loro stessi i catechisti delle prime due classi. Darò indicazioni pratiche precise su questo nell’incontro coi sacerdoti. Indicazioni che devono tenere conto di due esigenze teologiche: i genitori cristiani sono i primi educatori nella fede; esiste una responsabilità del pastore nell’iniziazione cristiana.

La seconda: i genitori non sono in grado e/o non sono disponibili a guidare l’iniziazione dei rispettivi figli. E’ ovvio che in questo caso, il "peso" è completamente sulle spalle dei catechisti e del sacerdote. Tuttavia dal momento che si tratta di genitori non contrari né indifferenti, è necessario che ci siano incontri con loro nei momenti decisivi dell’iniziazione cristiana: all’inizio del cammino [= dell’anno di catechesi]; prima di ciascuno dei tre riti di consegna [del Segno della Croce, del Padre Nostro, del Credo]; alla fine di ogni anno di catechesi.

La terza: i genitori sono totalmente indifferenti al cammino di catechesi, però affidano comunque i loro figli alla Chiesa. I bambini hanno diritto alla stessa cura da parte della Chiesa medesima: probabilmente instaurando nella comunità cristiana alcune celebrazioni pubbliche [le tre consegne di cui sopra], è possibile avere un incontro con questi genitori in occasione di queste celebrazioni.

Conclusione

E’ un momento decisivo quello che stiamo vivendo. La consapevolezza che il fondamento e la radice della vita cristiana è [la comunicazione del]la fede, che oggi accade in un contesto ampiamente post-cristiano, deve renderci attenti in primo luogo al cammino della iniziazione cristiana.

Abbiamo riflettuto sull’iniziazione cristiana dei bambini. Termino con un testo del Catechismo della Chiesa Cattolica: "Per la stessa natura il Battesimo dei bambini richiede un catecumenato post-battesimale. Non si tratta soltanto di una istruzione posteriore al Battesimo, ma del necessario sviluppo della grazia battesimale nella crescita della persona" [n° 1231].